
L’imprenditore edile, ancora segnato dalle ferite riportate nel disastro, è arrivato alla caserma dei Carabinieri di Tremestieri per essere interrogato. Avrebbe dovuto eseguire i lavori di adeguamento del piano terra destinato al supermercato di Alessandro Panarello

«Ero casualmente lì». Pochissime parole, pronunciate prima di entrare nella caserma dei Carabinieri di Messina Sud, a Tremestieri, dove Pasquale D’Alì è stato convocato per essere ascoltato dai magistrati che coordinano l’inchiesta sul crollo della palazzina di Pistunina.
L’imprenditore edile si è presentato, accompagnato dal suo legale avvocato Antonello Scordo, con sul volto gli evidenti segni di quanto accaduto quel drammatico giovedì pomeriggio. D’Alì, infatti, si trovava all’interno dell’edificio poco prima del collasso definitivo ed era riuscito a mettersi in salvo, riportando però ferite che avevano reso necessario il ricovero e un intervento chirurgico al Policlinico di Messina.
Dopo le dimissioni dall’ospedale, gli inquirenti hanno potuto procedere al suo interrogatorio. D’Alì è uno dei tre indagati nell’inchiesta e, secondo quanto finora ricostruito, sarebbe stato incaricato di effettuare alcuni lavori di adeguamento al piano terra della palazzina, destinato a ospitare il futuro supermercato riconducibile all’imprenditore Alessandro Panarello, anche lui coinvolto nell’indagine.

Sia D’Alì sia Panarello si trovavano nell’immobile nel pomeriggio del crollo e sarebbero riusciti ad allontanarsi prima che la struttura cedesse completamente. La presenza dell’imprenditore edile sul posto rende la sua testimonianza particolarmente rilevante: oltre a chiarire il motivo per cui si trovasse nell’edificio, i magistrati intendono ricostruire le condizioni della palazzina nelle ore precedenti al disastro, la natura dei lavori eventualmente in corso e ciò che sarebbe accaduto immediatamente prima del cedimento.
Le sue prime parole, «ero casualmente lì», dovranno quindi essere approfondite e confrontate con gli incarichi ricevuti, la documentazione acquisita, le testimonianze e gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura.
Il quadro delle posizioni dei tre indagati resta, al momento, frammentato: c’è chi ha scelto di non fornire dichiarazioni pubbliche né di rispondere in sede di interrogatorio, chi si è proclamato estraneo ai fatti e chi sostiene di essersi trovato sul posto soltanto casualmente.
Versioni differenti che gli inquirenti dovranno verificare a fronte di contestazioni gravissime, tra cui le ipotesi di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Saranno le indagini, gli esami tecnici e il confronto tra le dichiarazioni raccolte a stabilire eventuali responsabilità nella tragedia di Pistunina.
Nel frattempo a poche centinaia di metri dalla Caserma i Vigili del Fuoco ed i volontari continuano a prestare il loro eroico servizio di ricerca degli ultimi due dispersi, nonostante il bollino rosso per emergenza caldo che grava oggi con afa e vento sulla città di Messina.









