Di fronte all’ennesima, assurda tragedia, le lacrime non bastano. E il silenzio non serve. Serve il rispetto, certo, e un dolore da spartire. Ma tacere, no.
I sedici anni di Giulia sono rimasti sull’asfalto, cancellati da uno schianto che si poteva, e si doveva, evitare. È l’incoscienza che uccide: quella leggerezza vuota che dimentica come ogni nostro gesto abbia un conto da pagare. Conseguenze da cui, a volte, non c’è ritorno. E questa volta non c’è stato.
Abbiamo già letto lo strazio di suo padre. E abbiamo letto la lettera commovente di una ragazza che, per combinazione del destino, si chiama anche lei Giulia, e che le ha stretto la mano fino all’ultimo respiro. Questa seconda Giulia, che non è fuggita e non si è voltata dall’altra parte di fronte ai resti di una devastante stupidaggine, consegna ai suoi coetanei una lezione immensa. Parole che tutti dovrebbero leggere. Fino all’ultima riga.
Le riproponiamo integralmente anche noi. Perché prima dei sindaci, prima delle pattuglie di polizia e delle regole scritte, deve venire la coscienza. Deve esserci la consapevolezza profonda che l’incoscienza, oggi, è un vizio tragico che non nessuno può permettersi.
“A te. Non ci conoscevamo. Non so quale fosse il tuo sogno più grande, cosa stessi studiando, quale canzone ascoltassi in macchina o quale fosse il tuo posto preferito nel mondo. So solo che avevi la mia stessa età. E il mio stesso nome. Fino a poche ore fa stavi vivendo una serata qualunque con le tue amiche. Una serata che speravamo sarebbe finita con un sorriso, con un “ci vediamo domani”, con un abbraccio prima di tornare a casa. Invece il destino ha deciso diversamente. Quando ti ho vista a terra, il tempo si è fermato. C’erano tante persone intorno a te, ma quasi nessuno trovava il coraggio di avvicinarsi. Io non potevo lasciarti lì, da sola. Mi sono inginocchiata accanto a te, ti ho preso la mano e l’ho stretta con tutta la forza che avevo. Ti parlavo, anche se non sapevo se riuscissi a sentirmi. Dentro di me pregavo, con gli occhi pieni di lacrime, chiedendo a Dio di non portarti via. Per un momento mi sembrava che tu fossi ancora lì con me. Sentivo la tua mano rispondere alla mia e continuavo a ripeterti che non eri sola. Poi, lentamente, ho sentito quella mano lasciarsi andare, e tutto ciò che avevo attorno a me di colpo svanì, le macchine che passavano, i pianti, le urla… tutto questo divenne un sottofondo che non riuscivo più a sentire. È una sensazione che porterò dentro per tutta la vita. Non dimenticherò mai il tuo volto, quel silenzio, quando arrivò tuo padre. Correndo verso di noi con gli occhi pieni di disperazione. Mi ha stretto forte le mani e, con una voce che non smetterò mai di sentire nella mia testa, mi ha chiesto: “È ancora qui con noi?” In quel momento mi si è spezzato il cuore. Non riuscivo a parlare. Ho solo abbassato lo sguardo verso di te, mentre le lacrime scendevano senza riuscire a fermarsi. Non esistono parole per descrivere il dolore di un padre davanti a sua figlia. Ho capito che alcune immagini non ti abbandonano più. Voglio parlare a tutti voi che state leggendo. La vita è terribilmente fragile. Usciamo di casa convinti che torneremo poche ore dopo. Salutiamo i nostri genitori, i nostri amici, le persone che amiamo, pensando che ci sarà sempre un domani. Ma a volte un domani non arriva. Gli incidenti stradali non sono numeri da leggere in un titolo di giornale. Sono ragazzi e ragazze che avevano ancora tutta la vita davanti. Sono famiglie distrutte in pochi secondi. Sono amici che aspettano un messaggio che non arriverà mai. Sono padri che corrono disperati chiedendo se la loro bambina sia ancora viva. Basta una distrazione, un secondo, uno sguardo al telefono, Qualche chilometro orario in più, E una vita può spezzarsi per sempre. Vi chiedo una sola cosa, Guidate con prudenza. Rallentate. Rispettate ogni persona che incontrate sulla strada, perché dietro ogni volto c’è una famiglia che aspetta qualcuno a casa. E se un giorno vi troverete davanti a una persona che sta lottando tra la vita e la morte, non voltatevi dall’altra parte, Forse non potrete salvarla, Ma potrete fare una cosa immensamente importante: farle sentire che non è sola. Io non sono riuscita a cambiare quello che è successo. Ma spero che, almeno per quei minuti in cui ho stretto la tua mano, tu abbia sentito che accanto a te c’era qualcuno che non ti avrebbe mai lasciata sola. Riposa in pace, piccola. Da oggi porterò il tuo ricordo nel cuore, anche se ci siamo incontrate solo per un istante. Perché certe persone, pur entrando nella nostra vita per pochi minuti, ci cambiano per sempre”.




