2 views 4 min 0 Comment

Strade e sicurezza, l’allarme di Aricò: «Il 95% degli incidenti mortali causato da imperizia e smartphone. Ma in Sicilia colmiamo un gap di 50 anni»

- 27/06/2026
Assessore regione Sicilia Aricò

«Il 95% degli incidenti mortali è causato dall’imperizia». È un dato che suona come una sentenza, quello pronunciato dall’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Aricò, durante il panel sulla guida sicura e responsabile promosso da Thinkingreen a Taormina. Un’occasione per fare il punto su un’emergenza sociale, in un territorio che sconta ritardi storici ma che prova a invertire la rotta: «In Sicilia stiamo recuperando un gap infrastrutturale di almeno cinquant’anni», ha sottolineato l’esponente della giunta.

Il dito è puntato soprattutto contro le pessime abitudini al volante. «Non se ne parla mai abbastanza», avverte Aricò, accogliendo con favore la presenza degli studenti dell’Università di Messina, bacino fondamentale per diffondere una nuova educazione viaria. Il nemico numero uno della concentrazione, oggi, si chiama smartphone: «Chi guida spesso non solo usa il cellulare senza auricolari, ma fa anche videochiamate e messaggistica istantanea. Dobbiamo impedirlo e smuovere le coscienze, perché l’unico numero che dobbiamo conoscere per il tasso di mortalità su strada deve essere lo zero».

I dati nazionali: vittime in calo, ma l’Europa è lontana

A tracciare i contorni del fenomeno ci pensano i numeri della recente elaborazione Istat su dati Aci. Le cifre, ancora provvisorie, relative al primo semestre del 2025 offrono uno spiraglio di ottimismo: in Italia si sono registrate 1.310 vittime, segnando un -7% rispetto al 2024 e un ben più marcato -15% nel confronto con il 2019. Quest’ultimo anno rappresenta uno spartiacque fondamentale, essendo il parametro di riferimento precedente al lancio del piano europeo di prevenzione, che ha inserito la riduzione dei morti su strada tra le priorità assolute del continente.

Nonostante la flessione, il nostro Paese resta ancora distante dai target di sicurezza imposti da Bruxelles. Nel panorama nazionale, le autostrade si confermano il nastro d’asfalto più sicuro (solo l’8,6% degli incidenti gravi), mentre le vere insidie si nascondono nel traffico di tutti i giorni: il 73% dei sinistri mortali avviene sulle strade urbane e poco meno del 17% su quelle extraurbane.

L’anomalia siciliana: la vera emergenza è fuori città

Scendendo nel dettaglio regionale, l’Isola restituisce una fotografia con dinamiche differenti. Tra gennaio e giugno 2025, la Sicilia ha contato 145 scontri mortali, pesando per l’11% sul bilancio tragico nazionale.

Rispetto al resto del Paese, cambia la geografia del rischio. Se in ambito nazionale la città è una trappola, nell’Isola la percentuale degli incidenti urbani scende al 61%. Il vero allarme si sposta sulle arterie di collegamento: il tasso di incidenti sulle strade extraurbane sfiora il 29% (contro il 17% italiano), evidenziando le criticità di una viabilità provinciale e statale su cui si sta tentando di intervenire. Stabile, e in linea con il trend nazionale, il dato sulle autostrade siciliane, che registrano circa il 10% degli episodi.

Una mappa del rischio complessa che richiede una sinergia totale tra istituzioni, forze dell’ordine e gestori della rete. All’incontro di Taormina, moderato dal giornalista Mauro Romano, hanno infatti portato il loro contributo anche l’ispettore Filippo La Rosa (in rappresentanza del dirigente della Polizia Stradale di Messina, Antonio Capodicasa), i vertici del Consorzio Autostrade Siciliane con il presidente Filippo Nasca e il direttore generale Calogero Franco Fazio, insieme a Silvio Giosuele Canalella, Capo Struttura Territoriale Calabria per ANAS. Tutti concordi su un unico imperativo: cantieri e nuove infrastrutture sono vitali, ma senza una reale rivoluzione culturale di chi si mette alla guida, la “quota zero” resterà solo un’utopia.