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Inchiesta Nemo Sud, scagionati manager e politici: archiviato il filone sui vertici regionali e sanitari

- 17/06/2026

Il gip chiude il capitolo sull’accreditamento del centro clinico del Policlinico. Prosegue invece il procedimento per i professori Vita e Fontana: fissata a luglio la prossima udienza.

Si chiude definitivamente il filone politico e amministrativo dell’inchiesta sul centro Nemo Sud, la struttura specializzata in malattie rare che operava in convenzione con la fondazione Aurora Onlus all’interno del Policlinico di Messina. Il Giudice per le indagini preliminari, Ornella Pastore, ha infatti firmato il decreto di archiviazione per tutti gli esponenti istituzionali e i manager sanitari finiti nel mirino della magistratura.

Escono totalmente di scena l’ex assessore regionale alla Sanità Giovanna Volo e i vertici, passati e presenti, dell’azienda ospedaliera e della fondazione: l’ex direttore amministrativo del Policlinico Giuseppe Laganga Senzio, l’ex commissario straordinario Giuseppe Pecoraro, l’ex direttrice sanitaria Paolina Reitano, l’attuale direttore generale Marco Restuccia e l’ex presidente della fondazione Aurora Onlus, Mario Giovanni Melazzini. Gli avvisi di garanzia spiccati nei mesi scorsi dalla Procura messinese hanno assolto alla loro funzione tecnica: permettere agli indagati di chiarire, supportati dalle piene garanzie difensive, i dubbi sollevati dagli inquirenti in merito alle procedure per l’accreditamento regionale della struttura. Le spiegazioni fornite hanno portato alla definitiva archiviazione delle posizioni.

A giudizio l’ala medica

La macchina giudiziaria non si ferma, invece, per chi ha gestito operativamente l’ente. Il vaglio del giudice andrà avanti per l’ex direttore del centro clinico, il professor Giuseppe Vita, e per il professor Alberto Fontana. Per i due docenti, difesi dagli avvocati Bonaventura Candido ed Elena Montalbano, resta in piedi l’ipotesi di reato circoscritta a un singolo e specifico episodio di corruzione.

Nel procedimento risulta citata in giudizio anche la stessa Aurora Onlus. Il prossimo snodo processuale è già fissato in calendario: l’udienza si terrà l’8 luglio davanti al Gup Salvatore Pugliese.

Dalle indagini alle piazze: la genesi del caso

L’architettura dell’impianto accusatorio, coordinata dal pm Piero Vinci e dal vice procuratore aggiunto Rosa Raffa, era stata messa in moto nel 2019 in seguito a una denuncia presentata dal professor Dattola. I fari degli investigatori si erano concentrati fin da subito sulla legittimità dell’accreditamento della struttura e sui meccanismi della convenzione stipulata tra l’ospedale universitario e la fondazione privata.

L’inchiesta era deflagrata pubblicamente nel maggio del 2024, scandita da clamorosi provvedimenti di interdizione e sequestri preventivi. Un quadro cautelare che, tuttavia, si è progressivamente alleggerito sotto i colpi della difesa: già dopo i primi interrogatori le misure interdittive erano state revocate, mentre a ottobre è scattato il dissequestro di beni e capitali. Una vicenda complessa non solo nelle aule di tribunale, ma anche sul fronte sociale, culminata con le forti proteste in piazza di pazienti e sigle sindacali, schieratisi a difesa del diritto alle cure nel momento in cui la convenzione venne rescissa.