Messina è 99esima su 107 province nell’indice 2026 della qualità della vita dei giovani. Messina arretra dove dovrebbe costruire futuro. È il fallimento silenzioso di una città che perde popolazione, energie e credibilità mentre continua a produrre narrazioni autocelebrative.
Messina è di nuovo in coda. Non ultima, ma quasi. E la differenza, in questo caso, consola poco. La classifica 2026 del Sole 24 Ore sulla qualità della vita per fasce d’età colloca la provincia messinese al 99esimo posto su 107 nell’indice dedicato ai giovani tra i 15 e i 35 anni. Il punteggio è 385,9. Davanti, di un soffio, Caltanissetta con 386,1. Dietro Siracusa, Reggio Calabria, Catania, Foggia, Napoli, Barletta-Andria-Trani, Sud Sardegna e Taranto, ultima con 292,9 punti. In testa c’è Bolzano con 634,3 punti, seguita da Trento e Gorizia.
Quella del Sole 24 Ore è una classifica provinciale, non esclusivamente comunale. Il dato riguarda quindi l’intero territorio della Città metropolitana di Messina. Ma il capoluogo resta il baricentro amministrativo, universitario, sanitario, infrastrutturale ed economico. Quando la provincia affonda, Messina non può chiamarsi fuori.
L’indice non nasce da una sensazione. È costruito su 20 indicatori, ciascuno pesato allo stesso modo. Per ogni parametro vengono assegnati mille punti alla provincia migliore e zero alla peggiore; il risultato finale è la media dei punteggi ottenuti nei diversi indicatori. Il Sole 24 Ore precisa anche che eventuali dati mancanti vengono ricostruiti sulla base di medie nazionali o province limitrofe.
Il quadro messinese è pesante perché non è isolato. Nella classifica dedicata ai bambini, Messina è 98esima con 327 punti. Nella graduatoria degli anziani è 97esima con 317,7 punti. Significa che il territorio sta nella parte bassa per tutte e tre le generazioni misurate: infanzia, giovani, anziani.
Il dato sui giovani è quello politicamente più grave. Perché fotografa una città che continua a raccontarsi come ponte, porta, snodo, capitale naturale dello Stretto, ma che nei numeri appare incapace di offrire prospettive stabili. Lavoro fragile, servizi insufficienti, opportunità ridotte, spazi sociali deboli, mobilità complicata, attrattività bassa. È la miscela che spinge molti ragazzi a partire per studiare, lavorare e costruire altrove ciò che qui resta spesso promessa.
Dentro gli indicatori ci sono anche segnali meno negativi: Messina compare tra le prime province per presenza di pediatri, con 3,81 professionisti ogni mille residenti tra 0 e 14 anni, e risulta ottava per quota di amministratori comunali under 40. Ma sono eccezioni, non una strategia. Non bastano alcune fiammate a compensare un sistema che complessivamente scivola.
Anzi, alcune voci raccontano bene il malessere. Nella graduatoria sulla soddisfazione per il proprio lavoro tra gli occupati 20-34 anni, Messina è 106esima con un valore di 7,21, peggio fa solo Taranto. È un dato che va letto oltre la cifra: dove anche chi lavora è insoddisfatto, il problema non è soltanto trovare un’occupazione, ma la qualità di quella occupazione. Salari, stabilità, crescita professionale, ambiente produttivo. Tutto pesa.
Una rigenerazione urbana fittizia, una innovazione che non c’è, con insussistente attrazione dei giovani, senza grandi opere né rilancio. Le classifiche restituiscono un’altra immagine: un territorio che fatica a trasformare gli annunci in condizioni reali di vita. E tanta rassegnazione
Il Nord occupa i primi posti perché combina servizi, lavoro, istruzione, mobilità, reti sociali e capacità amministrativa. Messina, invece, continua a pagare ritardi strutturali. La città parla da anni di rigenerazione urbana, innovazione, attrazione dei giovani, grandi opere e rilancio. Ma le classifiche restituiscono un’altra immagine: un territorio che fatica a trasformare gli annunci in condizioni reali di vita.
Il punto non è fare l’ennesima graduatoria da social. Il punto è capire perché una provincia con università, porto, posizione strategica, patrimonio ambientale e centralità nello Stretto finisca stabilmente nel fondo delle classifiche. Non basta più dire che è colpa del Sud, della distanza, della storia o della mancanza di risorse. Altre province meridionali, pur tra mille difficoltà, riescono almeno in alcuni ambiti a non precipitare così in basso.
Messina arretra dove dovrebbe costruire futuro. Per i bambini non garantisce un contesto competitivo. Per i giovani non offre abbastanza opportunità. Per gli anziani non assicura una qualità della vita adeguata. È il fallimento silenzioso di una città che perde popolazione, energie e credibilità mentre continua a produrre narrazioni autocelebrative.
La classifica del Sole 24 Ore non è una sentenza definitiva. Ma è un avviso. E gli avvisi, quando si ripetono, diventano responsabilità. Messina non è condannata dalla geografia. È frenata da scelte deboli, ritardi amministrativi, servizi discontinui, occasioni sprecate e da una politica che troppo spesso misura il successo sulla comunicazione, non sui risultati.
Per i giovani messinesi il dato è drammatico: vivere qui, secondo gli indicatori del Sole 24 Ore, significa partire quasi ultimi. E una città che non riesce a essere vivibile per i suoi giovani non sta solo perdendo una classifica. Sta perdendo il proprio domani.
giube




