12
Giugno

VIDEO – Zecche, topi e mucche tra le case assegnate alle famiglie in emergenza abitativa: il grido da San Giovannello

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A Contrada Piano Stella, civico 4, venti nuclei familiari denunciano condizioni igienico-sanitarie allarmanti. Lo Iacp ha disposto un sopralluogo tecnico, ma per l’Istituto eventuali bonifiche non rientrerebbero tra le proprie competenze. I residenti: “Siamo abbandonati”

Ci sono famiglie che hanno ricevuto una casa perché erano in emergenza abitativa. E oggi, dentro quelle stesse abitazioni, si ritrovano a vivere un’altra emergenza. Più silenziosa. Più sporca. Più umiliante.

Accade a Messina, in contrada Piano Stella, civico 4, zona San Giovannello, San Filippo. Sono alloggi assegnati dalla Messina Social City per il tramite dello Iacp, abitati da numerosi nuclei familiari, molti dei quali con bambini piccoli. Case che avrebbero dovuto rappresentare una risposta alla fragilità sociale. Un approdo. Una tutela minima. Invece, secondo quanto denunciano gli abitanti, si sono trasformate in un luogo di paura quotidiana.

Il quadro descritto dai residenti è pesantissimo: appartamenti infestati dalle zecche dei piccioni, topi che scorazzano liberi nelle aree comuni e riescono ad arrampicarsi fino ai balconi, mucche che girano indisturbate negli spazi esterni. In mezzo, i bambini. Che non possono giocare fuori. Che vengono tenuti in casa dai genitori per paura di morsi, infezioni, incidenti.

A rendere ancora più grave la situazione c’è il problema dei rifiuti. Per circa venti famiglie, denunciano i residenti, ci sarebbero soltanto due carrellati per l’immondizia. Una dotazione ritenuta insufficiente, che rischia di aggravare il degrado e di alimentare la presenza di roditori e altri problemi igienico-sanitari.

Il risultato è un cortile diventato zona proibita. Non un luogo di socialità, non uno spazio per i bambini, ma un’area da evitare. Tra animali incustoditi, topi e parassiti.

La gestione del condominio sarebbe affidata a Giusi Donato, incaricata dall’Istituto autonomo case popolari. È a lei, secondo quanto ricostruito, che i residenti avrebbero inizialmente inoltrato la segnalazione. Da qui sarebbe partita la trafila amministrativa. Ma proprio sulla risposta istituzionale si apre il nodo più delicato.

Secondo quanto riferito dagli abitanti, dall’Iacp sarebbe arrivata una prima indicazione: l’intervento non rientrerebbe tra le competenze dirette dell’Istituto. La documentazione sarebbe stata quindi trasmessa all’Asp per le valutazioni sanitarie del caso. Un passaggio che, però, per le famiglie non basta. Perché mentre gli uffici si scambiano carte, loro continuano a vivere negli appartamenti.

Nel frattempo, lo stesso Iacp ha comunque disposto un sopralluogo tramite una ditta specializzata. I tecnici hanno effettuato un controllo e redatto una relazione. Gli esiti, secondo quanto riportato, non avrebbero accertato in maniera conclamata una presenza diffusa di infestazioni. Allo stesso tempo, però, non sarebbe stata esclusa del tutto la possibilità del fenomeno, anche alla luce delle caratteristiche dell’area circostante.

È qui che la distanza tra residenti e tecnici diventa evidente.

Alcuni condomini sostengono che la presenza delle zecche sia persistente da tempo. C’è chi parla di un problema risalente addirittura alla fase di costruzione dell’edificio. Una ricostruzione che, però, secondo gli accertamenti svolti, non avrebbe trovato elementi sufficienti per essere confermata in modo tecnico e documentale.

L’Iacp, sulla base della relazione acquisita, insiste che eventuali interventi di bonifica non rientrino tra le proprie competenze e debbano essere eseguiti dai condomini stessi. Una posizione che fa esplodere la rabbia delle famiglie. Perché qui non si parla di un normale condominio privato, ma di alloggi assegnati a nuclei in emergenza abitativa. Famiglie fragili, spesso senza strumenti economici immediati per sostenere interventi straordinari di disinfestazione e bonifica.

A parlare è una delle mamme che vive negli alloggi. Le sue parole raccontano meglio di qualsiasi formula burocratica il livello di esasperazione raggiunto.

Una zecca l’ho trovata io nella mia camera da letto, strapiena di sangue. Siamo tutti spaventati a morte e nessuno ci vuole aiutare. L’infestazione ha preso piede in tutti gli appartamenti e non ci vogliono tutelare. Prego il Signore che non abbia morso i miei figli. Gli effetti non si vedono in maniera immediata, possono manifestarsi anche dopo trenta o quaranta giorni e può anche portare allo shock anafilattico. Siamo in una situazione disastrosa e ci stanno abbandonando a noi stessi”.

Parole dure. Parole di paura. Parole che chiamano in causa chi ha il dovere di verificare, intervenire e chiarire.

Non si tratta di piccoli disservizi condominiali. Si tratta di famiglie assegnatarie di alloggi pubblici che denunciano condizioni incompatibili con una vita dignitosa. Si tratta di bambini costretti a convivere con un ambiente che i genitori percepiscono come pericoloso. Si tratta di abitazioni che, al di là della disputa sulle competenze, chiedono controlli urgenti, derattizzazione, disinfestazione, gestione corretta dei rifiuti e una verifica seria degli spazi comuni.

Contro la posizione dello IACP i residenti sostengono di non potere essere lasciati soli davanti a zecche, topi, rifiuti insufficientemente gestiti e animali vaganti. Due piani che oggi non si incontrano. Da una parte la procedura. Dall’altra la vita quotidiana.

La Messina Social City, che ha avuto un ruolo nell’assegnazione degli alloggi a famiglie fragili, non può considerare chiuso il percorso con la consegna delle chiavi. La casa non è soltanto un tetto. È sicurezza. È igiene. È tutela. Altrimenti diventa un’altra forma di abbandono.

I residenti chiedono interventi immediati. Chiedono di essere ascoltati. Chiedono che qualcuno verifichi sul posto cosa sta accadendo davvero. Chiedono che vengano rimossi i fattori di rischio e che gli spazi comuni tornino vivibili.

La domanda, adesso, è semplice: quanto ancora devono aspettare queste famiglie prima che qualcuno si assuma la responsabilità di intervenire?

Perché a San Giovannello non c’è solo un problema di zecche, topi, rifiuti o animali vaganti. C’è un problema di dignità pubblica. E quando una madre arriva a dire di sentirsi abbandonata a un destino già segnato, la burocrazia ha già fallito.