
L’ex coordinatore provinciale di Forza Italia, uscito insieme all’on. Calderone verso Futuro Nazionale di Vannacci, attacca: «Chi chiamava banda Bassotti oggi è il suo alleato. E il disertore sarebbe Calderone?». Duca smonta pezzo per pezzo la strategia politica di Cateno De Luca: «La mia è un’analisi politica, non propaganda».


Gaetano Duca, partiamo dall’accordo tra De Luca e il centrodestra. Come lo giudica?
La mia è un’analisi politica, non faccio propaganda. Ricordo che a marzo dello scorso anno Cateno De Luca lanciava il suo centro studi “Ti amo Sicilia” e dichiarava di avviare alla liquidazione Sud chiama Nord. I fatti oggi sono completamente diversi. Diceva che a Roma si fanno accordi in provetta, e poi ha prodotto proprio a Roma un aborto politico. Dice di aver stretto l’accordo con i sindaci per difendere i territori, ma intanto plaude a una legge elettorale che non ha cambiato quasi nulla: il 70-80% di senatori e deputati continuerà a essere scelto a Roma e non certo dai cittadini.
Lei parla di incoerenza. Su cosa, in concreto?
De Luca demonizzava ogni avversario come il nemico numero uno da abbattere, oggi ne fa gli elogi. Un esempio? Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, che attaccava a testa bassa e con il quale oggi va a braccetto, mentre gli agricoltori siciliani sono alla canna del gas. Ma non era lo stesso De Luca che protestava con la fascia tricolore sopra un trattore? Così la sua coerenza, tra virgolette, si riassume in un fatto politico: coloro che avversava e additava come banda Bassotti oggi sono suoi alleati, e se li è cercati lui, come ha chiarito la stessa premier Meloni nel suo intervento alla convention di De Luca.
E la sua “buona amministrazione” a Messina?
Vogliamo parlare del tram volante? Del casinò municipale? Dell’acqua H24? Di viabilità e manto stradale? Sulle strade della mia città ci si potrebbe fare motocross. Basterebbe scorrere il bilancio del Comune, con un debito conclamato tra i 400 e i 500 milioni di euro, per capire che amministrazione sia. Milioni di debiti e milioni di fondi gestiti come a nessun sindaco messinese era mai capitato: fondi Covid, fondi Pnrr, molti dei quali persi o scialacquati in piste ciclabili inutili e in parcheggi di interscambio che tali non sono. Lo slogan di De Luca e compagni è “una marcia in più”, ma io a Messina vedo solo la marcia indietro.
Cosa pensa dei suoi sondaggi?
Ne vogliamo parlare? Un per cento, uno virgola cinque, con ‘una tendenza a un 3%’ ipotetico e lontanissimo. Mi ricordo di Monza e di quello stentato 0,2%, delle Europee con la lista macedonia di De Luca, rappresentata da più di 90 simboli: un caso unico nella storia politica italiana. E ricordo una sua frase: «I medici facciano i medici, non politica». La ricordo volentieri a qualche medico che fa parte proprio della coalizione in cui sta Sud chiama Nord.
De Luca ha anche annunciato più volte la data delle elezioni.
Le sue sedute spiritiche mi sanno di cosa lugubre e folkloristica al tempo stesso, come la sfilza di date annunciate per le elezioni: non ne ha azzeccata nessuna. Piuttosto che alle sedute spiritiche, farebbe meglio a partecipare a degli esercizi spirituali.
Veniamo al passaggio dell’on. Calderone da Forza Italia a Futuro Nazionale. De Luca non ha perso tempo per attaccarlo, definendolo un disertore. Cosa risponde?
Disertore? Proprio lui, che ha tradito il suo stesso ideale iniziale, tradendo tutto e tutti.
E Forza Italia, che lei ha lasciato: cos’è oggi?
Con la morte di Berlusconi sono venuti a mancare il progetto e l’esecutore materiale di quel progetto. Non è più il partito fondato dal Cavaliere. Oggi è un partito senza idee e il tappetino di Fratelli d’Italia.

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