
Il Tribunale ribalta la prospettiva dell’accusa, che aveva chiesto tre anni di carcere per il 49enne. La difesa: «Ha dimostrato la linearità delle proprie condotte, soprattutto nei confronti dei figli».


MESSINA – Quattro anni e mezzo sotto processo con l’accusa di aver maltrattato la moglie e i due figli, all’epoca minorenni. Poi l’assoluzione piena, con la formula più netta prevista dal codice di procedura penale: «Perché il fatto non sussiste». Si è conclusa così, davanti al Tribunale di Messina, la vicenda giudiziaria di un uomo di 49 anni, rinviato a giudizio nel maggio del 2022.
La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto dalla giudice Sergi, con a latere Telaro e Impellizzeri. Una decisione arrivata al termine di un lungo dibattimento e in contrasto con le conclusioni della pubblica accusa. Il sostituto procuratore La Speme aveva infatti chiesto la condanna dell’imputato a tre anni di reclusione. Il quadro accusatorio era pesante. Secondo l’imputazione, l’uomo avrebbe sottoposto la moglie e i figli a ripetute vessazioni fisiche e psicologiche, attraverso offese, umiliazioni, comportamenti aggressivi e atteggiamenti autoritari. Venivano contestati anche episodi di danneggiamento degli arredi domestici durante scatti d’ira, in un clima familiare che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe provocato paura e ansia nella donna e nei bambini, fino al loro allontanamento dall’abitazione.
Un impianto accusatorio che non ha retto al vaglio del Tribunale. Già durante la fase cautelare era stata esclusa la gravità indiziaria ed erano emerse perplessità sull’attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa. Il processo è comunque proseguito fino alla sentenza assolutoria pronunciata oggi. A difendere il 49enne sono stati gli avvocati Antonino Cacia e Stefania Scotto, che hanno sostenuto l’insussistenza delle accuse nel corso dell’istruttoria dibattimentale. «La sentenza giunge dopo un dibattimento lungo nel quale l’uomo ha dimostrato, contrariamente alle infondate accuse della moglie, la linearità delle proprie condotte soprattutto nei confronti dei figli», ha dichiarato l’avvocato Cacia dopo la lettura del dispositivo. Il legale ha poi sollevato una questione che riguarda il clima nel quale si celebrano i processi per maltrattamenti familiari e il peso che può assumere l’attenzione dell’opinione pubblica. «Il problema in questo momento storico è affrontare questa tipologia di processi. Occorre essere fortunati nell’incontrare giudicanti che si limitino a valutare i fatti senza timore di essere giudicati a loro volta dall’opinione pubblica». Una posizione, quella del difensore, che richiama il principio della valutazione delle prove senza condizionamenti esterni. Per conoscere nel dettaglio le ragioni che hanno portato il collegio a escludere la sussistenza del reato contestato occorrerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza.


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