La Corte d’assise d’appello ha ribadito l’impianto della sentenza di primo grado. Assoluzione confermata per Mastroeni e Genovese. Per Vincenzo Miano cade l’accusa relativa all’uccisione di Aurelio Anastasi
Due ergastoli, due condanne a trent’anni e altrettante assoluzioni confermate. Con una novità: Vincenzo Miano è stato assolto, per non avere commesso il fatto, dall’accusa di avere partecipato all’omicidio di Aurelio Anastasi, ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto il 4 gennaio 1993.
È il verdetto pronunciato dalla Corte d’assise d’appello, presieduta dal giudice Bruno Sagone, al termine del processo sui tredici omicidi attribuiti a Cosa nostra barcellonese e consumati nel corso degli anni Novanta.
Una lunga scia di sangue sulla quale le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Micale hanno consentito agli investigatori e alla Direzione distrettuale antimafia di ricostruire responsabilità, mandanti ed esecutori. Delitti maturati, secondo l’impostazione accusatoria, all’interno delle rigide regole imposte dalla famiglia mafiosa barcellonese.
Molte delle vittime sarebbero state condannate a morte per avere violato gli equilibri criminali del territorio. In alcuni casi si sarebbe trattato di giovani accusati di avere commesso furti all’interno di abitazioni considerate “protette” dal gruppo mafioso. In altri, di persone che avrebbero gestito autonomamente attività di spaccio, senza chiedere il permesso agli uomini che controllavano il mercato della droga.
Alla sbarra nel giudizio di secondo grado c’erano sei imputati. Giuseppe Gullotti, conosciuto come “l’avvocaticchiu” e indicato per lungo tempo come uno dei vertici dell’organizzazione; Salvatore “Sem” Di Salvo, ritenuto il suo successore; Giuseppe Isgrò, considerato il cassiere del gruppo; Stefano Genovese; Carmelo Mastroeni, originario di Merì; e Vincenzo Miano.
La Corte ha confermato l’ergastolo per Gullotti e Di Salvo. Restano ferme anche le condanne a trent’anni inflitte a Giuseppe Isgrò e Vincenzo Miano, sebbene per quest’ultimo sia stata esclusa la responsabilità nel delitto Anastasi.
Confermate, inoltre, le assoluzioni già pronunciate in primo grado nei confronti di Carmelo Mastroeni e Stefano Genovese.
La posizione che registra il cambiamento più significativo rispetto alla precedente sentenza è dunque quella di Miano. I giudici d’appello lo hanno assolto con la formula “per non avere commesso il fatto” dal capo d’imputazione relativo all’uccisione di Aurelio Anastasi, uno dei tredici delitti confluiti nel processo.
A sostenere l’accusa davanti alla Corte sono stati il sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo e il sostituto della Direzione distrettuale antimafia Francesco Massara, applicato al procedimento.
Numeroso il collegio difensivo, composto dagli avvocati Giuseppe Lo Presti, Filippo Barbera, Diego Lanza, Tino Celi, Tommaso Calderone, Franco Bertolone, Tommaso Autru Ryolo, Giuseppe Cicciari, Gaetano Pino, Luca Cianferoni e Antonio Pirri.
La sentenza di secondo grado consolida così, nella sua struttura principale, la ricostruzione giudiziaria di una delle stagioni più sanguinose della mafia barcellonese: una sequenza di esecuzioni attraverso le quali il gruppo avrebbe imposto il proprio controllo criminale, punendo anche le violazioni considerate minori con la pena più estrema.




