
A Palazzo dei Leoni il sindaco Basile ritocca la cassa di oltre quarantatré milioni. Il rendiconto 2025, invece, lo convoca la Regione: giovedì 12 novembre, ore 15.


MESSINA – Al Comune è già arrivato, a fine ottobre, con la nomina in tasca: si chiama Angelo Sajeva ed è il commissario regionale incaricato di approvare il rendiconto 2025, quello che entro il 30 aprile qualcuno avrebbe dovuto portare in aula e invece era rimasto, come dire, in anticamera. Il sindaco Federico Basile aveva parlato di problemi tecnici e di un documento ormai pronto. Pronto, certo. Ma per la legge un rendiconto pronto e non approvato somiglia moltissimo a un rendiconto che non c’è.
Nel frattempo, dall’altra parte della città, lo stesso Basile, stavolta nei panni di sindaco metropolitano, non è rimasto con le mani in mano. Con un suo atto ha riallineato le previsioni di cassa del bilancio 2026-2028 della Città metropolitana. Le uscite previste erano 472,9 milioni di euro nel documento votato a giugno; oggi superano i 516. Più di quarantatré milioni in più, spostati con la serenità di chi sposta un vaso. L’atto spiega che le previsioni di cassa devono risultare coerenti con le effettive esigenze di riscossione e pagamento dell’ente. Una frase che nessuno può contestare, come ogni frase che non dice niente di preciso.
Siamo giusti, però. Aumentare la cassa non vuol dire aver deciso nuove spese per lo stesso importo: dentro ci sono anche i pagamenti di impegni presi negli anni passati, i cosiddetti residui passivi. L’articolo 175 del Testo unico degli enti locali permette tutto questo, a una sola condizione: che il fondo di cassa finale non sia negativo. È l’unica cosa, in tutta la faccenda, che la legge pretende sia positiva. Quale sia il nuovo fondo finale, e quali capitoli abbiano chiesto di più, per ora non è dato sapere.
Per capire da dove si parte bisogna tornare al 17 giugno. Quel giorno il Consiglio metropolitano, presieduto dal vicesindaco Flavio Santoro, approvò il bilancio con cinque voti favorevoli, il voto contrario di Felice Calabrò e le astensioni di Mario Sindoni e Libero Gioveni. Le entrate di cassa erano 614.638.598,65 euro, le uscite 472.902.593,79, il fondo finale presunto 141.736.004,86. Le previsioni di competenza erano 371.925.929,34 euro sia in entrata sia in spesa, pareggio perfetto, al centesimo, di quelli che commuovono i ragionieri. Sul tutto continuano a pesare i contributi che lo Stato chiede agli enti territoriali: 25.686.339,33 euro l’anno, fermi fino al 2027, più un taglio ulteriore da 614.122,98 euro per il triennio. Sul versante degli investimenti c’erano 12.168.852,16 euro di Pnrr per il 2026 e 148 milioni di entrate in conto capitale, quasi tutte trasferimenti pubblici, per strade provinciali, scuole, sicurezza e patrimonio.
Ed ecco il colpo di scena, che a Messina ha l’aria di un déjà-vu. Il 3 novembre il consigliere metropolitano Libero Gioveni ha denunciato che anche a Palazzo dei Leoni la Regione ha dovuto muoversi: il commissario ad acta ha convocato il Consiglio per approvare il rendiconto 2025. L’avviso è sul sito dell’ente, la seduta fissata per giovedì 12 novembre alle 15. Gioveni ha chiamato in causa Basile, contestando i ritardi e il periodo di vacanza istituzionale seguito alle sue dimissioni, poi rientrate: lasciate lì un attimo, come un cappotto all’ingresso, e riprese. Il rendiconto non è un documento d’umore. È il consuntivo: dice non come si sperava che andassero le cose, ma come sono andate. Serve a capire se i conti reggono e se le risorse diventano davvero pagamenti, lavori, servizi. Per questo la legge gli dà una scadenza, e per questo la scadenza esiste.
Il 12 novembre il Consiglio metropolitano approverà, se tutto va bene, il consuntivo di un anno chiuso da più di dieci mesi. Con oltre sei mesi di ritardo sul termine. La cassa si riallinea in un atto, in un pomeriggio. Le scadenze, a quanto pare, no: quelle restano dove sono, e le va a prendere il commissario.


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