
Stipendi delle toghe, Meloni non firma il decreto: il Consiglio di Stato potrebbe nominare un commissario. Intanto l’Istat conta 5,4 milioni di persone in povertà assoluta


Giorgia Meloni non firmerà il decreto che dovrebbe dare esecuzione alle sentenze del Consiglio di Stato sugli stipendi dei magistrati. Il provvedimento vale circa 970 milioni di euro, secondo le stime pubblicate in questi giorni. La premier lo ha detto domenica 18 ottobre in una telefonata con l’Adnkronos. Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, ha aggiunto, potrà nominare un commissario. Ha spiegato che la cifra è dieci volte quella che sta cercando per l’autotrasporto e che la sua priorità sono le fasce deboli. L’Associazione nazionale magistrati ha risposto che farà valere i propri diritti e sta valutando le vie giudiziarie.
La vicenda ha un fondamento giuridico preciso. Con la sentenza n. 6004 del 9 luglio 2025, la settima sezione del Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il metodo con cui era stato calcolato l’adeguamento triennale degli stipendi dei magistrati per il 2018-2020. I giudici hanno individuato tre problemi: l’esclusione di alcune componenti del trattamento economico dei dipendenti pubblici, la mancata considerazione di certe categorie di personale e l’uso di una media ponderata al posto della media aritmetica prevista dalla norma.
Il meccanismo è quello della legge 27 del 1981: ogni tre anni gli stipendi dei magistrati si adeguano all’andamento delle retribuzioni pubbliche, senza contrattazione. Il decreto contestato risale all’agosto 2021, governo Draghi. Ora i conti vanno rifatti, e gli effetti si estendono al triennio 2021-2023.
Il Documento programmatico di bilancio per il 2027 prevede un «Fondo sentenze» da circa 1,9 miliardi. Secondo il Sole 24 Ore, 970 milioni sarebbero destinati a circa 11 mila magistrati: oltre 70 mila euro lordi di arretrati a testa e circa 20 mila euro in più all’anno in modo strutturale.
Vanno però fatte alcune precisazioni:
- Non sono 100 mila euro l’anno per ciascuno. La cifra mette insieme arretrati di più anni e aumenti futuri, con importi diversi per anzianità e posizione.
- L’Anm le contesta: per un magistrato con vent’anni di servizio, sostiene, l’importo sarebbe inferiore a un quarto di quello riportato.
- Non si tratta di un regalo: c’è una sentenza da eseguire. Restano controversi gli importi.
Il confronto con il resto del Paese
Pochi giorni prima, il 15 ottobre, l’Istat aveva diffuso il rapporto sulla povertà: nel 2025 le famiglie in povertà assoluta sono 2,1 milioni, le persone oltre 5,4 milioni, di cui più di 1,1 milioni minori. Nel Mezzogiorno l’incidenza è del 9,6% tra le famiglie, e sale al 14,3% quando il capofamiglia è un operaio. A settembre l’inflazione è stata del 4,2%, con l’energia regolamentata a più 25,8%. Nel terzo trimestre ha pesato di più su chi spende meno: 4,4% contro 2,9%.
Sul fronte degli stipendi pubblici, i contratti non sono fermi: molti sono stati rinnovati tra il 2025 e il 2026. Ma con ritardi. Il Cnel ha calcolato un’attesa media di 31 mesi nel 2025, scesa a 18 a giugno 2026 secondo l’Istat. Per i dipendenti dei Comuni l’ipotesi di rinnovo 2025-2027 prevede in media 152 euro lordi al mese per tredici mensilità, con arretrati intorno a 1.136 euro. L’aumento annuo è dunque di meno di 2 mila euro, contro i circa 20 mila stimati per i magistrati: un rapporto di circa dieci a uno. Per dare un ordine di grandezza, 970 milioni divisi per 2,1 milioni di famiglie povere farebbero circa 462 euro a famiglia, una volta sola. È un calcolo teorico: il Fondo sentenze serve a pagare obbligazioni giuridiche, non è una cassa liberamente spendibile. La stessa manovra, inoltre, prevede circa 5 miliardi per famiglie e spesa sociale.
Che cosa succede adesso
Se la presidente del Consiglio non firma e l’Anm si rivolge ai giudici, il Consiglio di Stato può nominare un commissario ad acta che adotti il provvedimento al suo posto. La sentenza, in ogni caso, non si cancella con un rifiuto. Il governo contesta il momento e la dimensione della spesa. L’Anm ribatte che la responsabilità dell’esborso è di chi non ha pagato gli arretrati.
Restano da definire gli importi effettivi, la copertura e i tempi. Per capire quanto distino davvero le retribuzioni delle diverse categorie servirebbe confrontare i dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, prima e dopo gli adeguamenti.



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