Rinviati a giudizio anche gli ex segretari amministrativi Urzì e Zagami. Campagna sceglie il rito abbreviato. L’Ateneo sarà parte civile. Al centro dell’inchiesta diciotto progetti di ricerca e spese che la Procura ritiene gonfiate, falsificate o estranee alle attività scientifiche
MESSINA – Il “caso rimborsi” dell’Università di Messina approda al processo. L’ex rettore Salvatore Cuzzocrea è stato rinviato a giudizio insieme a Leonarda Urzì e Antonino Santino Zagami, entrambi già segretari amministrativi del Dipartimento di Scienze chimiche, biologiche, farmaceutiche e ambientali, il ChiBioFarAm. La prima udienza del dibattimento è stata fissata per il prossimo 7 ottobre davanti al Tribunale collegiale. Le contestazioni formulate dalla Procura sono, a vario titolo, quelle di peculato e falso.
Percorso processuale differente per il professor Sebastiano Campagna, direttore del ChiBioFarAm dal 2019 al 2023, che ha scelto il giudizio abbreviato. La sua posizione sarà quindi esaminata separatamente nel corso di un’udienza prevista a settembre.
La decisione è arrivata al termine dell’udienza preliminare, dopo il rigetto delle eccezioni procedurali presentate da alcune delle difese e la conferma della richiesta di rinvio a giudizio sostenuta dalla pm Roberta La Speme.
I diciotto progetti di ricerca
Il cuore dell’indagine è rappresentato dalla gestione dei rimborsi collegati a diciotto progetti di ricerca incardinati presso il Dipartimento ChiBioFarAm tra il 2019 e il 2023. Cuzzocrea ne era responsabile scientifico e, nello stesso periodo, ricopriva anche la carica di rettore dell’Ateneo.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’ex rettore avrebbe richiesto e ottenuto somme utilizzando documentazione contabile che gli investigatori considerano “alterata, gonfiata oppure non pertinente alle attività scientifiche finanziate”. Le contestazioni dovranno adesso essere dimostrate nel contraddittorio dibattimentale: il rinvio a giudizio non costituisce infatti un accertamento di responsabilità, ma stabilisce che le accuse debbano essere valutate nel corso di un processo.
La Guardia di finanza, nel corso degli accertamenti coordinati dalla Procura di Messina, ha esaminato richieste di rimborso, giustificativi di spesa e mandati di pagamento. L’inchiesta avrebbe individuato acquisti personali presentati come spese di ricerca, missioni dichiarate come istituzionali ma coincidenti, secondo gli investigatori, con la partecipazione a manifestazioni ippiche, nonché documenti e fatture sui quali sono stati svolti accertamenti anche attraverso la cooperazione giudiziaria con Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito.
Per l’accusa, Urzì, Zagami e Campagna avrebbero avuto un ruolo nelle procedure amministrative attraverso le quali venivano autorizzati ed emessi i mandati di pagamento. In particolare, ai funzionari viene contestato di avere vistato le pratiche omettendo i controlli previsti dal regolamento di amministrazione, finanza e contabilità dell’Università. Anche queste condotte restano, allo stato, ipotesi accusatorie da sottoporre al vaglio dei giudici.
I sequestri e il secondo filone
La vicenda processuale deve essere distinta dagli ulteriori accertamenti che hanno interessato l’ex rettore. Nel novembre 2025 la Guardia di finanza aveva eseguito sequestri per circa 2,5 milioni di euro: oltre 1,6 milioni erano riferiti alle presunte appropriazioni realizzate mediante i rimborsi, mentre un secondo provvedimento, per oltre 860 mila euro, riguardava beni e servizi che sarebbero stati acquistati dall’Università e destinati, secondo la Procura, a un’azienda agricola riconducibile a Cuzzocrea.
Questo secondo segmento dell’inchiesta riguarda affidamenti diretti, forniture e lavori che gli investigatori ritengono estranei alle finalità universitarie. Si tratta di un filone distinto, che non deve essere sovrapposto automaticamente al procedimento sui rimborsi giunto adesso alla fase dibattimentale. Per la vicenda degli affidamenti è infatti in corso un diverso percorso giudiziario.
L’Università parte civile
Nel processo sarà presente anche l’Università degli Studi di Messina. L’Ateneo, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato, ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile, riservandosi di domandare il risarcimento degli eventuali danni patrimoniali e d’immagine qualora le contestazioni della Procura dovessero trovare conferma.
Cuzzocrea è difeso dagli avvocati Giorgio Perroni ed Elena Florio; Urzì dall’avvocato Marco Ganci; Zagami dall’avvocato Lillo Cammaroto e Campagna dall’avvocato Alberto Gullino.
Al termine dell’udienza, l’avvocato Ganci ha rimarcato la posizione difensiva di Leonarda Urzì. Secondo il legale, l’ex segretaria amministrativa si sarebbe limitata a eseguire «ordini precisi e perentori», senza conoscere il più ampio contesto contestato dagli inquirenti. La difesa sostiene quindi che nelle condotte attribuite alla funzionaria manchi l’elemento del dolo.
Dal 7 ottobre l’impianto costruito dalla Procura e dalla Guardia di finanza dovrà confrontarsi con le tesi delle difese. Sarà il dibattimento a stabilire se i rimborsi contestati furono realmente il risultato di un sistema illecito oppure se, come sostengono gli imputati, le condotte possano trovare una diversa spiegazione amministrativa e giuridica. Fino a una sentenza definitiva, per tutti vale la presunzione di non colpevolezza.




