Nel mirino della Procura di Roma il circuito della “Scommessa Collettiva”: secondo gli inquirenti avrebbe provocato un danno vicino ai cinque milioni di euro. Contestata anche un’evasione fiscale da circa 400 mila euro. Nel 2024 il Popolo della Famiglia aveva aderito al listone “Libertà” di Cateno De Luca
Mario Adinolfi, giornalista, ex parlamentare e leader del Popolo della Famiglia, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma per le ipotesi di truffa ed evasione fiscale.
Il provvedimento cautelare è stato eseguito nella mattinata di mercoledì 8 luglio dalla Guardia di Finanza. Secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica e successivamente ripresa da diverse testate nazionali, il presunto sistema contestato dagli investigatori avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro. A questa somma si aggiungerebbero circa 400 mila euro riconducibili all’evasione fiscale contestata.
Il sistema della “Scommessa Collettiva”
Al centro dell’inchiesta c’è la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un circuito attraverso il quale sarebbero stati raccolti milioni di euro da cittadini privati, ai quali venivano prospettati rendimenti derivanti dalle scommesse sportive.
Secondo l’impostazione accusatoria, ai partecipanti sarebbero stati promessi guadagni particolarmente elevati, in alcuni casi indicati fino al 40 per cento annuo, insieme alla garanzia della restituzione del capitale versato. Per diversi aderenti, tuttavia, quelle promesse non si sarebbero tradotte nella restituzione integrale delle somme affidate al gruppo.
Le indagini avrebbero preso avvio dalle denunce presentate da alcune persone che sostengono di avere perso i propri risparmi o di avere recuperato soltanto una parte del denaro versato. La Procura avrebbe raccolto le testimonianze di una decina di partecipanti, disponendo acquisizioni documentali, accertamenti bancari e verifiche fiscali.
Il caso era già emerso pubblicamente attraverso una serie di servizi della trasmissione televisiva Le Iene, che aveva raccolto le testimonianze di alcuni aderenti alla “Scommessa Collettiva”. Adinolfi aveva respinto le contestazioni e aveva ricondotto i ritardi nei pagamenti a verifiche antiriciclaggio, procedure burocratiche e operazioni finanziarie ancora da completare.
Il percorso politico
La vicenda giudiziaria coinvolge un personaggio che negli ultimi decenni ha attraversato giornalismo, televisione e politica. Adinolfi, già deputato eletto nelle file del Partito democratico, nel 2016 ha fondato il Popolo della Famiglia, formazione politica concentrata soprattutto sui temi etici, sulla famiglia tradizionale e sull’opposizione alle legislazioni considerate espressione dei movimenti progressisti.
Il nome di Adinolfi è entrato anche nella recente politica siciliana. In occasione delle elezioni europee del giugno 2024, il Popolo della Famiglia aderì infatti a “Libertà”, il cartello elettorale promosso da Cateno De Luca e costruito riunendo sotto un unico simbolo diciassette sigle e movimenti politici.
Durante la presentazione dell’alleanza, Adinolfi affiancò De Luca annunciando la nascita di quello che definì il “vero Terzo polo” e sostenendo che il superamento della soglia elettorale del 4 per cento fosse già alla portata del listone. La formazione si presentò poi alle elezioni europee senza riuscire a superare lo sbarramento previsto per l’elezione dei parlamentari.
L’adesione del Popolo della Famiglia alla lista di De Luca costituisce naturalmente un dato esclusivamente politico e non determina alcun coinvolgimento degli altri partiti o rappresentanti della coalizione nell’indagine oggi condotta dalla magistratura romana.
Per Adinolfi si apre adesso la fase degli interrogatori e del confronto con le contestazioni formulate dalla Procura. Gli arresti domiciliari rappresentano una misura cautelare e non una sentenza definitiva: la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata nel corso del procedimento, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.





