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Fuga dalla Sicilia, l’81% dei giovani non vede un futuro. Il report: «A pesare non è solo la disoccupazione, ma il clientelismo»

- 21/06/2026

L’indagine del movimento Ora! su 1.150 under 40 fotografa una generazione disillusa. Più si studia, più si fugge. Sabato 27 la presentazione delle proposte a Catania.

Sette giovani siciliani su dieci convivono con una certezza amara: le cose, sull’Isola, non cambieranno mai. E allungando lo sguardo al prossimo decennio, la prospettiva si fa persino più cupa, con l’81% degli under 40 convinto che non ci sarà alcun miglioramento tangibile. È la fotografia di una generazione bloccata, sospesa tra la voglia di restare e la necessità di fare le valigie, quella scattata dal nuovo report del movimento politico Ora!, fondato dall’economista Michele Boldrin e dall’imprenditore Alberto Forchielli.

I dati dell’indagine, che ha coinvolto un campione di 1.150 giovani tra i 18 e i 40 anni, smontano uno dei più resistenti luoghi comuni sulla fuga di cervelli dal Mezzogiorno: non si parte solo perché manca il lavoro. Interrogati sui motivi che li spingono a cercare un futuro oltre lo Stretto, gli intervistati mettono in cima alla lista l’assenza di prospettive di carriera (53%). A seguire, il peso del merito non riconosciuto (37%) e il clientelismo (33%). Non è la povertà assoluta di occupazione a svuotare la Sicilia, insomma, ma un mercato del lavoro asfittico, incapace di premiare le competenze e ancora troppo spesso strutturato su logiche di rendita.

L’incidenza del titolo di studio su questo esodo è drammatica e certifica il malfunzionamento del sistema. L’analisi evidenzia una proporzionalità inversa tra istruzione e radicamento territoriale: più alto è il livello di studi, minore è la fiducia nel poter costruire una vita in Sicilia. Tra chi possiede la sola licenza media, il 33% dichiara di voler restare. Ma quando si passa ai possessori di master o dottorato di ricerca, la prospettiva si ribalta: c’è un 11% che vorrebbe rimanere ma sente di non averne l’opportunità, mentre il 15% sceglie fin dall’inizio, e con convinzione, di vivere altrove.

È in questo contesto che prova a inserirsi l’azione di Ora!, autodefinitosi un partito pragmatico e di “estremo centro”. Il movimento, che a livello locale conta una fortissima base di under 40 tra professionisti, studenti e start-upper, si era già fatto notare nella primavera scorsa con un flash mob a Palermo, portando in piazza cento trolley per denunciare l’esodo giovanile. «Stiamo provando a portare un approccio totalmente inedito in Sicilia – spiega Carmelo Abate, consulente marketing e membro del consiglio direttivo nazionale –. Se vogliamo costruire un futuro reale in questa terra, serve partire dai problemi profondi».

Il report, tuttavia, non si limita a certificare la rassegnazione. C’è uno zoccolo duro di giovani ottimisti: tra questi, il 55% crede ancora in una possibile inversione di tendenza. E se tre su quattro sono rassegnati allo status quo, non è per disaffezione verso la propria terra. «Il problema – sottolinea ancora Abate – non è che i giovani non amano la Sicilia. Non si sono arresi, ma nessuno ha mai dato loro un motivo reale per pensare il contrario».

Il fact-checking sulle dinamiche demografiche regionali conferma l’urgenza sollevata dall’indagine: la Sicilia perde ogni anno decine di migliaia di giovani laureati e diplomati. Un esodo che non si limita più ai soli neolaureati, ma coinvolge anche lavoratori specializzati e intere famiglie, causando non solo un impoverimento economico ma una vera e propria desertificazione del capitale umano. Per rispondere al disallineamento strutturale tra domanda e offerta di lavoro qualificato, Ora! ha elaborato cinque proposte d’urto – tra le quali spiccano il potenziamento mirato degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) nei settori chiave dell’energia e dell’agroalimentare e una severa “spending review” regionale basata sui risultati.

Tutti i numeri del dossier, le stime sul reale costo economico dell’emigrazione per le casse della Regione e le soluzioni messe a punto dal movimento saranno illustrati nel dettaglio sabato 27 giugno alle ore 11, presso il Palazzo della cultura di Catania. Un appuntamento per discutere non solo di diagnosi, ma per provare a trasformare i trolley di andata in biglietti di ritorno.