L’ex studente bocconiano non tornerà a Garlasco, ma resterà nel capoluogo lombardo. Mentre la difesa punta alla revisione del processo per l’omicidio di Chiara Poggi, si allungano i tempi dell’inchiesta bis su Andrea Sempio.
«Ho vissuto ogni giorno con il fiato sospeso, cercando di restare forte anche quando la forza sembrava non esserci più». È il racconto di una «prova durissima» quello che Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, affida alle pagine del Corriere della Sera. L’uscita dal carcere del figlio, che sabato scorso ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo la condanna a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, segna un momento di profonda rottura con il passato. «Vedere mio figlio uscire e poterlo finalmente riabbracciare è un sollievo che non riesco a descrivere a parole — confessa la donna —. Spero che da qui possa iniziare per lui un percorso nuovo, più sereno, più giusto, più umano». Ora, la richiesta della famiglia è una sola: proteggere la fragilità del momento e poter ritrovare, nel silenzio, un po’ di pace.
Lontano da Garlasco
Il primo giorno di libertà totale fuori dalle mura del carcere, Stasi lo ha trascorso a pranzo proprio con la madre. Una giornata dedicata interamente al riposo, come ha precisato la sua avvocata Giada Bocellari. Non ci sarà un ritorno a Garlasco, teatro del tragico delitto dell’agosto 2007. L’ex studente ha scelto di stabilirsi a Milano, mantenendo l’appartamento che aveva già preso in affitto durante il regime di semilibertà, quando usciva di giorno per lavorare e rientrava in cella la sera.
Oggi, il suo primo desiderio è quello di tornare a guidare la motocicletta, classico simbolo di libertà. Eppure, chi lo conosce sa che Stasi è tutt’altro che un impulsivo alla Easy Rider. Lo stesso Tribunale di Sorveglianza, nel concedere la misura alternativa, ha evidenziato la sua estrema capacità di autocontrollo, un tratto caratteriale rigoroso che spesso, in questi anni, lo ha portato a essere «malinteso».
La battaglia per la revisione
La vera partita di Stasi, tuttavia, si gioca ancora nelle aule di giustizia. Dopo aver percorso «tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza» — come riconoscono gli stessi giudici — l’obiettivo finale e più calcolato è la revisione del processo. Un’operazione giudiziaria complessa, alla quale stanno lavorando gli avvocati difensori Antonio De Rensis e Giada Bocellari.
A dare un forte impulso a questa possibilità è stato il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, che riaprendo le indagini sul delitto ha trasmesso le carte alla Procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni, per sollecitare la richiesta di revisione al Tribunale di Brescia. L’analisi del fascicolo si preannuncia come un lavoro «né facile né breve», richiedendo uno studio certosino di elementi ormai lontani nel tempo.
L’inchiesta su Sempio e il nodo della “scarpa Frau”
Parallelamente, l’attenzione della Procura pavese resta concentrata su Andrea Sempio, l’amico di Marco Poggi (fratello di Chiara), per il quale la scadenza delle indagini preliminari è stata prorogata al 28 settembre. Sempio sta attraversando una fase di forte difficoltà economica: da due mesi non percepisce lo stipendio come commesso in un negozio di telefonia. A confermarlo è stata la sua legale, Angela Taccia (che lo assiste insieme a Liborio Cataliotti), la quale ha spiegato di aver rifiutato il pagamento della parcella da parte del suo assistito, limitandosi per ora a incassare i soli rimborsi spese.
Mentre accusa e difesa nominano i propri esperti per le consulenze, la battaglia decisiva di Sempio si giocherà sui rilievi scientifici, in particolare sull’impronta di una scarpa di marca Frau rinvenuta sul luogo del delitto. I suoi legali sono pronti a chiedere al giudice una perizia super partes, convinti che la scienza, alla fine, lo scagionerà.




