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Casellanti e “creste” sui pedaggi in Sicilia: cinque sospesi per un buco da milioni di euro

- 12/06/2026

L’indagine della Procura di Termini Imerese svela il trucco sui pagamenti in contanti. L’assessore Aricò: «L’inchiesta è nata da un nostro esposto, accertamenti anche nel Messinese e nel Catanese».

Il meccanismo era tanto semplice quanto redditizio: far risultare a sistema un percorso più breve rispetto a quello effettivamente compiuto dall’automobilista. In questo modo, a fronte di un pedaggio pagato per intero e in contanti dal guidatore, nelle casse del Consorzio Autostradale Siciliano (Cas) finiva solo una parte dell’importo. Il resto spariva, intascato da chi sedeva al gabbiotto.

È con l’accusa di aver “fatto la cresta” sui pedaggi che cinque casellanti del Cas sono stati sospesi dal servizio. Il provvedimento arriva a margine di un’indagine, coordinata dalla Procura di Termini Imerese, che va avanti da oltre un anno e che ha fatto emergere un ammanco milionario ai danni delle casse del Consorzio.

Il disallineamento dei conti e l’esposto

A far scattare la scintilla che ha portato all’apertura dell’inchiesta non è stata una denuncia esterna, ma un controllo interno. Come spiegato da Alessandro Aricò, assessore regionale alle Infrastrutture, tutto è iniziato quando è stato notato un evidente disallineamento tra i volumi di traffico e i soldi che il Consorzio avrebbe dovuto effettivamente incassare.

«Sono scattati i controlli e questa volta è stata la politica ad arrivare prima e presentare l’esposto in Procura», ha sottolineato l’assessore, rivendicando la prontezza dell’intervento istituzionale. L’incrocio dei dati tra il numero dei transiti autostradali, l’ammontare teorico dei pedaggi e gli incassi reali ha confermato i sospetti, trasformandosi in una formale segnalazione all’autorità giudiziaria che oggi inizia a dare i primi risultati tangibili.

I caselli nel mirino: da Palermo allo Stretto

L’epicentro dei controlli si è concentrato inizialmente sul versante palermitano. I finanzieri e gli inquirenti hanno passato al setaccio i movimenti registrati alla barriera di Buonfornello e ai vicini caselli di Cefalù e Castelbuono, incastrando i primi responsabili.

L’inchiesta, tuttavia, non si ferma qui. Lo stesso Aricò ha infatti precisato che l’indagine è «più ampia» e sta monitorando l’intera rete di competenza del Consorzio. Le verifiche si stanno estendendo anche ai caselli delle province di Messina e Catania, per capire se il trucco del “percorso accorciato” fosse un’iniziativa isolata di pochi dipendenti infedeli o una prassi diffusa su larga scala all’interno della rete autostradale siciliana.