La denuncia del consigliere Gioveni sugli scarichi fognari in via del Carmine. La dirigenza dell’Azienda sanitaria non effettua prelievi perché la zona è interdetta, mentre l’Amam prende tempo. La protesta dei residenti: «Inquinamento sottomarino da oltre un anno»

MESSINA – Sotto osservazione il tratto di mare della zona sud di Messina. A Contesse, per la precisione in via del Carmine, a cento metri dalla spiaggia, i residenti denunciano da mesi la presenza di continui sversamenti fognari sottomarini. Una criticità ambientale evidente, riportata oggi al centro del dibattito politico dal consigliere comunale Libero Gioveni, che, approfondendo alla luce delle dichiarazioni di AMAM di fronte al video diffuso dall’esponente di Fratelli d’ItalIa, svela un paradosso tutto istituzionale: in quello specchio d’acqua i controlli non vengono effettuati semplicemente perché la balneazione è già vietata per decreto.
La conferma arriva dall’Azienda sanitaria provinciale. La dottoressa Maria Gabriella Caruso, dirigente del dipartimento Igiene e prevenzione, servizio dell’ASP di Messina incaricato di controllare anche la balneabilità delle acque, ha chiarito che l’intero litorale compreso tra il porto di Messina e lo scalo di Tremestieri è interdetto alla balneazione da un provvedimento formale. Di conseguenza, l’ente sanitario non esegue con regolarità come altrove prelievi o campionamenti in quella zona specifica. Una logica burocratica che finisce per rendere invisibile l’inquinamento reale, lasciando il territorio senza dati certi sulla gravità dello scarico.
Ma ciò che lascia molti dubbi sul campo in merito ai tempi del guasto e dei relativi interventi di riparazione, sono le dichiarazioni dell’Azienda Meridionale Acque di Messina.
L’Amam, l’azienda che gestisce la rete idrica e fognaria cittadina, avrebbe recentemente comunicato all’ASP la necessità di avviare dei lavori strutturali per sanare i danni “causati dal passaggio del ciclone Harry“. Opere che, tuttavia, al momento non sono mai iniziate.
La giustificazione legata al recente maltempo si scontra però frontalmente con le testimonianze degli abitanti della zona.
Secondo i residenti, infatti, i flussi di liquami in mare non sarebbero l’effetto di un’emergenza meteorologica degli ultimi mesi, ma proseguono in modalità sottomarina da oltre un anno.
Sullo sfondo, l’intera macchina dei controlli ambientali su scala urbana appare bloccata in uno scaricabarile istituzionale. L’ASP e l’ARPA avrebbero da tempo pianificato un piano di monitoraggio congiunto in diversi punti nevralgici della costa messinese, sia nelle aree balneabili che in quelle interdette. I tecnici, però, restano fermi: l’avvio delle ispezioni è subordinato alla disponibilità e al supporto logistico dell’Amam, che non ha ancora dato il via libera. Un’attesa che si traduce in immobilismo, mentre a cento metri dalle case di Contesse lo scarico fognario continua a fluire nell’indifferenza dei decreti.




