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Auto contro i giovani a Taormina, il gip conferma il carcere e l’accusa: «Condotta criminale, non volevano solo spaventare»

- 06/06/2026

Restano in carcere Manuel Abate e Vincenzo Patera, accusati di tentato omicidio dopo i fatti avvenuti all’alba del 2 giugno nei pressi di una discoteca. Per il giudice la ricostruzione degli indagati non regge davanti a testimonianze, video e immagini delle telecamere

TAORMINA – Non una bravata. Non una manovra fatta soltanto per intimidire. Non una fuga dettata dalla paura. Per il giudice Salvatore Pugliese, quanto accaduto all’alba del 2 giugno nei pressi di una discoteca di Taormina ha i contorni di una condotta grave, consapevole, violenta. Una macchina usata come un’arma. Lanciata tra i giovani, fatta avanzare, poi arretrare, poi spinta ancora lungo la stessa traiettoria fino a travolgere uno dei ragazzi presenti.

Per questo Manuel Abate, 25 anni, e Vincenzo Patera, 24 anni, restano in carcere. Il gip, dopo l’interrogatorio di garanzia svolto alla presenza dei difensori Salvatore Silvestro, Giovanni Caroè e Tommaso Calderone, ha convalidato il fermo disposto dal pubblico ministero Fabrizio Monaco. Confermata anche l’ipotesi di reato: tentato omicidio.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, condivisa dal giudice, tutto sarebbe avvenuto dopo una rissa nella quale uno dei due indagati sarebbe rimasto lievemente ferito. Da quel momento la vicenda avrebbe assunto una piega ancora più grave. I due sarebbero saliti in auto. Alla guida, secondo quanto emerso, ci sarebbe stato il venticinquenne. La vettura avrebbe iniziato a muoversi a zig zag lungo la strada nazionale, in mezzo alla folla. Prima in direzione Catania. Poi l’inversione. Quindi la macchina puntata verso una ragazza. Ancora una manovra, ancora una accelerazione. Infine l’impatto con un giovane, sbalzato in aria davanti al parabrezza.

Il bilancio è di due feriti. Uno ha riportato lesioni giudicate guaribili in sette giorni. L’altro avrà bisogno di almeno un mese. Per il gip, però, le conseguenze avrebbero potuto essere molto più gravi. Il fatto che non ci siano stati esiti peggiori sarebbe dovuto alla fortuna, non alla volontà degli indagati di limitarsi a spaventare i presenti.

A pesare sulla decisione del giudice sono soprattutto le testimonianze dei giovani feriti, i racconti di chi era presente e i video circolati sui social, in particolare su TikTok. Immagini che avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire la dinamica e di individuare chiaramente l’auto. Elementi che, secondo il gip, smentiscono la versione fornita dagli indagati.

Abate avrebbe ammesso parzialmente i fatti. Patera, invece, avrebbe cercato di chiamarsi fuori, sostenendo di essere fuggito a piedi dopo una presunta aggressione immotivata. Una versione che per il giudice non trova conferma. Al contrario, secondo gli accertamenti, il ventiquattrenne sarebbe stato a bordo dell’auto usata contro il gruppo di giovani.

Non solo. I due avrebbero anche mentito sulla presenza di altre persone nell’abitacolo. Agli investigatori avrebbero negato che ci fossero altri passeggeri. Ma quella dichiarazione sarebbe stata smentita sia da alcuni testimoni sia dalle immagini della telecamera del casello autostradale di Taormina, lungo la A18. La vettura, dopo i fatti, sarebbe infatti fuggita verso l’autostrada. Senza prestare soccorso ai feriti. Senza presentarsi subito alle forze dell’ordine.

Anche questo comportamento ha inciso sulla valutazione del giudice. Dopo l’investimento, i due non si sarebbero fermati. Non avrebbero aiutato i ragazzi rimasti a terra. Non si sarebbero consegnati spontaneamente. Avrebbero parlato soltanto quando la Polizia è arrivata a bussare alle loro porte.

Nell’ordinanza viene descritto anche un contesto personale ritenuto preoccupante. Il gip richiama l’assenza di un lavoro, la mancanza di un legame stabile con un nucleo familiare e il ritrovamento in auto di una modica quantità di stupefacente, ritenuta per uso personale. Elementi che, insieme alla fuga e alle versioni considerate inattendibili, restituiscono per il giudice un quadro di forte disagio e di pericolosità.

Le indagini proseguono per chiarire ogni passaggio di quella notte. Ma per il gip il punto centrale è già netto: l’auto non sarebbe stata manovrata in modo casuale. Sarebbe stata diretta contro le persone. Ed è questo il motivo per cui Abate e Patera restano in carcere con l’accusa più pesante: tentato omicidio.