8 views 4 min 0 Comment

Garlasco: ‘Nessun elemento contro l’ex pm Venditti’

- 04/06/2026

Informativa sull’ipotesi di corruzione. Legale, colmate finalmente le lacune

La possibile svolta è nelle carte arrivate sul tavolo del procuratore capo di Brescia Francesco Prete, che spiegano che non ci sarebbero elementi determinanti a sostegno dell’ipotesi di corruzione nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti nell’ambito dell’indagine sulla richiesta di archiviazione della posizione di Andrea Sempio nel procedimento del 2017 per l’omicidio di Chiara Poggi. È quanto emerge dalla doppia informativa depositata dai Carabinieri di Pavia, che riporta al centro il filone investigativo bresciano sul caso Garlasco. Nel mirino degli inquirenti era finita proprio l’archiviazione disposta nel 2017 nei confronti di Sempio, all’epoca indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. L’ex magistrato Venditti era stato coinvolto nell’inchiesta dopo il rinvenimento, durante una perquisizione nell’abitazione della famiglia Sempio, di alcuni appunti manoscritti – i cosiddetti “pizzini” – in cui compariva la frase “Venditti gip archivia per 20-30 euro”, elemento ritenuto dagli investigatori una possibile traccia di un accordo corruttivo. L’ipotesi era che Venditti potesse aver preso una mazzetta da Giuseppe Sempio, il padre di Andrea. “‘Gip Venditti archivia per 20-30 euro’ dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa, su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda” aveva fatto mettere a verbale Giuseppe Sempio lo scorso 26 settembre sentito su ordine dei pm bresciani.
 Secondo quanto riportato nell’informativa depositata in queste ore, tuttavia, non sarebbero emersi riscontri sufficienti a sostenere l’ipotesi accusatoria nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Venditti che ha sempre spiegato di aver archiviato la posizione di Sempio perché convinto della responsabilità di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.

“Forse finalmente qualcuno ha colmato delle lacune e ha compiuto quegli accertamenti che avrebbero dovuto essere disposti prima dell’invio della notizia di reato da Pavia a Brescia – commenta l’avvocato Domenico Aiello, legale di Venditti – Solo quando si è veramente sicuri che c’è stata una violazione così grave di legge da parte di un servitore dello Stato era possibile mandare un’informativa di reato a Brescia, non prima. Invece, si è proceduto a fare una perquisizione in diretta televisiva senza avere neanche individuato la figura e il nome del corruttore. Venditti ha ricevuto danni irreversibili. Sono gli stessi danni che un uomo che ha fatto una carriera immune da macchia per 42 anni servitore dello Stato si trova ad essere distrutto nella reputazione, trattato come un bandito.

Il fatto era comunque del 2017, quindi pericolo di reiterazione o pericolo di fuga non li vedevo”. I pm Donato Grego e Alessio Bernardi potrebbero ora orientarsi verso una richiesta di archiviazione della posizione di Venditti. Una decisione che avrebbe anche riflessi procedurali sull’intero fascicolo: verrebbe infatti meno il presupposto dell’articolo 11 che aveva radicato la competenza a Brescia per la presenza di magistrati del distretto milanese tra gli indagati. In tale scenario, l’inchiesta potrebbe tornare alla Procura di Pavia per competenza territoriale. L’informativa depositata oggi a Brescia aggraverebbe invece le posizioni di alcuni carabinieri coinvolti nello stesso filone d’inchiesta e sulla cui posizione ora la Procura guidata da Francesco Prete sta valutando l’ipotesi di contestare nuove accuse.

ANSA