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La fine di un equivoco: il trasformismo lampo di Sonia Alfano e il giustizialismo respinto da Azione

- 13/05/2026

Dietro la narrazione dell’ideale tradito, un mero riposizionamento politico verso la “Controcorrente” di La Vardera. Il partito siciliano fa quadrato attorno al commissario Francesco Italia, smonta la retorica del finto esodo e condanna la politica dell’insinuazione usata come clava elettorale.

Nota stampa AZIONE

Le dimissioni di Sonia Alfano da Azione e il suo rapidissimo approdo a Controcorrente chiariscono finalmente il quadro. Non era una questione di democrazia interna, ma di riposizionamento politico.

La narrazione dell’addio sofferto, dell’ideale tradito, della coerenza calpestata, regge poco davanti ai fatti. Prima le dimissioni indignate, poi l’ingresso lampo nel movimento di Ismaele La Vardera, infine la lezione pubblica impartita ad Azione e al suo leader. Una sequenza abbastanza eloquente.

Anche il tema del commissariamento è stato piegato a una lettura comoda. Francesco Italia non è certamente un nome uscito dal nulla, anzi. É una figura fondativa di Azione, amministratore da 13 anni di una città importante – prima da vicesindaco oggi al secondo mandato da sindaco, un uomo delle istituzioni dal profilo politico riconoscibile. Il problema, evidentemente, era il fatto che quella scelta non coincidesse con altre aspettative.

Quanto alla presenza di Sonia Alfano in Azione, è bene precisare che non solo non ha prodotto la crescita oggi evocata ma, al contrario, con personalismo, accentramento e una concezione proprietaria del partito ha contribuito ad allontanare iscritti, militanti, elettori, finanche il precedente segretario regionale, dimessosi dopo le continue e ripetute sovrapposizioni.
Il punto, però, è più ampio.
Controcorrente esercita una precisa idea di politica: insinuazioni, indignazione permanente, sospetto come metodo. È la politica dell’accusa a strascico: si accosta un nome, si evoca un’ombra, si produce una macchia.

Per questo respingiamo con forza ogni tentativo di trascinare Francesco Italia e Azione Sicilia dentro sospetti che non appartengono né alla nostra storia né alla nostra identità politica. Né Francesco Italia né Azione Sicilia hanno mai governato con la DC né condiviso con Totò Cuffaro militanza politica o vicinanza alcuna.
Un’accusa, non soltanto falsa e smentita dai fatti, ma usata come manganello mediatico, come marchio di infamia da imprimere sulla fronte dell’avversario. Non è una clava da agitare in campagna elettorale. Non è il lasciapassare morale di chi si autoproclama liberatore.

Azione rifiuta le zone grigie, ma rifiuta anche il giustizialismo da palcoscenico. Rifiuta il trasformismo, le liste di proscrizione, ma anche i processi pubblici. Rifiuta la vecchia politica dei pacchetti di voti, ma anche chi usa sospetto e insinuazioni come strumento di propaganda.

Precisiamo anche che in Azione non c’è alcun esodo, non è in corso alcuna disgregazione.
C’è solo la fine di un equivoco.

A Sonia Alfano auguriamo buon lavoro nel percorso scelto. Azione Sicilia continuerà senza rancore e senza nostalgia. Con chi vuole costruire una comunità politica seria. Non un palcoscenico personale.

La Vardera & Alfano
La Vardera & Alfano