Una turista argentina ricoverata a Messina e un giovane calabrese in isolamento. Da Milano a Roma, la rete della prevenzione si attiva per disinnescare il rischio di un focolaio d’importazione.

Il filo della sorveglianza epidemiologica è teso al massimo dopo che una turista argentina, atterrata a Fiumicino lo scorso 30 aprile e poi giunta in riva allo Stretto, è stata ricoverata a Messina presso il Policlinico Universitario “G. Martino”, con i sintomi severi di una polmonite. Non una polmonite qualunque, però: i medici, ricostruendo il percorso della donna proveniente da zone endemiche del Sudamerica, hanno acceso il segnale d’allarme per Hantavirus.
La notizia, confermata dal Ministero della Salute e battuta dall’Ansa, ha attivato protocolli che non lasciano spazio all’improvvisazione. I campioni biologici della donna sono stati presi in consegna dai Carabinieri dei NAS per una corsa verso l’Istituto Lazzaro Spallanzani. Lì, i virologi dovranno dare un nome e un cognome a quel malessere. Ma non è un caso isolato sotto la lente: nelle stesse ore, un venticinquenne calabrese è stato posto in isolamento fiduciario. Anche il suo sangue è ora sotto esame nella Capitale.
L’Hantavirus non è un nome nuovo per chi mastica di zoonosi, quelle malattie che compiono il salto di specie dagli animali all’uomo. Come ricordava lo scrittore Albert Camus, “il bacillo della peste non muore né scompare mai”, e così i virus silenti nelle popolazioni animali attendono solo l’occasione giusta. In questo caso, il serbatoio sono i roditori. Sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC) considerino il rischio per la popolazione generale “molto basso” in Europa, il precedente di un recente focolaio su una nave da crociera nell’Atlantico ha imposto una vigilanza ferrea.
In particolare, il timore riguarda il cosiddetto virus Andes, l’unico ceppo della famiglia Hantavirus per cui è stata documentata – seppur in casi rari e limitati a contatti stretti e prolungati – la trasmissione interumana.
Mentre Messina e la Calabria attendono i referti, il fronte si sposta a Milano. Qui le autorità sanitarie, su segnalazione del Regno Unito, hanno rintracciato un turista britannico. L’uomo è considerato un “contatto stretto”: aveva viaggiato sullo stesso volo della moglie della prima vittima sospetta di questo focolaio internazionale.
La macchina burocratica e sanitaria si è mossa con precisione: l’uomo è stato prelevato e trasferito all’Ospedale Luigi Sacco per una quarantena precauzionale, insieme a un accompagnatore. È la dimostrazione che il sistema di tracciamento, affinato durante gli anni bui della pandemia, è ora un ingranaggio oliato.
I fatti e i numeri: niente panico, ma rigore Allo stato attuale, è bene ribadirlo con la forza della cronaca, non vi è alcuna conferma di positività. Siamo nel campo della prevenzione attiva.
- 30 aprile: data di arrivo del caso sospetto in Italia.
- 11 maggio: data della circolare ministeriale che ha blindato le procedure di isolamento.
- 2: i campioni attualmente sotto analisi presso lo Spallanzani.
Il Ministero della Salute assicura “tempestività e trasparenza”. Ma la trasparenza, in questi casi, passa per il rigore scientifico: l’Hantavirus ha un periodo di incubazione che può variare dalle 2 alle 4 settimane. Questo significa che i prossimi giorni saranno cruciali per capire se l’Italia stia solo applicando, come auspicabile, un eccesso di zelo o se ci troviamo di fronte a un caso d’importazione che richiede misure più drastiche.
Il giornalismo, quello vero, non cerca il titolo ad effetto sulla “nuova pandemia”, ma sorveglia i fatti. E i fatti dicono che l’Italia ha alzato uno scudo.





