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Inquinamento dei torrenti a Messina, tutti assolti: scagionati l’ex sindaco Accorinti e i vertici Amam dell’epoca

- 12/05/2026

Si chiude con una formula assolutoria piena il capitolo giudiziario sull’inquinamento dei torrenti messinesi. Il Tribunale ha infatti scagionato l’ex primo cittadino Renato Accorinti, l’ex presidente dell’Amam Leonardo Termini e il dirigente comunale Antonio Amato, accusati di non aver impedito gli sversamenti illeciti nei corsi d’acqua cittadini. I giudici hanno accolto in toto le tesi del collegio difensivo, composto dagli avvocati Carmelo Picciotto, Giovanna Saja, Fabio Repici, Alessandra De Luca e Felice Di Bartolo.

L’ombra del 2016 e le accuse cadute

Al centro del procedimento c’era la presunta inerzia della macchina amministrativa: l’accusa contestava ai tre imputati la mancata manutenzione e l’assenza di richieste di finanziamento per i progetti di messa in sicurezza dei corsi d’acqua. Un’ipotesi investigativa deflagrata nel 2016, quando un blitz della Capitaneria di Porto aveva portato al sequestro di nove scarichi che sversavano materiale altamente inquinante direttamente nelle acque dello Stretto.

I sigilli erano scattati alla foce dei torrenti Europa, Boccetta, Portalegni, Giostra, San Licandro e Annunziata. Un’operazione che aveva coinvolto anche il torrente Bordonaro e portato al sequestro del quadro comandi del depuratore di Mili, a causa di condotte fognarie gravemente compromesse. Un quadro igienico-sanitario critico che, tuttavia, non si è tradotto in una responsabilità penale per gli ex amministratori e dirigenti.

Oltre la sentenza: il nodo della sicurezza ambientale

Se l’aula di tribunale ha sancito la caduta delle accuse, spazzando via anche lo “spettro” di una prescrizione che per i reati ambientali si rivela quasi sempre troppo breve, il tema della salvaguardia idrogeologica resta un nodo cruciale per la città.

Al di là dell’esito processuale, il lungo dibattimento lascia in eredità un patrimonio tecnico di assoluto rilievo. Le perizie e le analisi redatte dai consulenti della Procura, ormai cristallizzate nel dossier agli atti del processo, offrono una radiografia dettagliata dello stato di salute dei torrenti messinesi. Uno strumento diagnostico che adesso potrebbe rivelarsi prezioso per orientare le future scelte amministrative, trasformando i dati di un’inchiesta giudiziaria nella base di partenza per i necessari interventi di bonifica e tutela del territorio.