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Far West sulla Statale 417: corse clandestine, spari di Kalashnikov e il business delle stalle abusive

- 12/05/2026

La Squadra a Cavallo della Questura smantella i ricoveri illegali a San Cristoforo, Catania. Denunciati due uomini, sequestrati i puledri. L’ombra della criminalità organizzata dietro le sfide sui calessini.

La strada statale come un cinico ippodromo privato, l’asfalto trasformato nel palcoscenico dell’arroganza criminale. I video diffusi sui social network nelle scorse ore non lasciavano spazio all’immaginazione: una gara tra calessini lungo le curve interpoderali del Calatino, nei pressi della SS 417 Catania-Gela, in territorio di Palagonia. Intorno ai puledri lanciati al galoppo, uno sciame di scooter con le targhe accuratamente oscurate. A dettare il ritmo, non la frusta, ma il crepitio delle armi da fuoco. Pistole e persino un fucile d’assalto Kalashnikov, con i proiettili esplosi in aria per celebrare il delirio di onnipotenza di chi considera il territorio una riserva di caccia personale.

Un’ostentazione di forza che, questa volta, ha trovato una risposta istituzionale fulminea. L’indagine della Squadra a Cavallo della Questura di Catania, condotta in sinergia con i medici veterinari dell’ASP, ha tracciato in meno di ventiquattr’ore la linea invisibile che unisce le strade polverose di Palagonia al cuore di Catania. L’epicentro logistico del malaffare è stato individuato nel quartiere di San Cristoforo, tra via Alogna e via Garozzo. Un dedalo urbano che storicamente ha ospitato i retroscena di questo lucroso business, un settore che, come evidenziano i periodici rapporti “Zoomafia“, muove in Italia un giro d’affari illecito stimato in centinaia di milioni di euro annui, alimentato e sostenuto dal gioco d’azzardo clandestino.

L’irruzione della Polizia nelle stalle abusive ha rivelato la consueta, cruda realtà: animali trattati come meri strumenti di profitto, gestiti al di sotto dei radar della legalità. Il primo puledro, di appena un anno, è stato rinvenuto in un ricovero del tutto privo di autorizzazioni. Messo alle strette, il proprietario ha confessato la partecipazione dell’animale alla gara del giorno precedente. Poco distante, una seconda stalla clandestina custodiva l’altro cavallo impiegato nella competizione. Entrambi gli equini risultavano privi di microchip identificativo; una prassi consolidata, come sottolineano gli investigatori, studiata a tavolino per eludere l’anagrafe veterinaria, sfuggire ai controlli e nascondere eventuali pratiche dopanti.

Durante le operazioni, gli agenti hanno identificato e deferito alla Procura della Repubblica di Caltagirone, competente per territorio, due catanesi di 40 e 45 anni per concorso in competizione ippica non autorizzata. Uno dei due, riconosciuto dagli inquirenti per aver condotto il calesse a volto scoperto, ha ammesso le proprie responsabilità, pur tentando di smarcarsi dalle esplosioni di arma da fuoco. Una distinzione di ruoli che non ne attenua la gravità amministrativa e penale, fermo restando, come d’obbligo in uno Stato di diritto, il principio della presunzione d’innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

I due proprietari delle strutture abusive sono stati colpiti da pesanti sanzioni in via amministrativa per detenzione di animali senza autorizzazione, mancata registrazione e omissione delle visite sanitarie. I due puledri, fortunatamente trovati in buone condizioni fisiche, sono stati immediatamente identificati, posti sotto sequestro e affidati a strutture specializzate. Un intervento che ha permesso di salvarli dal circuito estenuante e mortifero delle corse clandestine e di scongiurare il macabro epilogo della macellazione illegale, destino tristemente noto per i cavalli “scartati” dal circuito agonistico fuorilegge.

L’omertà, in queste fette di territorio, si nutre esattamente della paura generata da chi spara in aria circondato da folle plaudenti. L’operazione della Questura a San Cristoforo segna un punto cruciale: non si ripristina soltanto la legalità a tutela del benessere animale, ma si ribadisce il monopolio della forza da parte dello Stato. Un argine necessario contro chi tenta di trasformare il suolo pubblico in un feudo dove le regole sono dettate dall’arroganza e dal calibro di un proiettile.