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Il parere “fantasma e la lenzuolata delle ventisei liste: Messina, nell’incertezza, si prepara al voto

- 30/04/2026
commissione elettorale

Tra il giallo delle carte regionali scomparse e l’abbuffata delle ventisei liste, trionfa l’apatia e l’ignavia: l’acqua scorre libera per come i messinesi permettano lo faccia.

Nella ridente Messina, il rito dell’estrazione per l’ordine sulle schede elettorali si è consumato nel pomeriggio di oggi con la solita solennità. La Commissione Elettorale Circondariale ha dato i numeri, e ha piazzato ai blocchi di partenza i cinque aspiranti alla poltrona di primo cittadino. In rigoroso ordine di apparizione sulla scheda troveremo: Marcello Scurria, Antonia Russo, Federico Basile, Gaetano Sciacca e Letterio Valvieri.

Un lenzuolo di ben ventisei simboli. Un esercito in cui non manca nessuno (forse qualche liocorno qua e là ci starebbe anche bene), in un affollamento che giustifica da solo l’invenzione della scheda a fisarmonica:

  1. Pd
  2. DC – Pri – Partito Animalista
  3. La politica del Fare
  4. Marcello Scurria sindaco per Messina
  5. Orgoglio messinese
  6. Lavoro e solidarietà
  7. Il futuro è adesso
  8. Sud chiama Nord
  9. De Luca sindaco di Sicilia
  10. Sviluppo sostenibile
  11. Amo Messina
  12. Basile sindaco di Messina
  13. Costa Blu
  14. Movimento 5 Stelle – Controcorrente
  15. Liberi e Forti
  16. Fratelli d’Italia
  17. Zancle
  18. Noi moderati
  19. Rinascita Messina
  20. Forza Italia
  21. Cateno per i giovani
  22. Lillo Valvieri sindaco di Messina
  23. Federico per Messina
  24. Popolari e Autonomisti – Grande Sicilia
  25. Lega
  26. Messina protagonista

In questo minestrone le quindici (quindici!) liste della corazzata di Federico Basile sono state ammesse in blocco, sì, ma con obbligo di “maquillage” ai simboli. Il motivo? Evitare la “confondibilità“. Perché in uno schieramento che piazza quindici loghi tutti simili, l’idea che l’elettore non capisca più chi o cosa stia votando è, per l’appunto, una certezza matematica.

Eppure, il vero mistero di questa tornata non è chi c’è sulla scheda, ma cosa manca clamorosamente sui tavoli della Commissione elettorale. Manca all’appello il famoso, attesissimo parere dell’ufficio legislativo della Regione Siciliana. Un documento ormai mitologico che a Messina non è mai arrivato. Un “parere presunto”, per usare le parole di Cateno De Luca? O una storia triste, l’ennesima, che a Messina solleva un dubbio gigantesco: se questo documento esiste davvero (e sulla serietà di Marcello Scurria non si discute), per quale arcano motivo non è nella disponibilità della commissione che oggi doveva decidere le sorti delle liste?

Risultato: la Commissione, lasciata al buio dalla Regione, ha potuto fare di necessità virtù, basandosi esclusivamente sui pareri che la premiata ditta Sud chiama Nord si era andata a recuperare ad aprile direttamente dai funzionari dell’Assessorato. Pareri, guarda caso, recapitati immediatamente e non vincolanti.

Al di là del solito teatrino politico, c’è un’urgenza democratica che grida vendetta. Perché questo inspiegabile, gravissimo ritardo da Palermo? Chi lo tiene nel cassetto? È chiedere troppo, per i pochi cittadini pensanti rimasti in circolazione, pretendere che le regole del gioco siano chiare e trasparenti prima di andare alle urne? Probabilmente sì, perché, ormai, chiederselo è peccare di ottimismo in un Paese allergico alle regole, oltre che, magari, “lesa maestà”.

Mentre si aspetta che qualche anima pia sblocchi le scartoffie regionali, tutto il resto è la solita, desolante acquiescenza. Un rassegnato e placido ingreggiamento collettivo verso la cabina elettorale. Con il rischio concreto di ricorsi e carte bollate che potranno solo scalfire il futuro di chi verrà eletto, dato che i tempi tecnici di queste vicende sono farraginose e incerte. Solo a Messina tutto ciò poteva accadere e perché si è semplicemente permesso che accadesse.