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Sanità siciliana, mazzette e ombre di mafia: l’inchiesta sull’Asp di Messina e la “cresta” del boss

- 25/03/2026
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Una tangente da 20 mila euro pronta per sbloccare gli accreditamenti sanitari, le pressioni ai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina e un “mediatore” d’eccezione: l’ex boss mafioso di Favara, Carmelo Vetro. Sono i contorni inquietanti dell’ultima inchiesta condotta dalla Sisco di Palermo, dalla Squadra Mobile e dalla Dia di Trapani, che getta una luce sinistra sulla gestione della sanità pubblica siciliana e sui fili invisibili che legano imprenditoria, politica e criminalità organizzata.

Al centro del fascicolo c’è il tentativo dell’imprenditore Giovanni Aveni di ottenere l’accreditamento con l’Asp di Messina per la sua “Arcobaleno Impresa Sociale” di Barcellona Pozzo di Gotto, tagliando fuori l’associazione concorrente Anfild. Per oliare gli ingranaggi della burocrazia regionale, Aveni si affida a Carmelo Vetro, figura dal passato pesante, con una lunga condanna per mafia alle spalle in quanto ex capomafia del popoloso centro agrigentino.

Il bersaglio delle attenzioni di Vetro è Salvatore Iacolino, manager di lungo corso della sanità pubblica, ex europarlamentare di Forza Italia e, all’epoca dei fatti (estate 2025), dirigente della Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Sanità. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Vetro avvia un pressing asfissiante fatto di messaggi WhatsApp e visite di persona a Palermo, cercando di far valere il peso del suo ruolo. Iacolino, dal canto suo, si difende sostenendo di aver ignorato la caratura criminale e il passato mafioso del compaesano.

Le intercettazioni delineano un quadro di continui solleciti. Iacolino interviene attivamente, contattando i vertici dell’Asp di Messina, in particolare il direttore generale Giuseppe Cuccì e il direttore amministrativo Giancarlo Niutta, chiedendo conto della situazione della Anfild e sollecitando lo sfratto della struttura dai locali di Aveni. “Se l’Asp resta inerme in questa situazione… voi potete intervenire revocando il decreto di accreditamento?” chiede Aveni in uno degli incontri all’assessorato. “Quella è l’extrema ratio… fate una lettera circostanziata” è la replica del manager.

La determinazione di Aveni a chiudere la partita è tale da spingerlo a mettere sul piatto 20 mila euro. Vetro, pur rassicurandolo che Iacolino “è uno di parola e la fa a prescindere… non si vende con noi per questa”, fiuta l’affare e decide di fare la “cresta” sulla tangente.

Il 28 ottobre 2025, dopo un incontro con Aveni allo svincolo di Buonfornello, Vetro pianifica con il fratello e il cognato di trattenere la metà del bottino. Le cimici registrano il fruscio delle banconote contate in auto: “Cinque… sei… otto… nove… quindici…”. Il problema immediato diventa nascondere i contanti in caso di perquisizioni: “Non hai le botole tu? Io ho un posto dove nascondere”, si confrontano i parenti.

Il pressing burocratico continua fino a gennaio 2026, periodo in cui Iacolino viene nominato nuovo direttore generale del Policlinico di Messina. Una nomina che inizialmente preoccupa Vetro per le sorti del decreto, ma il manager lo tranquillizza in un bar di Agrigento: “Non mi scrivere al telefono… non dovete essere impazienti… ci stiamo lavorando”, rassicurandolo anche sulla permanenza di figure amiche nella città dello Stretto.

L’epilogo, però, non segue i piani degli indagati. Carmelo Vetro è stato arrestato per corruzione in un filone d’indagine parallelo che coinvolge anche Giancarlo Teresi, dirigente regionale alle Infrastrutture. Anche Giovanni Aveni rischia ora il carcere: il Gip si è riservato la decisione dopo l’interrogatorio preventivo, mentre le carte dell’inchiesta continuano a delineare un preoccupante sistema di favori e connivenze all’ombra della sanità siciliana.

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