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Record di sfratti a Messina. L’allarme rosso l’avevamo acceso a settembre 2025

- 25/10/2026
Lo Stretto di Messina

Sfratti, morosità, pignoramenti e aste che vanno deserte: l’Unione inquilini fotografa una città in cui la casa è diventata un privilegio. Un’emergenza che non nasce oggi. Il 17 settembre 2025 la chiamavo già col suo nome: allarme rosso.

Record di sfratti a Messina. L'allarme rosso l'avevamo acceso a settembre 2025
Record di sfratti a Messina. L'allarme rosso l'avevamo acceso a settembre 2025

Il 17 settembre 2025, un mercoledì, pubblicavo un pezzo che si intitolava “Emergenza casa, Sicilia sotto assedio. A Messina è allarme rosso”. Non era un’impressione. Erano i numeri che Ance Sicilia aveva portato alla commissione speciale sulla casa del Parlamento europeo, con una regola semplice: quando la casa supera il 30% del reddito, l’emergenza è conclamata.

A Messina la soglia non era sfiorata. Era scavalcata. Per una famiglia sotto i 10.500 euro l’anno, la rata di un mutuo avrebbe assorbito circa il 45% del reddito. L’affitto, più del 40%. Quasi trentamila iscritti all’Ateneo, moltissimi fuori sede, e una singola in zona semicentrale che superava ormai stabilmente i 250-300 euro. Scrivevo di un patrimonio sfitto o degradato accanto a una domanda altissima e insoddisfatta. Di aree di sbaraccamento e di edifici abbandonati nel centro storico. Di rigenerazione urbana e social housing come unica strada, senza consumare altro suolo.

Non rivendico nessuna veggenza. I numeri hanno bisogno di qualcuno che li legga. Rivendico solo di averlo scritto, con date e percentuali, quando ancora si poteva intervenire. Ma nulla è successo se non risvegliarsi oggi tutti sudati.

I numeri, che hanno il difetto di non essere opinioni

Più di un anno dopo, i dati dell’Unione inquilini dicono che quell’allarme era fondato. Nella provincia di Messina sono stati emessi 167 provvedimenti di sfratto, sono arrivate 164 richieste di esecuzione, e 61 sfratti sono stati eseguiti con l’ausilio delle forze dell’ordine. Nel capoluogo la morosità rappresenta il 90% del totale. Quasi tutti i pignoramenti pendenti riguardano il settore residenziale, e i lotti del capoluogo valgono storicamente tra il 35% e il 45% dell’intero volume provinciale. Non è una fatalità. È una busta paga. Messina, ricorda l’Unione inquilini, sconta una condizione strutturale penalizzante: 98° posto in Italia per livello salariale, con tassi di crescita debolissimi. Poi è arrivata la fiammata inflazionistica, poi il rialzo dei tassi Bce, e le rate dei mutui variabili si sono fatte più pesanti proprio mentre il potere d’acquisto si assottigliava. Salari bassi, rate alte. Il resto è aritmetica.

E c’è il paradosso delle aste. La domanda locale è debole, la liquidità scarsa, il calo demografico costante: così moltissimi immobili pignorati restano invenduti e vanno incontro a incanti deserti, uno dopo l’altro. A ogni giro il prezzo scende. Appartamenti nei rioni di Messina e nei comuni della provincia finiscono in vendita con basi d’asta ridotte a cifre irrisorie, tra i 20.000 e i 45.000 euro. Case che qualcuno ha comprato care, e che adesso nessuno vuole nemmeno a prezzo di saldo. Tranne lo speculatore di turno che della miseria altrui fa ricchezza, la propria.

L’inquilino ideale, questo sconosciuto

Chi non compra, affitta. O ci prova. Il mercato degli affitti, segnala l’Unione inquilini, si sta chiudendo attorno alla ricerca spasmodica del cosiddetto “inquilino ideale”. Locatori e intermediari preferiscono dividere gli appartamenti per studenti o destinarli alle locazioni turistiche brevi. Il risultato: a Messina una singola stanza può arrivare a 400-500 euro al mese. Qui bisogna essere onesti con i numeri. Nel settembre 2025 scrivevo di singole in zona semicentrale oltre i 250-300 euro; oggi si parla di 400-500. La direzione è una sola, e non è quella in discesa. Tanto che l’Università ha dovuto correre ai ripari. Con il progetto “Casa UniMe” 230 studenti ricevono un contributo per le spese di locazione. Una buona notizia, e insieme una confessione: il segno, per l’Unione inquilini, che il mercato privato ha fallito. Intanto proliferano gli studentati privati “a cinque stelle”, con rette proibitive. Cinque stelle per pochi. Per tutti gli altri, il mercato che abbiamo appena descritto.

Le case che ci sono, il risanamento che non finisce

Eppure, denuncia l’Unione inquilini, un patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato esiste. Sta lì, accanto a un risanamento rimasto incompiuto. Case vuote da una parte, famiglie senza casa dall’altra. In mezzo, anni. È il punto da cui partivo il 17 settembre 2025: recuperare le aree dismesse e gli edifici abbandonati, rigenerazione urbana e social housing, senza consumare altro suolo. La proposta di Ance era un piano nazionale pluriennale da 15 miliardi di euro, tra fondi Pnrr riprogrammati, Bilancio Ue 2028-2034 e capitali privati. Scrivevo che per Messina, alla vigilia delle grandi trasformazioni legate al Ponte, non era più rinviabile. Un anno dopo, il patrimonio pubblico resta, per l’Unione inquilini, inutilizzato e il risanamento incompiuto.

Non servivano veggenti. Servivano gli indici di accessibilità, quando erano ancora soltanto indici. Adesso sono 61 sfratti eseguiti con la forza pubblica, e dietro ognuno c’è una porta, una famiglia, una serie di scatoloni dove dentro c’è tutta una vita. Non ci serve l’ennesimo allarme rosso, a noi messinesi. Ci serve qualcuno che intervenga in modo concreto.

Record di sfratti a Messina. L'allarme rosso l'avevamo acceso a settembre 2025
Record di sfratti a Messina. L'allarme rosso l'avevamo acceso a settembre 2025
Record di sfratti a Messina. L'allarme rosso l'avevamo acceso a settembre 2025

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.