


Il Tirreno meridionale continua a tremare. L’attività sismica che da giorni interessa le Isole Eolie e la costa settentrionale della Sicilia non si ferma, ma i parametri strumentali offrono un quadro rassicurante: l’energia liberata è in graduale diminuzione rispetto ai picchi dei giorni scorsi.
Tra le 21:26 di ieri e le 10:19 di questa mattina, la rete di monitoraggio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato 12 nuove scosse con una magnitudo contenuta, compresa tra 2.1 e 2.8. Una sequenza che mantiene fisiologicamente alta l’apprensione tra gli abitanti dell’arcipelago, ancora scossi dal forte evento di venerdì.
Il momento più critico di questa fase sismica si è infatti registrato alle 12:19 di venerdì, quando un terremoto di magnitudo 5.5 ha colpito a una profondità crostale stimata tra i 10 e i 15 chilometri. La scossa, avvertita distintamente non solo alle Eolie ma fino a Palermo, Catania e lungo il versante tirrenico della Calabria, aveva fatto scattare l’allerta maremoto in via precauzionale. Il Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV aveva emesso un avviso “Advisory” (allerta arancione) per possibili oscillazioni del mare inferiori a 50 centimetri, fortunatamente revocato in tempi brevi grazie alle verifiche sui mareografi di Strombolicchio e Ginostra, permettendo alla Protezione Civile di chiudere le procedure di emergenza.
Dopo quel forte evento, a cui è seguita una replica massima di magnitudo 3.5, la terra ha iniziato un progressivo assestamento, confermato anche dai dati della scorsa notte. Dal punto di vista sismotettonico, l’epicentro dello sciame è localizzato in mare aperto, circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi. L’INGV inquadra gli eventi in una dinamica ben nota: la convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica, lungo una struttura compressiva orientata lungo l’asse Nord-Sud. Gli esperti hanno infine chiarito un punto cruciale per fugare ulteriori timori, escludendo qualsiasi legame diretto tra questa sequenza sismica e il vulcano sottomarino Marsili, che dista circa 20 chilometri dall’area interessata.




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