
Confindustria Catania proclama lo stop dal 16 al 22 ottobre, poi «a oltranza» se non arriveranno risposte. Sul tavolo anche il Sea Modal Shift, non ancora pagato



I camion siciliani resteranno fermi da venerdì 16 a giovedì 22 ottobre. La decisione della sezione Trasporti di Confindustria Catania è stata «assunta all’unanimità al termine di mesi di confronto istituzionale che non hanno prodotto le risposte attese». Il cuore della protesta è «una condizione economica insostenibile», prodotta dal costo sempre più alto del gasolio e aggravata dall’aumento degli oneri del sistema Ets «a carico delle imprese dell’isola».
Il prezzo medio mensile del gasolio per autotrazione, rilevato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), è cresciuto di circa 0,35 euro al litro rispetto a febbraio, superando a settembre i 2,16. Per un solo mezzo pesante che percorra 100.000 chilometri l’anno, sottolinea l’associazione, l’aggravio supera gli 8.000 euro in otto mesi. Alla pompa i listini sono più alti: a fine settembre il self in Sicilia viaggiava intorno a 2,394 euro al litro, contro una media nazionale di 2,369.
Sulla corsa dei prezzi pesano le tensioni sulle forniture mediorientali, con il Brent salito oltre i 100 dollari il 9 settembre, e il progressivo assottigliarsi dello sconto sulle accise voluto dal governo: dai 17 centesimi al litro di metà settembre a 12,2 dal 18, fino a 6,1 dal 26 settembre al 5 ottobre, secondo i calcoli del Codacons. Un decreto del 10 settembre ha aggiunto 16 milioni di euro alle risorse per l’autotrasporto.
A questo si somma, per le sole imprese insulari, il ribaltamento sulle tariffe marittime degli oneri del sistema Ets e degli adeguamenti carburante applicati dagli armatori: «Lo stesso viaggio viene colpito due volte», ricorda Confindustria. Il nodo non è nuovo. Già nel febbraio 2025 l’associazione degli autotrasportatori siciliani guidata da Salvatore Bella denunciava il secondo aumento della tassa dalla sua istituzione e prevedeva che nel 2026 sarebbe andata a regime. A luglio, poi, uno studio commissionato dall’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale ha stimato fino a 20 milioni di euro l’anno di extra-costi sulle rotte con l’isola.
Il secondo fronte è il Sea Modal Shift, l’ex Marebonus, l’incentivo che compensa i maggiori costi del trasporto marittimo delle merci da e verso la Sicilia. La prima annualità, che doveva essere liquidata entro luglio, non è stata ancora corrisposta. Le risorse stanziate hanno coperto circa un quinto del fabbisogno dichiarato dalle imprese, riducendo il contributo unitario da 30 centesimi a poco più di 6 per veicolo-chilometro. La relazione, allegata a una lettera della presidente di Confindustria Catania, Maria Cristina Busi Ferruzzi, a Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit), indica la copertura al 22 per cento e chiede un tavolo urgente. «Gli impegni assunti nell’incontro di aprile al Mit sono rimasti disattesi», contesta Confindustria. Al tavolo del 22 aprile era stata annunciata anche la liquidazione dei pagamenti arretrati entro un mese.
«Diamo atto al governo regionale di avere stanziato risorse e di avere aperto un confronto serio – afferma Sonia Nicosia, presidente della sezione Trasporti dell’associazione – ma una parte consistente di quelle somme resta subordinata all’autorizzazione europea e, nel frattempo, le imprese pagano il gasolio ogni giorno, in anticipo e per intero». Nella relazione si dà atto dei 15 milioni stanziati dal governo Schifani per l’autotrasporto, chiedendo tempi certi sulla notifica alla Commissione europea.
Il calendario si sovrappone, ma non coincide, con quello del Comitato autotrasportatori siciliani, che il 28 settembre ha annunciato cinque giorni di stop dal 16 al 20 ottobre: senza presidi né manifestazioni, con i camion nei piazzali e i semirimorchi non ritirati dai porti. Il coordinatore Bella parla di perdite tra 700 e 900 euro al giorno per ogni camion. Intanto, sulla statale 117 bis tra Gela e Catania è segnalato un sit-in di agricoltori contro il caro gasolio.
Resta da capire cosa accadrà dopo il 20, quando terminerà lo stop del Comitato. Per quello di Confindustria la scadenza è il 22. «Restiamo disponibili al confronto fino all’ultimo minuto», assicura Nicosia. «Se arriveranno risposte concrete, siamo pronti a sospendere l’iniziativa». Ma avverte: «Se allo scadere del 22 ottobre non avremo ottenuto riscontri, il fermo proseguirà a oltranza».









