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Il caso Armao ed il potere in debito

- 11/10/2026
Il caso Armao ed il potere in debito

L’inchiesta su Armao non pone soltanto una questione penale. Ne pone una più rilevante: chi guarda le fragilità di chi decide?

Il caso Armao ed il potere in debito
Il caso Armao ed il potere in debito
Il caso Armao ed il potere in debito

Stando alle carte della squadra mobile, il professor Gaetano Armao descriveva drammaticamente la propria condizione economica, schiacciato da pignoramenti, precetti e conti da saldare per centinaia di migliaia di euro. “Sotterrato dai debiti”, come lui stesso si definiva nelle intercettazioni. Il resto è noto da giorni. Il 2 ottobre la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente della Regione, fino ad agosto presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali e fino a pochi giorni fa consulente giuridico del governatore Schifani. Con lui è indagato l’avvocato Pierluigi Matta. Per i pm, le presunte tangenti degli imprenditori sarebbero passate da consulenze fittizie fatturate dallo studio Matta, che ne avrebbe poi girato una quota in contanti ad Armao. Questa è cronaca ormai acquisita.

Armao respinge ogni addebito e parla di un’imputazione provvisoria che dimostrerà infondata. Sarà ascoltato il 13 ottobre, e solo dopo l’interrogatorio il gip deciderà sulle misure. Fino ad allora vale ciò che la Costituzione impone: nessuno è colpevole prima della sentenza.

Ma le carte descrivono anche un uomo con il fiato corto, e questo è un fatto politico a prescindere dall’esito. C’è il precetto da 543.027,41 euro notificato a settembre 2025, nato da un mutuo ipotecario da 320mila euro contratto nel 2014 con Banca Nuova dalla Marianna Immobiliare, di cui Armao era rappresentante. Secondo gli inquirenti, la società non avrebbe pagato numerose rate. Ci sono i locali di via Giusti venduti all’asta, mentre lo studio di via Noto 12 e una villetta all’Addaura risultano interessati da esecuzioni immobiliari. C’è la causa persa con l’Amat, per cui è arrivato un precetto da 50mila euro di spese legali: una vicenda nata da una parcella da oltre 1,2 milioni che Armao rivendicava per un incarico legato al tram. Ci sono, infine, le richieste dell’ex moglie, con somme già pignorate, e l’incarico affidato a Matta di trattare per lui.

Poi arrivano le parole: «Devo chiudere una cosa, mi servono contanti… entro mercoledì devo versare 120». Sono state captate il 14 settembre, quando, per gli investigatori, la rete era ormai fitta. Matta, nel frattempo, temeva di essere seguito. Aveva ragione.

Sarebbe facile liquidare tutto con la morale del povero in canna che cede alla tentazione. Armao povero non è: immobili a Palermo, Roma e Pantelleria, secondo gli atti, e un’auto d’epoca da 250mila euro che l’ex moglie ricordava e che risulterebbe intestata alla seconda moglie. Gli atti documentano l’intreccio tra difficoltà economiche e presunti pagamenti, senza stabilire che le prime siano la causa dei secondi.

La domanda vera, allora, è un’altra, ed è rivolta a chi sceglie. Chi sta sotto pignoramento, inseguito da banche, da una partecipata pubblica e da una controversia familiare, può sedere dove si decidono autorizzazioni per grandi investimenti e consigliare il presidente della Regione? Non è un reato, ma si chiama vulnerabilità. La fiducia personale non è un curriculum, e in Sicilia, dove gli incarichi fiduciari sono una moneta corrente del potere, nessuno sembra mai controllare i conti di chi decide dei conti degli altri.

L’8 ottobre, davanti a molti che si aspettavano le dimissioni, Schifani ha risposto con un disegno di legge anticorruzione. Può essere un buon inizio, se il testo avrà davvero il coraggio di toccare questo punto: chi nomina deve sapere, e dire, in che condizioni si trova la persona che nomina.

Per Armao, se le accuse reggeranno, diranno quanto costa il potere senza controlli. Se cadranno, resterà comunque la domanda sul perché nessuno, prima, avesse guardato.

GIUBE

Il caso Armao ed il potere in debito
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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.