
Si era offerto di curarle un fastidioso dolore alla spalla, trasformando però la seduta in una brutale aggressione. Ora, per il titolare di una nota palestra di Sant’Agata Militello, oggi 67enne, è arrivata la condanna in secondo grado. La Corte d’Appello di Messina ha confermato la colpevolezza dell’uomo per violenza sessuale ed esercizio abusivo della professione, rideterminando la pena — alla luce del rito abbreviato — a 2 anni e 10 mesi di reclusione, contro i 3 anni e 8 mesi inflitti in primo grado dal Tribunale di Patti. Confermate anche le statuizioni civili per la vittima, assistita dall’avvocato Ferdinando Dante, mentre la difesa dell’imputato è stata affidata all’avvocato Alessandro Pruiti Ciarello.
La vicenda risale al 2024 e aveva scosso profondamente il comprensorio tirrenico. Vittima degli abusi una giovane atleta, all’epoca ventunenne, che da mesi soffriva di un’infiammazione al braccio. Sentendola lamentarsi con il proprio preparatore, l’uomo si era proposto per un massaggio decontratturante pur non possedendo alcuna qualifica, dandole appuntamento la sera stessa nei locali della struttura.
Quello che doveva essere un semplice trattamento terapeutico si è subito trasformato in un incubo. Il 67enne l’ha fatta accomodare nello spogliatoio, chiudendo la porta a chiave, e l’ha invitata a spogliarsi per stendersi sul lettino. Dalla spalla, in pochi istanti, le mani sono scivolate dentro il reggiseno e poi fino alle parti intime. La giustificazione offerta dal finto massaggiatore era che la contrattura risiedesse proprio in quella zona, accompagnando la molestia con domande invadenti e inappropriate sulla vita sessuale della ragazza. Spaventata e in stato di choc, la giovane è riuscita ad allontanarsi, mentre l’uomo le proponeva un’altra seduta di un’ora per “sbloccare definitivamente il pube”.
Tornata a casa, la ventunenne ha trovato la forza di confidarsi con i genitori e il fidanzato. Superato il trauma iniziale, non si è chiusa nel silenzio: ha deciso di tendere una trappola all’aggressore, ripresentandosi a un secondo appuntamento con un registratore nascosto.
Quell’audio si è rivelato la prova schiacciante che ha permesso alla Polizia di Sant’Agata Militello e alla Procura di Patti di incastrare l’uomo, portando prima all’arresto ai domiciliari con braccialetto elettronico e oggi alla conferma della condanna. Un epilogo giudiziario che restituisce dignità al coraggio della ragazza, costretta persino a vedersi richiedere un pagamento di 20 euro per quel trattamento mascherato da violenza.




