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Morte di Stefano Argentino in carcere, il Quirinale alla famiglia: «Grave sconfitta dello Stato»

- 18/07/2026

Il ventisettenne aveva confessato l’omicidio di Sara Campanella ed era in attesa di processo. La comunicazione della Presidenza della Repubblica riguarda il decesso avvenuto sotto custodia, sul quale la Procura di Messina sta ancora svolgendo accertamenti

Una comunicazione del Quirinale riporta l’attenzione sulla morte nel carcere messinese di Gazzi di Stefano Argentino, il ventisettenne di Noto che aveva confessato l’omicidio di Sara Campanella, la studentessa di 22 anni uccisa a Messina il 31 marzo 2025.

Il consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari dell’amministrazione della giustizia ha risposto alla lettera inviata dalla madre del giovane, Daniela Santoro, che si era rivolta al capo dello Stato chiedendo chiarezza sulle circostanze del decesso del figlio.

Argentino venne trovato senza vita il 6 agosto 2025 all’interno del penitenziario di Gazzi, dove era detenuto in attesa del processo per il femminicidio di Sara. La prima udienza davanti alla Corte d’assise di Messina era stata fissata per il successivo 10 settembre, ma la morte dell’imputato determinò l’interruzione del procedimento. Argentino aveva ammesso davanti agli inquirenti la propria responsabilità nel delitto, pur non essendo mai intervenuta, per ragioni evidenti, una sentenza definitiva.

Le parole arrivate dal Quirinale

Nel passaggio centrale della comunicazione, la Presidenza della Repubblica richiama la funzione costituzionale e rieducativa della pena, sottolineando che il carcere non può trasformarsi in un luogo nel quale le persone più fragili vengano abbandonate alla marginalità e alla perdita di ogni speranza.

«La morte di suo figlio rappresenta, purtroppo, una grave sconfitta dello Stato», si legge nella lettera indirizzata alla famiglia.

Parole che devono essere collocate nel loro preciso ambito. La comunicazione del Quirinale non costituisce un accertamento di responsabilità penali o amministrative, né interviene sulla ricostruzione del femminicidio di Sara Campanella. Esprime piuttosto un principio generale: lo Stato, quando limita la libertà di una persona, assume anche il dovere di tutelarne la vita, la salute e l’incolumità.

La gravità del delitto contestato ad Argentino e la necessità di garantire i diritti fondamentali delle persone detenute appartengono, dunque, a piani distinti. L’uno non cancella l’altro. Sara Campanella resta la vittima di un femminicidio che ha profondamente sconvolto la comunità; allo stesso tempo, la morte di un detenuto sotto la custodia dello Stato impone verifiche rigorose sulle condizioni nelle quali il decesso è maturato.

L’inchiesta sulla morte a Gazzi

La morte di Argentino era stata inizialmente ricondotta a un gesto suicidario. Il giovane, secondo quanto emerso nei giorni successivi, aveva già manifestato intenzioni autolesionistiche durante la detenzione ed era stato sottoposto a un particolare regime di sorveglianza, successivamente revocato.

La Procura di Messina ha aperto un fascicolo per ricostruire la dinamica dell’accaduto e verificare le valutazioni sanitarie e penitenziarie che avevano portato alla modifica delle misure di controllo. Sette persone risultano coinvolte negli approfondimenti investigativi, il cui ruolo deve ancora essere valutato dall’autorità giudiziaria. L’iscrizione nel registro degli indagati, è necessario ricordarlo, rappresenta un atto di garanzia e non equivale in alcun modo all’accertamento di una responsabilità.

I familiari, assistiti dagli avvocati Stefano Andolina, Salvatore Catalfo e Giuseppe Cultrera, chiedono che venga fatta piena luce sulla permanenza di Argentino nell’istituto penitenziario, sulla gestione delle sue condizioni psicologiche e sugli eventi che precedettero il ritrovamento del corpo.

La posizione della famiglia

Per i parenti del ventisettenne, la risposta proveniente dalla Presidenza della Repubblica rafforza la richiesta di verità avanzata nei mesi scorsi. La famiglia ritiene che la morte di Argentino non debba essere archiviata nel silenzio e auspica che gli accertamenti proseguano con il massimo rigore, in modo da individuare eventuali omissioni o responsabilità.

Si tratta, allo stato, della posizione dei familiari e dei loro legali. Spetterà esclusivamente alla magistratura stabilire se, nella gestione della detenzione e della sorveglianza del giovane, siano state rispettate tutte le procedure previste o se vi siano state condotte penalmente rilevanti.

La famiglia ha inoltre rivolto un appello a detenuti, operatori o persone che possano essere a conoscenza di circostanze utili alla ricostruzione dei fatti. Per raccogliere testimonianze e segnalazioni è stato attivato l’indirizzo di posta elettronica VeritaPerStefanoArgentino@gmail.com.

Resta una vicenda composta da due tragedie diverse, che non devono essere confuse né poste sullo stesso piano: il femminicidio di Sara Campanella, la cui vita è stata spezzata a soli 22 anni, e la successiva morte in carcere del suo omicida reo confesso. Ricordare la prima non impedisce di chiedere chiarezza sulla seconda. È proprio la capacità di accertare i fatti senza reticenze, nel rispetto delle vittime e delle garanzie riconosciute a ogni persona, a misurare la credibilità dello Stato e delle sue istituzioni.