Dagli attacchi via social ai domiciliari, fino al trasferimento in cella: la dura denuncia dell’avvocato Ugo Colonna sul caso che scuote Messina.
MESSINA — Un caso giudiziario destinato a far discutere e a sollevare profondi interrogativi sui limiti della libertà di espressione e sull’applicazione delle misure cautelari in Italia. Aurelio Coppolino è stato trasferito in carcere a seguito delle denunce per stalking presentate dall’onorevole e avvocato Tommaso Calderone. Al centro della vicenda vi sono le ripetute esternazioni via social con cui Coppolino, basandosi su un’ampia documentazione, aveva espresso duri giudizi e accuse sulla figura del parlamentare.
Dopo il sequestro dei profili e dei dispositivi, e il successivo passaggio ai arresti domiciliari, la situazione è precipitata nelle ultime ore, portando all’aggravamento della misura detentiva in carcere. Una decisione che la difesa contesta apertamente, parlando di una “palese violazione dell’articolo 21 della Costituzione” e di un precedente allarmante per il diritto di critica nel nostro Paese.
Di seguito riportiamo integralmente la nota ufficiale diffusa dal legale di Coppolino (e da tratta da IMG PRESS), l’avvocato Ugo Colonna, che ricostruisce i passaggi della vicenda e le motivazioni del suo assistito.
Il comunicato integrale della difesa
CASO AURELIO COPPOLINO: NON E’ MAI SUCCESSO IN ITALIA CHE PER UN REATO DI OPINIONE, IN PALESE VIOLAZIONE DELL’ART. 21 COSTITUZIONE, UN CITTADINO VENGA RISTRETTO IN CARCERE
Messina – Nella mia qualità di difensore di fiducia del dottor Aurelio Coppolino chiedo che sia data evidenza di quanto sotto riportato sull’arresto in carcere eseguito oggi nei confronti del mio assistito.
Il dottor Coppolino è stato denunciato reiteratamente negli ultimi due mesi da parte dell’on. Avv. Tommaso Calderone in relazione alle esternazioni via social, spesso con toni di derisione o di invettiva, in cui riferiva fatti a carico di quell’onorevole e professionista. Nelle denunce Tommaso Calderone lamentava di soffrire di ansia e di doversi far accompagnare nei suoi spostamenti quotidiani a causa del timore a seguito di tali veementi attacchi, a suo dire falsi nel contenuto. Le denunce per stalking hanno avuto l’effetto desiderato: chiudere la bocca al Coppolino, a cui dapprima sono stati sequestrati i canali social ed anche i dispositivi digitali, poi è stato posto agli arresti domiciliari in quanto ha ritenuto di continuare ad esprimere il proprio pensiero con la parola secondo quanto prescrive l’art. 21 della Costituzione, che nel 1948 avrebbe posto fine alla censura di epoca fascista.
Nell’interrogatorio di garanzia svoltosi il 26.6.2026, il dottor Coppolino ha sottoposto al Pm e al Gip documenti su cui si basavano le sue denunce su Calderone, rese pubbliche sin da aprile quando si trovava a Pisa, accusato di essere uno dei soggetti che hanno consentito almeno negli ultimi 15 anni l’affermazione della mafia in Barcellona Pozzo di Gotto, quella nuova consolidatasi in aggiunta o sostituzione dei vecchi esponenti. Tutto ciò lo avrebbe reso, nell’ottica di Coppolino, immeritevole di partecipare a competizioni elettorali. In meno di 24 ore la misura dei domiciliari è stata confermata, osservando che i documenti di circa 350 pagine forniti all’A.G. sono frammentari e mancano le sentenze a carico di Calderone.
Il dottor Coppolino ha, pertanto, inteso che non vi è, da parte dell’Autorità Giudiziaria reale intenzione di acclarare la realtà oggettiva che sta dietro l’ampia documentazione fornita: annotazioni delle forze dell’ordine e denunce dei Carabinieri che non hanno avuto seguito. Inoltre il dottor Coppolino ha documentalmente rappresentato la presenza di dichiarazioni di collaboratori compiacenti finalizzate a smentire quelle accusatorie nei confronti della sua controparte. Il mio assistito, pertanto, per non farsi processare nel silenzio, si è costituito tre volte in cinque ore presso il Commissariato di Polizia, presso la Casa Circondariale e infine, presso i Carabinieri. Poco fa l’aggravamento della misura disposto dal Giudice a tutela della “vittima” Calderone con conseguente traduzione in carcere.
Spero solo che non venga vietato in carcere al Coppolino l’utilizzo della penna e della carta per continuare ad esplicitare il suo pensiero.
avvocato Ugo Colonna




