«Messina produce ricchezza ma non lavoro. Basta analisi, ora serve una strategia»
I recenti dati della Banca d’Italia e dell’Istat sull’economia e l’occupazione in Sicilia restituiscono un quadro allarmante per l’area metropolitana di Messina. La città dispone di risorse, competenze e potenziale, eppure continua a perdere lavoro, giovani e prospettive di sviluppo.
Il paradosso economico e il crollo dell’occupazione
L’analisi del tessuto economico rivela una netta contraddizione: da un lato crescono i risparmi delle famiglie (quali ci chiediamo noi, ndr.) e si consolida un polo universitario di eccellenza, dall’altro questi capitali non si traducono in investimenti produttivi o innovazione. La tendenza dominante, denuncia il sindacato, resta quella di alimentare la rendita legata al settore immobiliare.
Le ricadute sul mercato del lavoro sono pesanti. Messina registra oggi uno dei tassi di occupazione più bassi a livello nazionale, fermo al 37,9%. Alla perdita di migliaia di posti di lavoro si affianca una crescente rassegnazione, con un aumento di cittadini che rinunciano perfino a cercare un impiego. Precarietà, part-time involontario e bassi salari spingono i giovani all’emigrazione, impoverendo ulteriormente il territorio. A frenare la ripresa sono anche il rallentamento degli investimenti pubblici, la stretta sul credito alle imprese e i ritardi infrastrutturali.
L’allarme del sindacato
In questo contesto, il Pnrr ha giocato un ruolo positivo, ma finora insufficiente a garantire la svolta sperata. La Cgil auspica che le ultime risorse disponibili si trasformino in tempi brevi in opere completate, servizi efficienti e nuova occupazione stabile.
«Messina rischia di vivere una contraddizione sempre più evidente: si produce ricchezza ma non lavoro, si accumula risparmio ma gli investimenti vanno altrove, si formano competenze ma i giovani fuggono», avverte Pietro Patti, segretario generale della Cgil Messina.
La ricetta per il rilancio: infrastrutture e visione a lungo termine
Per la Cgil è finito il tempo delle analisi: occorre agire. Serve una politica industriale territoriale e un confronto costante tra istituzioni, parti sociali, Università e imprese. La città, forte del suo sistema portuale e della posizione strategica nel Mediterraneo, deve puntare su logistica, turismo, economia del mare, innovazione tecnologica, ricerca ed energie rinnovabili, rafforzando parallelamente la sanità pubblica e la mobilità.
La vera sfida, sottolinea l’organizzazione sindacale, è il cambio di paradigma culturale. Dobbiamo passare da un’economia che vive di rendite, emergenze e occasioni episodiche a un sistema che programma, investe e crea lavoro qualificato. Non basta attrarre investimenti o registrare una crescita del Pil: serve una classe dirigente capace di immaginare la Messina dei prossimi vent’anni, non solo di amministrare il presente.
«Siamo pronti a fare la nostra parte», conclude Patti, «ma chiediamo di mettere da parte gli inutili personalismi. È il momento di costruire occasioni di confronto per definire una strategia di sviluppo che rimetta al centro il lavoro, la giustizia sociale e il futuro dell’intera area metropolitana».




