La proroga con il Bambino Gesù è stata decisa al tavolo Regione–ospedale romano. De Luca era presente, ma non era il titolare della partita. Le famiglie avevano denunciato silenzi e mortificazioni. Italia Viva aveva portato il caso dentro l’ospedale e in Parlamento.
Resta da chiarire il passaggio più opaco: perché l’asse del Centro è stato spostato verso Catania e non mantenuto in capo al territorio messinese.

di GIUSEPPE BEVACQUA
Un fatto, prima della propaganda: il Centro di Cardiochirurgia Pediatrica del Mediterraneo di Taormina non è stato “salvato” dal Comune di Taormina.
L’intesa annunciata oggi, 8 giugno 2026, riguarda la prosecuzione della collaborazione tra la Regione Siciliana e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ma solo fino al 31 dicembre 2026, con possibile proroga di altri sei mesi. La proposta dovrà comunque passare dalla valutazione e condivisione del ministero della Salute.
Alla riunione odierna erano presenti il Presidente della Regione Renato Schifani, l’assessore regionale Marcello Caruso, i vertici del Bambino Gesù, il Policlinico di Catania, le Asp di Messina e Catania e anche il sindaco Cateno De Luca. Ma essere seduti al tavolo non significa aver guidato il processo.
La differenza è sostanziale. La competenza sanitaria non è del sindaco. Non lo è mai stata. La rete ospedaliera la decide la Regione, dentro un’interlocuzione con i ministeri competenti. Il Comune può sollecitare, protestare, accompagnare, intestarsi una battaglia politica. Ma non firma la rete sanitaria, non governa l’Asp, non tratta da soggetto titolare con il Bambino Gesù.
De Luca oggi rivendica di avere indicato la salvaguardia del CCPM come una priorità nel confronto con Schifani. È una rivendicazione politica. Legittima, se contenuta. Diventa forzatura quando si trasforma nel racconto di una salvezza costruita da lui. Perché la cronologia racconta altro.
Nel giugno 2025, quando i genitori dei piccoli pazienti erano in presidio davanti all’ospedale San Vincenzo, De Luca si recò al sit-in. Quella presenza, però, non è ricordata come un momento di rassicurazione. La cronaca locale racconta una contestazione da parte delle famiglie, un momento di tensione a cui seguì la dura nota del Comitato Genitori CCPM, che accusò il sindaco di avere mortificato il presidio sostenendo che non fosse utile. Ciò accadeva mentre le famiglie lamentavano di non avere ricevuto risposte da nessuno, “compreso lui”. Nella stessa nota venne definita “fuori luogo” la reazione del sindaco davanti a una madre in lacrime.
Quel passaggio pesa. Perché ridimensiona la foto di oggi.
Se il sindaco è stato realmente il motore della battaglia, perché le famiglie, nel momento più delicato, denunciavano silenzi, assenza di risposte e un atteggiamento mortificante?
Perché la mobilitazione è andata avanti soprattutto sulle spalle dei genitori, dei medici, dei comitati, delle opposizioni e di alcuni parlamentari?
Un ruolo concreto, documentato, lo ha avuto Italia Viva. Una delegazione con Dafne Musolino e Davide Faraone si recò all’ospedale San Vincenzo, visitò anche il Centro di Cardiochirurgia pediatrica e denunciò pubblicamente la necessità di dare continuità, centralità e autonomia al CCPM. Musolino parlò di un centro d’eccellenza precipitato in una temporaneità che lo aveva depotenziato, bloccando assunzioni e acquisti.
Non solo. Musolino portò il caso in Parlamento. Il 14 maggio 2026 fu presentata un’interrogazione a firma Musolino, Paita, Furlan, Renzi, Borghi, Fregolent, Scalfarotto e Sbrollini al ministro della Salute, sul futuro del Centro di cardiochirurgia pediatrica di Taormina. Già nell’ottobre 2025 la stessa senatrice aveva annunciato un’interrogazione chiedendo al ministro di fare chiarezza su dati ritenuti errati alla base del ridimensionamento del Centro.
Poi c’è il nodo più delicato: Catania.
La Regione, il 29 gennaio 2026, annunciò che la Cardiochirurgia pediatrica di Taormina sarebbe stata aggregata alla Cardiochirurgia per adulti del Policlinico universitario Rodolico-San Marco di Catania.
L’atto venne approvato dalla giunta regionale “su proposta dell’assessore alla Salute Daniela Faraoni”.
La nota regionale affermava che il governo Schifani aveva aderito alle indicazioni dei ministeri della Salute e dell’Economia e che i ministeri avevano invitato la Regione a rivalutare l’unità operativa complessa cui fare afferire il Centro, indicando Catania come più idonea rispetto al Papardo di Messina.
Questo è il punto da maneggiare con precisione. Non risulta corretto dire, in modo secco, che il trasferimento dell’asse su Catania sia stato “deciso dal ministro Schillaci”. L’atto politico-amministrativo è regionale. La proposta è dell’allora assessore Faraoni. La giunta Schifani l’ha approvata. I ministeri, secondo la versione ufficiale della Regione, avrebbero espresso indicazioni e richieste di integrazione. Ma la responsabilità dell’assetto inserito nella rete ospedaliera resta in capo alla Regione Siciliana.
C’è di più. Nell’ottobre 2025 la stessa Faraoni aveva dichiarato che, per mantenere operativa la struttura di Taormina, la Regione poteva individuarla come struttura semplice connessa alla cardiochirurgia per adulti del Papardo di Messina oppure del Policlinico di Catania. Dunque le opzioni erano due. La scelta finale di puntare su Catania è arrivata dopo.
E questa è la domanda politica vera, quella che a cui neanche il sindaco di Taormina nella sua narrazione fa alcun cenno : perché Catania? Perché non Messina? Perché un Centro che insiste fisicamente nel territorio messinese, nato e cresciuto dentro l’ospedale San Vincenzo di Taormina, deve vedere il proprio asse tecnico-organizzativo spostato verso il Policlinico etneo? La Regione ha richiamato criteri di casistica, maggiore vicinanza rispetto al Papardo e disponibilità di altre unità pediatriche. Ma resta il tema politico dello “scippo” percepito dal territorio: una competenza che viene sottratta all’orbita messinese e ricondotta a Catania, senza che sia stata chiarita fino in fondo la ragione per cui non si sia lavorato a rafforzare la filiera messinese. Su questo il sindaco di Taormina semplicemente non riferisce.




