Il “modello Naxos” su scala industriale: a Messina quindici liste farsa e un esercito di parenti prestanome. Così il sistema delle candidature “civetta” diventa un ingranaggio perfetto per blindare la corsa di Basile.


Un attacco frontale, senza sconti e privo di retorica. L’avvocato Giuseppe Valentino, professionista con quasi cinquant’anni di carriera e figura storica della sinistra (prima nel PCI e poi nel PD) a Giardini Naxos, scoperchia il vaso di Pandora di un sistema elettorale piegato alle logiche del mero calcolo numerico. Già assessore comunale a Giardini Naxos e consigliere della provincia di Messina, Valentino ha deciso di non arretrare di un millimetro, denunciando pubblicamente una vera e propria “frode” politica.
Il suo “crimine”? Aver gridato che “il re è nudo”, dichiara senza mezzi termini Valentino. Sostenitore della candidatura a sindaco di Agatino Bosco con la lista “Risveglio Civico”, Valentino è finito nel mirino del sindaco di Taormina, Cateno De Luca, diventando bersaglio di attacchi personali, insulti e contumelie. Una reazione violenta che, secondo l’avvocato, nasce proprio dalla sua volontà di smascherare un meccanismo spregiudicato orchestrato dalla coalizione avversaria.
Il “Sistema Giardini Naxos” e l’aggiramento della legge
La denuncia di Valentino è lucida e circostanziata. Nei comuni sotto i 15.000 abitanti, la legge elettorale prevede un sistema maggioritario puro: una sola lista collegata a ogni candidato sindaco. Tuttavia, secondo Valentino, la fazione legata a “Sud chiama Nord” ha aggirato questo principio cardine.
Il modus operandi esposto dall’avvocato si basa su una forzatura evidente:
- Viene presentato un candidato sindaco reale ed effettivo.
- Vengono schierate altre due liste guidate da “candidati civetta”, veri e propri prestanome.
- Questi candidati fittizi non chiedono voti per sé stessi, ma invitano gli elettori a utilizzare il voto disgiunto per convogliare i consensi verso il candidato della lista principale.
Il risultato? Il numero dei candidati schierati in campo viene triplicato, calpestando lo spirito della legge e trasformando il sistema maggioritario in una farsa proporzionale. Di fronte a questa dichiarata “palese violazione”, Valentino non si è limitato alle parole, ma ha presentato esposti formali al Prefetto, alla Regione e al Ministro dell’Interno, annunciando inoltre una querela per diffamazione aggravata contro l’autore degli insulti.
Il parallelismo con Messina: un esercito di 15 liste civetta
Se a Giardini Naxos si grida allo scandalo per due liste civetta, guardando a Messina il quadro assume proporzioni industriali. Nel capoluogo, il meccanismo denunciato da Valentino trova la sua massima e più cinica espressione: le liste civetta schierate esclusivamente per fare da traino al candidato Federico Basile sono ben 15.
Non si tratta di una mobilitazione civica, ma di un esercito elettorale ingegnerizzato a tavolino. In queste liste proliferano candidature di riempimento: figli, mariti, nipoti e parenti vari, gettati nell’arena politica senza alcuna reale prospettiva o intenzione di essere eletti. Il loro unico, inequivocabile scopo è fare da “portatori d’acqua”, raccattando i voti del nucleo familiare per riversarli, con fatica e obbedienza, nel serbatoio del candidato Basile.
È la mortificazione della rappresentanza democratica. Il parente candidato non è più un cittadino che si mette a disposizione della res publica, ma una semplice pedina sacrificabile, sfruttata per eludere le regole d’ingaggio del confronto politico.
L’atto di accusa di Giuseppe Valentino, che ha ribadito a chiare lettere di “non farsi intimidire”, non è quindi solo una questione locale di Giardini Naxos, ma uno squarcio su un modus operandi dilagante. Un sistema che preferisce le scorciatoie legali e la violenza verbale al confronto civile, trasformando le elezioni in una cinica pesca a strascico dove la dignità della politica è la prima vittima. E dove a decidere non sono più i programmi, ma il numero di “civette” disposte a prestare il proprio nome.





