I controlli serrati tra i boschi dei San Rizzo riaccendono il ricordo dell’assurdo blitz a due ruote all’interno della casa comunale: una profanazione istituzionale che la città consentì ed archiviò fin troppo in fretta.

I recenti e serrati controlli interforze per arginare il fenomeno del motocross selvaggio sui Colli San Rizzo hanno riacceso un dibattito storico in città: quello sul rispetto degli spazi di tutti. Eppure, mentre oggi si levano, giustamente, scudi a difesa del polmone verde messinese, la memoria cittadina non può fare a meno di tornare indietro a un episodio singolare che trasformò il cuore del potere amministrativo in una pista da enduro. In quell’autunno del 2019, quando l’allora sindaco Cateno De Luca decise di rendersi protagonista di una scena degna di un film d’azione di quart’ordine. Oggi la linea delle istituzioni è netta. Le forze dell’ordine presidiano i sentieri dei Colli San Rizzo, sequestrando mezzi e sanzionando chi scambia i boschi per tracciati da rally. Una misura sacrosanta per proteggere la flora, la fauna e la sicurezza degli escursionisti. L’indignazione pubblica contro chi deturpa la natura con le ruote tassellate è compatta e priva di sconti.

Il rombo nel Palazzo
Ma cosa accadde quando il rombo dei motori, anziché echeggiare tra i pini marittimi dei colli, rimbombò tra i marmi del Municipio?
In quel surreale ottobre del 2019, Cateno De Luca inforcò una moto (quando si affidò a una provvidenziale controfigura ben camuffata sotto il casco) per percorrere i corridoi e scendere le scale di Palazzo Zanca. La reazione della città fu un misto di sconcerto e macchiettistica rassegnazione. Ci fu clamore, i social si divisero tra ironia e critiche, e la vicenda arrivò persino nei salotti televisivi nazionali. Ma l’indignazione collettiva per la profanazione della casa comunale fu, a conti fatti, sorprendentemente moderata. L’episodio venne derubricato quasi subito a “folklore politico” o all’ennesima boutade di un sindaco che aveva fatto dell’eccesso la sua principale leva comunicativa. Ma eravamo solo all’inizio.
I due pesi dell’indignazione pubblica
Il parallelo, rivisto oggi alla luce delle cronache attuali rivela un ennesimo paradosso nella capitale del non sense:
- Nel bosco: Il cittadino comune che sgasa tra i sentieri diventa a ragione il nemico pubblico numero uno della tutela ambientale e del decoro.
- Nel Palazzo: Il primo cittadino che sgasava sui marmi del Municipio veniva accolto con un’alzata di spalle, come se le regole dello spazio condiviso si sospendessero magicamente al cospetto del “personaggio”.
La domanda senza risposta
Resta, intatta a distanza di anni, la vera incognita di quell’improvviso ascesso di protagonismo. Mentre le motivazioni dei motociclisti abusivi sui colli sono chiare nella loro illegalità (la ricerca di adrenalina e divertimento fuoristrada), quelle del blitz a due ruote a Palazzo Zanca sfuggono ancora alla logica.
Perché trasformare la sede del Comune in un set cinematografico? Era una mossa calcolata per fagocitare l’attenzione mediatica nazionale? Una metafora fin troppo letterale della sua “corsa” contro la burocrazia? Oppure, semplicemente, un capriccio di chi in quel momento sentiva di poter disporre del palcoscenico cittadino a proprio piacimento?
Oggi, mentre il silenzio torna faticosamente a regnare sui Colli San Rizzo grazie all’intervento delle divise, l’eco di quel motore tra le pareti istituzionali risuona ancora come un rompicapo irrisolto. E la domanda, asciutta e ostinata, rimane sempre la stessa: ma perché?





