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Liste, firme e alleanze “a targhe alterne”: l’affondo di Hyerace (Pd) contro il “ras” De Luca

- 04/05/2026
hyerace

Hyerace «De Luca dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità politica di questa forzatura». De Luca e la metafora del vegetariano

La vicenda, già di per sé al limite del grottesco, delle firme non raccolte per le liste di Sud chiama Nord si arricchisce di un nuovo, durissimo capitolo. Al centro del dibattito politico cittadino tiene banco il parere della Regione, tuttora non ostensibile, su cui oggi Cateno De Luca sembra volersi ergere a paladino della trasparenza, sebbene l’architettura politica che ha innescato il problema porti proprio la sua firma. A riportare la questione su un piano di scontro frontale è Nino Carreri che in una nota attacca frontalmente (come da strategia di sistema) Armando Hyerace segretario provinciale di Messina del Partito Democratico.

“Hyerace si dimetta. Il vero fallimento è politico, non elettorale”, scrive Carreri. Ma Hyerace replica non risparmiando stoccate al vetriolo direttamente a De Luca in risposta agli attacchi social del leader di Sud chiama Nord.

Le “farneticazioni in pigiama” e il nodo democratico

La replica del segretario dem parte dal metodo e dall’immagine, prima di affondare sui contenuti. Hyerace liquida le dirette mattutine di De Luca come le invettive di un «ras locale che, con ancora i segni del cuscino e il pigiama stropicciato, accende la webcam per fare show», sottolineando come l’attacco mosso al Partito Democratico oscilli pericolosamente tra il piano personale e il disordine politico.

Ma è sui “fatti seri” che il Pd intende ristabilire il baricentro del discorso. Secondo Hyerace, gli sproloqui e i toni intimidatori del leader di Sud chiama Nord sarebbero un maldestro tentativo di sviare dal vero problema sollevato dai dem: la tenuta democratica di un sistema in cui un singolo partito si moltiplica in quattordici liste, aggirando le regole per puro calcolo elettorale. «Dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità politica di questa forzatura», avverte il segretario, precisando che, qualora da questa “torsione” dovesse derivare un commissariamento, De Luca non potrà scaricare su altri le conseguenze di una scelta lucidamente cercata e rivendicata.

Il finto centrosinistra di De Luca e la metafora del vegetariano

Altro punto nevralgico dello scontro è il posizionamento tattico di De Luca, che recentemente si è autoproclamato alleato del centrosinistra in virtù dell’appoggio a candidati Pd o civici in un paio di comuni siciliani.

Una narrazione che Hyerace definisce senza mezzi termini «grottesca», facendo notare come, parallelamente, ad Agrigento – e con ogni probabilità in altri centri – Sud chiama Nord sostenga convintamente il centrodestra. Per smontare questa pretesa di alleanza, il segretario dem ricorre a un’immagine fulminante: «È un po’ come definirsi vegetariani perché il lunedì si mangia un’insalata, mentre dal martedì alla domenica si fa incetta di carne». Una condotta che, secondo l’esponente democratico, declassa la politica deluchiana dal “cinema e varietà” al più modesto “avanspettacolo”.

I concorsi pubblici e la richiesta di dimissioni

L’intervento del segretario provinciale affronta anche il delicato tema delle assunzioni, rispedendo al mittente l’utilizzo dei posti di lavoro come strumento di pressione: «Se chi ha bandito e gestito le assunzioni oggi le usa come arma politica, sta dicendo una cosa sola: che non crede nemmeno lui nel valore dei concorsi. Io invece sì, e per questo nessuno deve dire grazie a nessuno».

In chiusura, non manca una replica alla richiesta di dimissioni avanzata dal coordinatore cittadino di Sud chiama Nord nei confronti dello stesso Hyerace. La risposta arriva lapidaria, affidata a una citazione erasmiana che suona come una liquidazione totale dell’avversario: «Che dire… Parla, così ti vedo, basta e avanza per commentare le dichiarazioni del coordinatore cittadino di SCN, Nino Carreri». Il guanto di sfida è ufficialmente lanciato, e la campagna elettorale messinese promette di alzare ulteriormente i decibel.

1 Comment
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    ettore

    La deriva personalistica in campagna elettorale contagia tutti i followers e candidati di SCN e nasconde l’assenza di veri progetti politici. Questa ossessione personalistica che ha pervaso – e non da ora – la politica messinese non è spiegabile soltanto con un’ubriacatura da deriva populista che ha contagiato anche chi si ritiene astemio, (PROFETA!!!) né è soltanto un espediente mediatico, la cui efficacia è tutta da misurare. È invece la risultante per sottrazione dello smarrimento del senso di concretezza. Il vuoto di classe dirigente, di analisi e capacità propositiva, riduce tutto a una contesa emotiva in cui non contano i fatti, che anzi finiscono relegati su un fondale nebbioso quasi disegnato dalla matita confusa di un autore smemorato. Conta il nome e non la cosa. E così il voto è un atto, quasi di fede, un esercizio dogmatico di remissione . IL PROFETA che misurano il carisma con il metro del plauso servile cavalca l’onda. Sicuro che più si insiste sul nome, meno ci si deve impegnare sul senso delle cose. E la propaganda fa il resto, amplificando una distorsione in cui l autoproclamato leader sgomita nell’agone proiettandosi come protagonista, catapultato al centro della scena per una battuta a effetto, uno stratagemma da capocomico, una trovata triviale da avanspettacolo, una contumelia o ingiuria prima e dopo dei pasti. Si diceva del contagio. E non si spiegherebbe altrimenti la scelta di far trainare le liste da un unico capo – padrone. Il tempo della capocrazia MESSINESE. Si vanifica così lo spirito di un sistema elettorale in cui l’indicazione della preferenza affida all’elettore la scelta del proprio rappresentante. Un’elusione della norma che la dice lunga anche sul senso per le istituzioni. Compare così il generale da best seller che spara in aria corbellerie alla velocità di un M16 e poi corre a scusarsi per averla detta e fatta grossa. Nella reciprocità di (im)perdibili produzioni letterarie, il PROFETA & PUPPY, se ne vanno in giro appaiati in una campagna elettorale che è a metà tra il tour di cantanti dal successo effimero e il circuito di wrestler bolliti.
    Di qui alla fine di maggio saremo sommersi di annunci. Sulle piste ciclabili, sulle telecamere a riconoscimento facciale ad ogni dove piantate, sul lavoro e le strabilianti sorti riservateci dai fondi europei . La realtà che ostinatamente si fa largo ci ricorda che cresce un’occupazione fittizia ma senza qualità dei servizi, anzi sempre più scadenti ed onerosi per le tasche dei soliti polli, i bonus sono poco più che una promessa e i diritti delle categorie precarie e deboli ulteriormente minacciati. Quanto al salvifico apporto dei soldi da Bruxelles siamo al disastro. L’apparato burocratico è inceppato, si traccheggia spostando poste di qua e di là, le prese per i fo…… si moltiplicano. Ma, poi, basta un nome. Come musica (e il resto scompare).

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