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Sciopero dei tir in Sicilia, fumata nera al vertice: la protesta va avanti a oltranza. «Ora risposte da Salvini»

- 14/04/2026
Camion porto

L’incontro a Palazzo dei Normanni non basta a sbloccare i porti dell’Isola. Il leader degli autotrasportatori, Salvatore Bella: «Apprezziamo lo sforzo della Regione, ma il nodo è a Roma. A rischio i beni di prima necessità».

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Nessun passo indietro, i motori restano spenti e i piazzali dei porti siciliani bloccati. La protesta degli autotrasportatori sull’Isola non si ferma, trasformandosi in una vera e propria mobilitazione a oltranza che fa tremare la logistica e mette a serio rischio gli approvvigionamenti delle merci, inclusi i beni di prima necessità.

A gelare le speranze di una rapida tregua è Salvatore Bella, segretario del Comitato trasportatori siciliani, al termine del delicato vertice andato in scena a Palazzo dei Normanni. Un tavolo istituzionale di alto profilo che ha visto la partecipazione dei vertici della Regione: dal governatore Renato Schifani al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, affiancati dagli assessori Alessandro Dagnino (Bilancio) e Alessandro Aricò (Trasporti).

La mediazione palermitana, pur accolta positivamente, si è infranta contro un ostacolo insormontabile a livello locale: la competenza nazionale della vertenza. «Apprezziamo la sensibilità della Regione che ha ricevuto una nostra delegazione rendendosi disponibile a stanziare delle somme per il combinato strada-mare e ad accelerare l’incontro con il ministro», ha precisato Bella. Ma lo sforzo di Palazzo d’Orléans non è sufficiente a revocare il blocco.

Il mirino degli autotrasportatori è infatti puntato dritto su Porta Pia, sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. «Loro vogliono darci una mano d’aiuto, ma è un problema di dicastero — incalza il sindacalista — abbiamo apprezzato, ma la nostra situazione si può risolvere solo con Salvini, che ci dovrà convocare».

La palla passa dunque al Mit, unica istituzione ritenuta in grado di fornire le risposte strutturali richieste dalla categoria. Fino ad allora, la linea dura non cambia di una virgola. «Il fermo rimane, l’adesione in Sicilia è totale e, in mancanza di risposte concrete, continueremo ad oltranza. Rimaniamo nei piazzali», conclude Bella. Un braccio di ferro che si preannuncia teso e che, con il passare delle ore, rischia di stringere l’Isola in una morsa, colpendo direttamente la tenuta economica e la quotidianità dei cittadini.

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