

MESSINA – C’è una data cerchiata in rosso sul calendario per il ripristino della mobilità sulla costa ionica: il 6 marzo. Rete Ferroviaria Italiana conferma il cronoprogramma per la riapertura della tratta tra Taormina e Scaletta Zanclea, devastata dalla furia del ciclone Harry. Nonostante la conta dei danni restituisca uno scenario di guerra, con infrastrutture ottocentesche sbriciolate dalla violenza delle mareggiate, i cantieri procedono a ritmo serrato.
Una barriera contro le onde

La ricognizione tecnica non lascia spazio a dubbi: l’evento meteo è stato di intensità eccezionale. L’infrastruttura ferroviaria, che in molti tratti corre a ridosso del mare ed è risalente a fine Ottocento, ha finito per fungere da argine a protezione dei centri abitati tra Scaletta e Itàla, sacrificandosi sotto i colpi delle onde. Il prezzo pagato è altissimo: interi tratti di rilevato sono stati erosi, lasciando i binari letteralmente sospesi nel vuoto. I punti critici sono quattro: uno subito dopo la stazione di Taormina, un secondo segmento di 600 metri tra Letojanni e Sant’Alessio – dove la massicciata è stata scalzata via – e un ultimo tratto a Itàla. Danni strutturali che Rfi paragona, per gravità, a quelli subiti dalle strade litoranee più moderne.
Logistica di guerra: cantieri accessibili solo via rotaia
La sfida tecnica per il ripristino è resa complessa dall’inaccessibilità dei luoghi. Se il tratto tra Letojanni e Sant’Alessio è raggiungibile dalla Statale 114, gli altri tre cantieri sono isolati da terra e da mare: uomini e mezzi arrivano esclusivamente sui binari. Rfi ha attivato una task force imponente: quattro cantieri base logistici, sei squadre operative per le opere civili e circa 50 maestranze al lavoro sette giorni su sette. Si utilizzano mezzi bimodali (strada-rotaia) e carri pianale per trasportare massi e materiali di cava necessari a ricostruire ciò che il mare ha inghiottito.
Barche sui binari e 32 km di detriti

Mentre si lavora per ricucire lo strappo infrastrutturale, prosegue la pulizia di circa 32 chilometri di linea. Lo scenario descritto dalla nota di Rfi è surreale: sui binari sono stati rimossi natanti, detriti di ogni genere e resti di stabilimenti balneari spazzati via dalla tempesta. Se il collegamento Taormina-Catania è stato riattivato a tempo di record già il 24 gennaio, permettendo la ripresa dei flussi verso Siracusa e Palermo, per la zona nord la priorità resta il 6 marzo. Ma lo sguardo è già rivolto al dopo: oltre alla «rifioritura» delle scogliere a protezione dei binari, sono allo studio nuove opere di difesa costiera per aumentare la resilienza di una linea che, come dimostrato da Harry, è fragile ma strategica per l’intera isola.










