NOTA STAMPA
Non esiste un luogo sicuro per le bambine e i bambini di Gaza. Bombardati i luoghi protetti
dal diritto umanitario come gli ospedali, le scuole, sedi dell’ONU e di ong, campi profughi, chiese e mosche, interi quartieri. La popolazione è forzata a spostarsi sempre più a Sud, ritrovandosi di nuovo sotto bombardamento. Senza nulla, senza cibo, senza acqua, spesso senza riparo, in un inferno senza fine.
Gaza era ed è una prigione a cielo aperto, stritolata dall’occupazione illegale israeliana che ne controlla le vie di accesso terrestri, aeree e marittime impedendo di fatto la pesca, controllando e limitando da sempre l’accesso di merci, beni alimentari e medicine, la rete internet, la fornitura di elettricità, l’afflusso di combustibile e di acqua . Il governo di Israele ha deciso dal 7 ottobre di mettere sotto assedio tutti i gazawi che non hanno, così, più accesso ai beni primari per la sopravvivenza. Senza elettricità non si possono neanche alimentare gli impianti di dissalazione e delle acque reflue: tale crimine ha aggiunto alle morti per bombardamento, altre vittime innocenti, come i neonati morti nell’incubatrice e le persone malate attaccate alle macchine o senza medicine e terapie salvavita.
A novembre, dove aver chiesto, invano, il cessate il fuoco, il segretario delle Nazioni Unite,
Antonio Guterres ha dichiarato che “Gaza sta diventando un cimitero di bambini”. I continui
bombardamenti con armi, anche vietate – come quelle al fosforo – come riferito da Human
Rights Watch – e bombe da 2.000 libre per colpire i bunker nel sottosuolo, sono un crimine
di guerra. In un territorio nel quale vivono più di 2 milioni di persone di appena 360 km
quadrati, dove il nord dista solo 40 km in linea d’aria dal sud ed è largo solo 12 km nel suo punto più ampio, lo stessa distanza dal Viale Europa a Ganzirri a Messina.
Amnesty International, le Nazioni Unite, la Corte Penale Internazionale stanno aprendo dossier sui crimini di guerra commessi dall’esercito e dal governo israeliano per la sua decisione di affamare i civili come strumento di guerra. Il governo di Israele, che fa carta straccia delle risoluzioni ONU da sempre, impedisce l’ingresso di osservatori ONU, ed ha ucciso nei 75 giorni di guerra, 136 dipendenti di agenzie delle Nazioni Unite a Gaza.
Ricordiamo che l’occupazione e il sistema di apartheid a cui è sottoposta la popolazione palestinese dal secolo scorso, assieme alla proliferazione di colonie illegali, contravviene al
diritto internazionale. Così come il blocco a Gaza, che esiste da 16 anni è un crimine di
guerra.
L’ultimo conteggio ufficiale delle autorità di Gaza sulle vittime dal 7 ottobre è di 29.313 persone uccise e disperse, tra cui 9.600 minori e 6.750 donne e 1,8 milioni sono gli sfollati,
in base ai dati forniti dalle autorità governative e ritenuti affidabili dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità
In questi giorni il governo di Israele, intende operare una nuova Nakba – l’espulsione
forzata della popolazione palestinese del 1948 – e stringe in tal senso accordi con il Congo
per una nuova deportazione di massa della popolazione, con proteste solo verbali da parte degli USA e di alcuni dei suoi alleati.
L’ARCI è in mobilitazione permanente per la fine del diritto internazionale in Palestina e il
genocidio di un’intera popolazione. Il Circolo ARCI Thomas Sankara promuove una iniziativa di sensibilizzazione sul massacro della bambine e dei bambini: il 47% della popolazione di Gaza prima del 7 ottobre aveva meno di 14 anni.
Tale azione rientra nella campagna per il cessate il fuoco STOP BOMBING GAZA del Coordinamento Messina – Palestina, rete informale a cui l’associazione aderisce.
L’appuntamento è previsto per DOMENICA 7 gennaio alle ore 11:00 in piazza Cairoli, lato
monte, accesso alla piazza da Via Nicola Fabrizi, 47.
Una installazione performativa, un flash – mob per denunciare la strage degli innocenti a Gaza con la possibilità di sostenere con un contributo la popolazione ridotta allo stremo.




