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Fdi e Sud chiama Nord: alleati a Roma, estranei a Messina. L’accordo non piace…ma credono sia utile a salvare le poltrone

- 17/10/2026
Fdi e Sud chiama Nord: alleati a Roma, estranei a Messina. L'accordo non piace...ma credono sia utile a salvare le poltrone

Sotto la pace firmata dai capi, le truppe di Fratelli d’Italia e di Sud chiama Nord restano ciascuna nella propria trincea. E si scopre che l’alleanza vale per l’intera nazione e per nessun paese in particolare.

Fdi e Sud chiama Nord: alleati a Roma, estranei a Messina. L'accordo non piace...ma credono sia utile a salvare le poltrone
Fdi e Sud chiama Nord: alleati a Roma, estranei a Messina. L'accordo non piace...ma credono sia utile a salvare le poltrone
Fdi e Sud chiama Nord: alleati a Roma, estranei a Messina. L'accordo non piace...ma credono sia utile a salvare le poltrone

di GIUSEPPE BEVACQUA

«Noi non ci mischiamo». A Messina lo dicono senza alzare la voce, come si enuncia una legge di natura. Fratelli d’Italia e Sud chiama Nord sarebbero due mondi incompatibili. La distanza che li separa non è cosa di ieri: l’hanno scavata dieci anni di battaglie, un Comune dopo l’altro, un quartiere dopo l’altro, quasi una porta dopo l’altra. Poi, un giorno, a Roma, i due mondi sono stati dichiarati alleati. Giorgia Meloni e Cateno De Luca hanno stretto un patto. Nelle stanze dove lo hanno stretto, è lecito supporre, di quartieri non ce n’erano. Ed è stato il trionfo della convergenza delle divergenze. Insomma un “animale” strano.

La notizia è scesa sull’Isola lentamente, come l’umidità nei muri vecchi che ne mina la stabilità. L’accordo, si dice, è nazionale e dunque non riguarda nessuno in particolare. Ma nessuno nega che prima o poi potrebbe anche arrivare fin quaggiù. Come l’umido nei muri. Questione di qualche mese, il tempo che serve a tracciare i confini delle coalizioni per le regionali. Intanto, a Messina, nel Ragusano, nel Trapanese, nelle basi dei due partiti si ode un brontolio sordo, di quelli che precedono qualcosa. Eppure la verità politica e senza sconti è chiara, fin troppo, quasi da non vederla. «Due blocchi di potere contrapposti», osserva da fuori un dirigente meloniano. «Serve tempo per far assorbire il colpo». Il colpo, appunto.

Per rassicurare ci si affretta. Libero Gioveni, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, avverte che il patto è soltanto elettoralistico. Il partito resterà all’opposizione e al sindaco Federico Basile, delfino di Scateno, non sarà fatto alcuno sconto. Alleati del maestro, dunque, e oppositori dell’allievo. Il deputato regionale Pino Galluzzo sorride: gli fa piacere che De Luca sia entrato nel centrodestra, così imparerà le regole della casa. La prima è l’educazione, basta con i linguaggi diffamatori. Sembra un padrone di casa che accoglie l’ospite non invitato consegnandogli il regolamento condominiale. Lo stesso Galluzzo spiega poi a cosa serve l’intesa: a far rieleggere Meloni, non a far stringere le mani nei territori. Nelle giunte degli altri non si entra, e nelle proprie non entra nessuno. Dove non ci si accorda non c’è motivo di cercare strade comuni. «Rimaniamo due cose completamente differenti». Una pace, insomma, che tiene ovunque tranne dove ci si incontra.

C’è un dettaglio, però, che i testimoni riferiscono con una certa cautela. Il commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, ha messo di persona il proprio imprimatur sul matrimonio. È passato lui stesso nel neonato gruppo deluchiano alla Camera. Il commissario del partito che non si mischia si è trasferito, in prima persona, dall’altra parte. E il 23 ottobre, a Terme Vigliatore, lo si vedrà arrivare insieme a Donzelli, Musumeci e Galvagno, davanti a centinaia di amministratori locali, per spiegare loro che l’alleanza non li riguarda. Qualcuno, nel frattempo, ha capito male. Il circolo di Messina centro ha lodato pubblicamente l’accordo, augurando nuove strade condivise. «Ragazzate», taglia corto Galluzzo: non è la posizione del partito. Chi crede all’alleanza, a quanto pare, è un ragazzo. E c’è chi attende sull’argine, con pazienza. Tommaso Calderone, da poco passato da Forza Italia a Futuro Nazionale di Vannacci, racconta di telefonate di gente comune e di qualche consigliere comunale, tutti amareggiati. «Chi è veramente di destra viene con noi». Ci stanno lasciando, dice, intere praterie. Ci sono sempre, in queste storie, delle praterie, e qualcuno pronto ad abitarle.

Fdi e Sud chiama Nord: alleati a Roma, estranei a Messina. L'accordo non piace...ma credono sia utile a salvare le poltrone
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Dall’altra parte del fronte non va meglio. A Pozzallo il circolo di Sud chiama Nord annuncia la chiusura e i fondatori se ne vanno. Carmelo Distefano era con De Luca dal 2021, ne aveva seguito le battaglie contro la «banda bassotti» di Schifani e contro «Armao Meravigliao». «Era contro il sistema e ora si allea col sistema», dice. Ricorda la tessera a punti, che prometteva più candidature a chi avesse partecipato a più eventi. I tesserati, conclude, non hanno mai contato. A Modica si pensa a congelare il circolo. A Ispica si mugugna: là Sud chiama Nord è stato alleato del Pd, con la benedizione del deputato dem Nello Dipasquale. Il partito sta dunque col Pd a Ispica e con Meloni a Roma, e i militanti non sanno più con chi.

A Trapani le conseguenze sono già arrivate. Marsala è l’unica città dove un’amministrazione di centrosinistra governa insieme agli uomini di De Luca, in giunta e in maggioranza. La sindaca Andreana Patti, eletta a maggio, promette che ci si siederà a un tavolo e, se ci sarà un nodo, lo si scioglierà. Poi precisa che la sua resta un’amministrazione «essenzialmente civica». Civica: la parola che salva tutte le geometrie. Al Libero Consorzio il presidente Salvatore Quinci ha aderito a Sud chiama Nord e ha trovato l’intesa con Fratelli d’Italia. L’assessora Laura Barone, di Alcamo, ha lasciato l’incarico: la lista del presidente, ricorda, era nata civica, in netta competizione con il centrodestra. Il movimento Alcamo bene Comune parla di politica dei «più forni»: si guarda alla destra di Meloni a Roma e al centrosinistra in provincia e in città. E chiede al Pd e al M5s di ritirare i loro assessori, e al presidente di prendere atto e dimettersi. Nel frattempo De Luca, in piena euforia da sovraesposizione mediatica, spende e spande il nome della Meloni, a tutto spiano. La domanda che serpeggia è: “Ma la Premier lo sa?”.

L’effetto da sempre più desiderato da De Luca si è concretizzato: Sud chiama Nord nei sondaggi non è più inglobato in quella sintetica voce “altri partiti”, ma ha conquistato identità propria. Ma…attenzione a quel che si desidera, perché ad ogni nuovo sondaggio il valore che emerge certificato su Sud chiama Nord è un triste e continuo calo percentuale: dall’1,5 all’odierno 0.6%.

Intanto continua la campagna acquisti di De Luca. Ma si racconta che De Luca sia un pescatore di quelli che non buttano via niente. Getta la rete a strascico, la lascia scendere sul fondale e la tira su com’è. Dentro ci sono i pesci, certo. Ma qualche volta anche le scarpe rotte. «Noi non ci mischiamo», ripetono in riva allo Stretto. Ma la rete non ha di questi scrupoli: mischia tutto.

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.