


A Messina tutti conoscono a memoria l’uso del condizionale amministrativo. Meglio di tutti gli ambiti, il condizionale si attaglia alle strade. Si rifarebbero, si dovrebbero rifare e presto, si sarebbero dovute rifare l’anno scorso. Novecentoquaranta chilometri di rete, dicono gli uffici, che attendono da anni di sapere in quale tempo verranno coniugati, con una amministrazione che del condizionale ha fatto una bandiera. Ma forse adesso è la volta buona per coniugare il tempo, quanto meno, presente. Il problema, e non solo per le strade messinesi, sono gli annunci.
Il primo annuncio risale al maggio del 2025. Il sindaco Federico Basile, a Palazzo Zanca, parlò di un piano triennale da oltre ottanta milioni, un’operazione «mai fatta prima». Trentatré milioni dai fondi di sviluppo e coesione per otto aree urbane, da Gazzi a Paradiso. Sei dal mutuo per i villaggi (contratto con Cassa depositi e prestiti). Altri trentasette dal Ponte sullo Stretto, a patto che il Cipess dicesse sì entro giugno. I bandi, si assicurò, sarebbero usciti entro la fine dell’anno, i cantieri sarebbero partiti nel 2026, la chiusura era fissata al 2028.
Nella stessa settimana, sul viale Europa, una scarificatrice al lavoro sprofondò nell’asfalto, in una cavità profonda più di un metro e mezzo. Nessuno si fece male. Ma è uno di quei presagi che nei racconti si notano soltanto dopo. La fine dell’anno arrivò, come arrivano le fini d’anno. I bandi rimasero dove stavano.


Il 7 febbraio 2026 il sindaco si dimise per ricandidarsi. Nello stesso mese annunciò l’ottenimento dei 33,2 milioni regionali. A metà marzo le buche, a stimarle, erano più di diecimila. Sul viale Annunziata i lavori che si dicevano conclusi entro l’estate precedente non erano nemmeno cominciati. Ad aprile la Regione pubblicò la graduatoria e assegnò i primi 16,6 milioni, il necessario per due dei quattro ambiti. A maggio 2026, finalmente, un bando: cinque lotti per i villaggi, cantieri promessi entro la fine di giugno. Il 24 e 25 maggio si votò. Basile fu rieletto al primo turno con il 58,42 per cento. Cominciava il secondo mandato, e la promessa passò dall’uno all’altro come un mobile di famiglia, ereditata da se stessa.
Giugno passò senza cantieri. A luglio l’assessore ai Lavori pubblici Francesco Caminiti fece sapere che si era alle battute finali: i lavori sarebbero iniziati a settembre. Il 7 agosto la Giunta tolse la manutenzione ordinaria all’Amam, la società dell’acqua che se ne occupava, e la riassegnò ai Servizi tecnici del Comune. Il 13 agosto uscirono due bandi da quasi cinquecentomila euro per le buche. In autunno, si disse, sarebbero arrivati i cantieri veri. Il 24 settembre fu aggiudicato il primo dei cinque lotti: la zona Sud, i villaggi della prima Municipalità, un’impresa di Mussomeli, un ribasso del 32 per cento, seicentomila euro, centottanta giorni dall’avvio. Il 2 ottobre uscirono le determine per tutti e cinque gli appalti. Gli interventi, si scrisse, dovrebbero partire entro ottobre. Il sindaco si disse soddisfatto di aver saputo «mantenere la promessa». Intanto a Villaggio Unrra, racconta il consigliere di quartiere Salvatore Saraceno, una voragine si era aperta in mezzo alla carreggiata dal 27 luglio. Senza segnaletica di pericolo, senza lampade per la notte. Due segnalazioni, il 27 agosto e il 23 settembre. Nessun cantiere.
Poi, venerdì 16 ottobre, la notizia. Sono state pubblicate le determine a contrarre per sedici milioni di fondi regionali, che con i sei già appaltati portano il Piano a ventidue. Il sindaco ha parlato di un programma a cui si sta «dando concretezza» (ma la promessa non era stata mantenuta?). Le aree sono quattro, disegnate non da quartieri ma da strade, come in una mappa fatta di soli confini.
L’Area 1 è racchiusa tra via I Settembre, via della Zecca e via Dina e Clarenza a nord, il viale Principe Umberto, il viale Italia e via Santa Marta a ovest, via Santa Cecilia e ancora il viale Italia a sud, via Battisti a est. L’Area 2 va da via Rizzo al viale Europa. L’Area 3 sta tra il viale Giostra, il viale Boccetta e via Garibaldi. L’Area 4 va da piazza Castronovo a piazza Cairoli.
Si cerca il Sud su quella mappa, e non c’è. Il confine meridionale si ferma a via Santa Cecilia e al viale Italia. Si sta provvedendo al centro. Il resto delle otto aree promesse nel 2025 attende, e dovrà attendere i ribassi d’asta delle prime, se questi vorranno farsi trovare. Sia detto per onestà: i soldi ci sono, i lotti dei villaggi sono assegnati, le carte camminano. Quanto ai lavori del centro, nessuno sa dire quando cominceranno. Ed è questo il punto. Per quelli già appaltati sono previsti sei mesi ciascuno. I milioni del Ponte, dal canto loro, si sono spostati al 2027 e al 2028, sempre ammesso che arrivino. A Villaggio Unrra, nel frattempo, la voragine aspetta. È l’unica, in tutta questa storia, a non aver mai rinviato un appuntamento.



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