
Dopo i pronunciamenti sulle progressioni economiche, un’altra decisione favorevole al Comune. Il Tribunale ritiene legittima l’esclusione della Cgil dalla contrattazione integrativa perché non firmataria del nuovo contratto nazionale. Il sindacato era stato comunque convocato, separatamente, per il confronto.

MESSINA – Un altro pronunciamento del giudice del lavoro favorevole al Comune di Messina nei rapporti, tutt’altro che semplici negli ultimi mesi, con le organizzazioni sindacali di Palazzo Zanca. Questa volta al centro della controversia c’è la Fp Cgil, che a fine giugno aveva presentato ricorso contestando la decisione dell’Amministrazione comunale di escluderla dal tavolo della contrattazione decentrata, nonostante la significativa rappresentatività del sindacato tra i dipendenti comunali. Il giudice ha però respinto il ricorso, escludendo che il comportamento del Comune possa configurare una condotta antisindacale.
La decisione arriva a distanza di poche settimane dai pronunciamenti che avevano già riguardato Csa e Cisl sulla delicata vicenda delle progressioni economiche dei dipendenti comunali, una vertenza che aveva contribuito ad alzare fortemente la tensione sindacale sino alla proclamazione dello sciopero. In questo caso il nodo è però differente e riguarda direttamente le regole della rappresentanza nei tavoli negoziali dopo il rinnovo del contratto nazionale. Il 23 febbraio, infatti, era stato sottoscritto il nuovo contratto collettivo nazionale del comparto Funzioni locali tra l’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, e Cisl Fp, Uil Fpl e Csa, insieme alle rispettive confederazioni. La Fp Cgil non aveva invece sottoscritto l’accordo. Proprio questa circostanza era stata posta dal Comune alla base della decisione di non ammettere la Cgil alla contrattazione integrativa. Una scelta contestata dal sindacato davanti al giudice, ma che il decreto emesso due giorni fa considera conforme alle regole. Nel provvedimento viene infatti affermato che «possono essere ammessi alla contrattazione integrativa ed agli altri istituti partecipativi solo le organizzazioni sindacali firmatarie del medesimo contratto nazionale». Un passaggio che sostanzialmente conferma la linea seguita da Palazzo Zanca.
Il giudice prende inoltre in considerazione un altro elemento: pur non partecipando al tavolo negoziale vero e proprio, la Fp Cgil non sarebbe stata completamente esclusa dal rapporto con l’Amministrazione. Nel decreto si sottolinea infatti che «anche la Fp Cgil, che non è firmataria del contratto nazionale, è stata destinataria della convocazione sindacale ai fini del confronto, anche se in sede separata, attraverso la quale il Comune ha garantito il coinvolgimento dell’organizzazione». Da qui la conclusione: nessuna condotta antisindacale da parte del Comune di Messina. Il pronunciamento assume inevitabilmente anche un peso politico e sindacale. Perché arriva nel pieno di una stagione caratterizzata da un confronto particolarmente duro tra Palazzo Zanca e una parte consistente delle rappresentanze dei lavoratori e segna un nuovo punto a favore dell’Amministrazione sul terreno giudiziario. Questo, naturalmente, non cancella le vertenze aperte né le ragioni del conflitto sindacale che negli ultimi mesi ha attraversato il Comune. Ma sul punto specifico sottoposto al Tribunale la decisione è netta: l’esclusione della Fp Cgil dalla contrattazione integrativa, in quanto organizzazione non firmataria del nuovo contratto nazionale, non costituisce comportamento antisindacale. Un altro capitolo giudiziario, dunque, si chiude a favore di Palazzo Zanca. Resta invece apertissimo quello, ben più ampio, dei rapporti tra l’Amministrazione e i sindacati, segnati da mesi di scontri su progressioni economiche, contrattazione e trattamento del personale comunale.








