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Messina a secco, la flotta delle autobotti esiste ma al complesso Bellavista non si vede

- 27/07/2026

Famiglie senz’acqua da una settimana e, secondo le segnalazioni raccolte, un solo rifornimento da giovedì. L’Amam assicura di avere sei mezzi sufficienti, ma resta senza risposta il caso della maxi-autobotte che sarebbe stata prestata a un altro Comune

La crisi idrica di Messina non può più essere raccontata come una calamità improvvisa. Il caldo eccezionale, la riduzione delle sorgive e l’esplosione della popolazione estiva nella riviera nord spiegano l’aggravarsi della situazione. Non spiegano, però, perché interi complessi residenziali debbano attendere per giorni un’autobotte, né perché alle richieste di famiglie rimaste senz’acqua si risponda contando i mezzi disponibili in azienda anziché i rifornimenti realmente effettuati.

È questa la contraddizione che emerge con maggiore evidenza dal caso del complesso Bellavista di Mortelle. Secondo indiscrezioni raccolte tra i residenti, da giovedì scorso sarebbe arrivata una sola autobotte, nonostante numerose famiglie siano ormai senz’acqua da circa una settimana. Un dato che deve essere verificato ufficialmente, ma che proprio per la sua gravità non può essere liquidato con rassicurazioni generiche.

L’Amam renda pubblici il numero delle richieste ricevute, gli orari delle partenze, i viaggi compiuti, i quantitativi consegnati e i mezzi effettivamente utilizzati. Perché una flotta può essere numericamente consistente nei piazzali aziendali e, contemporaneamente, risultare drammaticamente insufficiente davanti alle abitazioni.

Sei autobotti sulla carta, una sola davanti alle case?

L’amministratore unico dell’Amam, Salvatore Ruello, ha dichiarato a Gazzetta del Sud che la società dispone di due autobotti da 10 mila litri, due da 9 mila, una da 8 mila e una da 6 mila litri. Una dotazione giudicata «più che sufficiente». Al Bellavista un solo mezzo sarebbe stato costretto a fare la spola per tentare di rispondere alle esigenze di un’intera zona rimasta senz’acqua.

Ma quanti di quei sei mezzi erano realmente operativi? Quanti impegnati altrove? Quanti viaggi sono stati destinati a Mortelle? Con quali criteri sono state stabilite le priorità?

La consigliera della Sesta Municipalità Maddalena Bonanno ha presentato una richiesta formale di chiarimenti, riferendo anche un’indiscrezione ancora più delicata: l’autobotte di maggiore capacità non sarebbe stata disponibile perché prestata a un altro Comune. Quale ci chiediamo. Una circostanza che, se confermata, avrebbe costretto l’Amam a fronteggiare l’emergenza del Bellavista con un mezzo più piccolo, dilatando inevitabilmente i tempi di rifornimento.

Prestare un mezzo non costituisce di per sé uno scandalo, soprattutto nell’ambito della collaborazione tra enti. Diventa però una scelta difficilmente giustificabile qualora, nello stesso momento, centinaia di cittadini messinesi attendano acqua potabile per cucinare, lavarsi e garantire condizioni igieniche elementari.

Nelle comunicazioni ufficiali dell’Amam consultabili fino a oggi non risulta pubblicato uno specifico chiarimento sul numero dei viaggi effettuati al Bellavista, sull’eventuale prestito della maxi-autobotte o sull’effettiva presenza di un solo mezzo da giovedì. Un silenzio che deve essere colmato rapidamente, non con un comunicato autoassolutorio ma con dati documentabili.

Gli orari ufficiali e l’acqua che non arriva

La situazione del Bellavista non è isolata. A Spartà l’acqua sarebbe stata distribuita per meno di due ore; a Calamona alcune famiglie continuano a descriverla come un miraggio; in contrada Reginelle, a Castanea, viene denunciata una quasi totale assenza da cinque giorni. A Torre Faro, invece, il flusso presente nelle condotte sarebbe talmente debole da non consentire il riempimento dei serbatoi privati.

Eppure il programma estivo dell’Amam, aggiornato al 16 luglio, assegna ufficialmente cinque ore di distribuzione a Spartà, dalle 6 alle 11, e sei ore a Torre Faro, dalle 5 alle 11.

Ma un orario scritto in una tabella non equivale ad acqua realmente disponibile nelle case. Quando la pressione è insufficiente, i piani alti restano a secco, le autoclavi non riescono a caricare e le cisterne rimangono vuote. Cinque ore teoriche possono trasformarsi in pochi minuti utili o in un filo d’acqua incapace di soddisfare persino i bisogni essenziali.

L’Amam ha riconosciuto che nelle zone settentrionali della città l’aumento della popolazione estiva si scontra con un «deficit strutturale» delle reti, degli impianti e dei serbatoi. Il 16 luglio la società aveva inoltre annunciato il monitoraggio delle portate, il potenziamento del pronto intervento e la disponibilità delle autobotti per l’approvvigionamento sostitutivo.

Il caso Bellavista impone però di capire se quel piano di emergenza abbia funzionato davvero. Perché tra dichiarare che tutte le autobotti sono «in costante carico» e portare concretamente l’acqua alle famiglie corre la stessa distanza che separa un comunicato stampa da un rubinetto asciutto.

L’emergenza che era stata prevista

Il crollo delle sorgive che servono Spartà e Piano Torre, passate secondo quanto riferito da circa dieci a meno di due litri al secondo, è certamente un fatto grave. La persistenza del caldo ha ridotto le disponibilità naturali mentre lidi, abitazioni estive, locali e strutture ricettive hanno moltiplicato la domanda.

Ma la crescita estiva della popolazione a Torre Faro, Ganzirri e Mortelle non è una sorpresa meteorologica. Accade ogni anno. Non si può scoprire alla fine di luglio che i serbatoi sono piccoli, le condotte terminano senza pressione e i B&B dispongono di grandi capacità di accumulo.

Nel 2023 Comune e Amam avevano presentato un programma di investimenti da decine di milioni di euro, comprendente nuovi collegamenti, ricerca di fonti alternative, manutenzione dei serbatoi e riduzione delle perdite. L’obiettivo dichiarato era l’acqua ventiquattr’ore su ventiquattro entro il 2026.

Nel febbraio scorso, però, il traguardo è stato spostato al 2028. E la più recente rendicontazione comunale sugli obiettivi dell’azienda certifica che il progetto dell’acqua h24 non è stato raggiunto, mentre gli interventi per incrementare le risorse alternative risultano non valutabili o non adeguatamente relazionati.

Prima il 2022, poi il 2026, adesso il 2028. Nel frattempo, l’acqua continua ad arrivare con l’orologio, con poca pressione o dentro un’autobotte.

Il caldo può prosciugare una sorgente. Non può prosciugare la trasparenza amministrativa. L’emergenza climatica può ridurre le portate, ma non può diventare l’alibi permanente dietro il quale nascondere ritardi infrastrutturali e disfunzioni organizzative.

Sul complesso Bellavista servono risposte precise: è vero che da giovedì è arrivata una sola autobotte? È vero che il mezzo di maggiore capacità è stato prestato fuori Messina? Chi ha autorizzato il prestito? Per quanto tempo? Quanti residenti hanno chiesto assistenza e quante richieste sono state soddisfatte?

Ruello sostiene che le autobotti siano più che sufficienti. Potrebbe avere ragione nei registri dell’azienda. Ma la sufficienza di un servizio pubblico non si misura contando i camion: si misura contando le famiglie che ricevono l’acqua.

E a Bellavista, almeno finora, quei conti non tornano.