Settantaduesima su 107 province, due posizioni perse in un anno e cinquanta posti dietro Cagliari. Il risultato smonta la narrazione dell’Amministrazione Basile e dell’ex assessore Massimo Finocchiaro: finanziamenti annunciati, cantieri incompleti e impianti ancora incapaci di costruire un vero sistema sportivo

“Messina è la provincia siciliana meglio classificata nell’Indice di sportività 2026 del Sole 24 Ore“. È la frase che probabilmente Palazzo Zanca sarebbe tentato di isolare, lucidare e servire ai cittadini come l’ennesima certificazione del proprio infaticabile buongoverno.
Peccato che basti leggere il resto della classifica per scoprire l’inganno ottico.
Messina è 72ª su 107 province italiane, con appena 175,4 punti. Palermo è 74ª con 171,6 punti: appena due posizioni e 3,8 punti di differenza. Catania è 77ª con 163,4 punti. Non esiste dunque alcuna supremazia sportiva messinese in Sicilia. Esiste soltanto un gruppo di province siciliane stipate nella parte bassa della graduatoria, separate da margini modesti. Messina non guida l’eccellenza: è semplicemente il primo vagone di un treno fermo nella retrovia.
Il confronto serio, infatti, non è con chi sta appena due gradini più in basso. È con chi, partendo dal Mezzogiorno e dalle Isole, dimostra che la geografia non può diventare un alibi permanente. Cagliari è 22ª con 420,1 punti: cinquanta posizioni davanti a Messina e con un vantaggio di 244,7 punti. È la stessa ricerca a indicarla come la migliore realtà meridionale e insulare, nettamente distanziata dalle altre. Quello è il termine di paragone. Il resto è campanilismo statistico.
Una classifica provinciale, non una patente per Palazzo Zanca
Una precisazione è indispensabile: l’Indice misura la sportività delle province, non esclusivamente quella dei Comuni capoluogo. I 32 indicatori comprendono tesserati, società, risultati agonistici, impianti, investimenti, organizzazione di eventi, sport femminile e paralimpico, turismo, imprese e formazione. I dati vengono rapportati alla popolazione tra i 6 e i 75 anni e si riferiscono prevalentemente al 2025, con la stagione 2025-2026 per gli sport di squadra e quelli invernali.
Non sarebbe quindi corretto attribuire ogni punto perduto direttamente a Federico Basile, pur essendo il Sindaco della Città Metropolitana di Messina, cui compete l’intero territorio di Messina e provincia. E infatti questa precisazione vale anche al contrario: il sindaco non può appropriarsi dell’essere “primo in Sicilia”, perché buona parte del risultato è prodotta dalle società, dagli atleti, dai tecnici e dai Comuni dell’intera provincia.
Palazzo Zanca, tuttavia, gestisce una parte decisiva dei maggiori impianti e delle politiche sportive del capoluogo. E il dato provinciale, pur non essendo una sentenza esclusivamente comunale, rappresenta una verifica impietosa dell’impatto reale della politica sportiva cittadina.
Nessuna crescita: Messina gira in tondo
La serie storica impedisce qualsiasi celebrazione. Messina era 60ª nel 2022, 72ª nel 2023, 75ª nel 2024, 70ª nel 2025 e torna 72ª nel 2026. Dopo quattro anni non c’è una progressione strutturale: c’è un’oscillazione nella mediocrità. Rispetto al 2022 sono state perdute dodici posizioni; rispetto allo scorso anno se ne perdono altre due.
La pagella dettagliata del 2025 aveva già spiegato dove si annidasse il problema. Messina era 81ª nella struttura sportiva, 80ª nell’attrattività degli eventi, con punteggio pari a zero in quell’indicatore, 86ª nelle discipline sportive associate, 78ª negli enti di promozione, 84ª nell’atletica, 90ª negli sport outdoor, 83ª nelle imprese legate allo sport e 76ª nel rapporto tra sport e bambini. A salvare parzialmente il quadro erano soprattutto il movimento paralimpico, gli sport dell’acqua, il tennis, la pallavolo e alcune società dilettantistiche.
Tradotto: Messina possiede talenti, associazioni e realtà sportive capaci di resistere. È il sistema intorno a loro a non funzionare abbastanza. La città sopravvive grazie a chi pratica sport, non grazie a una politica che abbia finalmente reso normale praticarlo.
Finocchiaro e il vizio di coniugare il futuro al passato
Massimo Finocchiaro, assessore alle Politiche sportive durante il periodo sostanzialmente fotografato dalla classifica, nel marzo 2026 rivendicava oltre 26 milioni di euro e il passaggio da 16 a “24 strutture completamente riqualificate entro il 2026”. Nella stessa dichiarazione, però, ammetteva che su diversi impianti vi erano ancora interventi da completare. È tutta qui la distorsione comunicativa: inserire nello stesso conto ciò che è stato concluso, ciò che è finanziato, ciò che è appaltato e ciò che dovrebbe essere terminato in futuro.
Già nell’ottobre 2024 il cosiddetto “programma straordinario” sommava in un’unica cifra i lavori eseguiti e gli appalti semplicemente affidati: oltre 9 milioni dentro un programma complessivo da 15 milioni. Venivano inoltre elencate sedici aree che avevano ancora bisogno di essere ripristinate e recuperate. Non era la fotografia di un sistema sportivo riqualificato, ma l’ammissione ufficiale di quanto fosse ancora da fare.
Un finanziamento non è un campo disponibile. Un appalto non è una piscina aperta. Un progetto esecutivo non è un bambino che può allenarsi. E una conferenza stampa, per quanto infarcita di milioni, non vale un solo minuto di effettiva fruizione.
La piscina esterna Cappuccini è stata riaperta soltanto nel febbraio 2026, con le procedure per l’assegnazione degli spazi acqua ancora da attivare nei giorni successivi. A luglio sono ancora in corso interventi per gli accessi e le aree esterne del PalaMili. Il PalaRussello, intanto, viene chiuso per lavori fino al maggio 2027, lasciando sei società alla ricerca di una sistemazione alternativa. La riqualificazione è necessaria; l’inefficienza consiste nell’arrivare al cantiere senza avere preventivamente garantito continuità alle attività sportive coinvolte.
È questa la differenza tra eseguire lavori e governare un sistema. Nel primo caso si apre un cantiere. Nel secondo si programmano tempi, strutture sostitutive, gestione, manutenzione e accessibilità, evitando che ogni intervento si trasformi in un nuovo sfratto per atleti e società.
La propaganda ha corso più degli impianti
L’Indice 2026 non certifica che a Messina non sia stato fatto nulla. La riapertura della piscina Cappuccini, le agibilità recuperate e i cantieri avviati sono fatti reali. Ma certifica che tutto questo non ha ancora prodotto quel salto di qualità che Basile e Finocchiaro hanno raccontato come già compiuto.
Ed è precisamente questa la responsabilità politica dell’Amministrazione: avere scambiato il volume degli annunci per la velocità dei risultati; avere contato i finanziamenti prima delle opere, le opere prima della consegna e le consegne prima della reale fruibilità.
Da giugno 2026 la delega allo Sport non appartiene più a Finocchiaro ed è stata assegnata a Stellario Vadalà. Il cambio di assessore, però, non cancella il bilancio del periodo precedente, perché l’Indice pubblicato oggi utilizza principalmente i dati del 2025 e della stagione sportiva 2025-2026.
Messina è 72ª. Perde due posizioni. Rimane dodici gradini sotto il risultato del 2022. È cinquanta posti dietro Cagliari. Palermo la segue a meno di quattro punti.
Questi sono i dati. Tutto il resto è la solita specialità nella quale Palazzo Zanca continua invece a occupare stabilmente le prime posizioni: trasformare un ritardo in un traguardo, una promessa in un risultato e la testa della coda in un primato da celebrare.




