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Messina – Piano strade, la “fase operativa” che ancora non c’è: tra gli annunci di Basile e gli atti del Comune mancano cantieri e calendario

- 07/07/2026

Il 16 giugno il sindaco assicurava che le imprese erano state individuate e i lavori pronti a partire. Al 7 luglio, però, il portale comunale registra la riapertura delle operazioni di gara per il ricalcolo della soglia di anomalia. Non risultano pubblicate le aggiudicazioni definitive, i contratti, i verbali di consegna e neppure un cronoprogramma strada per strada

Il 16 giugno 2026 il messaggio consegnato alla stampa dal sindaco Federico Basile non sembrava lasciare spazio a dubbi: le procedure di gara per il Piano strade da sei milioni di euro erano state completate, le imprese aggiudicatarie dei cinque lotti erano state individuate e i lavori erano pronti a partire.

«Oggi possiamo passare rapidamente alla fase operativa», dichiarava Basile, precisando che non si trattava di una promessa elettorale ma di un impegno assunto con la città e mantenuto. La consegna dei lavori veniva presentata come il passaggio immediatamente successivo agli ultimi adempimenti amministrativi. La durata indicata era di 180 giorni per ciascun lotto, decorrenti dalla consegna.

A distanza di tre settimane, però, la documentazione pubblicamente reperibile non restituisce l’immagine di cinque appalti ormai entrati nella fase esecutiva. Restituisce, al contrario, quella di una procedura ancora in movimento.

Al 7 luglio 2026, nelle sezioni ufficiali consultate del portale gare e dell’Amministrazione trasparente del Comune, non risultano reperibili le determine di aggiudicazione definitiva dei cinque lotti, gli avvisi di appalto aggiudicato con l’indicazione delle imprese, dei ribassi e degli importi contrattuali, i contratti sottoscritti, i verbali di consegna o gli ordini di servizio che autorizzino materialmente l’apertura dei cantieri.

E manca soprattutto ciò che i cittadini attendono da oltre un anno: un cronoprogramma pubblico che dica quali strade saranno asfaltate, in quale ordine, a partire da quale data e con quali tempi.

Dal comunicato alla realtà amministrativa

La questione non è nominalistica. In un appalto pubblico le parole “individuazione”, “proposta di aggiudicazione”, “aggiudicazione efficace”, “stipula del contratto” e “consegna dei lavori” descrivono fasi differenti.

Un’impresa può risultare prima classificata al termine dell’esame delle offerte, ma ciò non significa automaticamente che possa aprire il cantiere. Occorrono la verifica dei requisiti, l’adozione dell’atto definitivo, gli eventuali controlli, la stipula o l’esecuzione anticipata autorizzata e, infine, la consegna formale.

Il 16 giugno la comunicazione politica ha compresso tutti questi passaggi in un’unica formula: «fase operativa».

Ma persino i resoconti che rilanciavano le dichiarazioni del sindaco contenevano un elemento prudenziale: prima della consegna restavano ancora da completare adempimenti amministrativi e controlli. In altre parole, mentre il titolo annunciava lavori aggiudicati e pronti a partire, il corpo della notizia confermava che il procedimento non era ancora arrivato alla consegna.

L’aggiudicazione sospesa e il ricalcolo della soglia

Il punto più rilevante emerge dagli avvisi pubblicati e indicizzati sul portale telematico del Comune.

La procedura relativa alla riqualificazione delle pavimentazioni stradali nei villaggi è stata interessata dalla necessità di ricalcolare la soglia di anomalia delle offerte. L’aggiudicazione dei lotti è stata sospesa in attesa dell’aggiornamento della piattaforma di e-procurement e le operazioni di gara sono state successivamente riaperte proprio per procedere al nuovo calcolo.

La ragione è collegata alla sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana n. 234 del 7 aprile 2026, che ha fornito indicazioni sull’applicazione del cosiddetto Metodo A per il calcolo della soglia di anomalia. Secondo il CGA, le offerte con identico ribasso devono essere considerate singolarmente e non come un unico blocco.

Non si tratta di un dettaglio meramente informatico.

Il ricalcolo della soglia può incidere sulla graduatoria e, quindi, sull’individuazione dell’offerta vincitrice. Se il Comune ha ritenuto necessario sospendere l’aggiudicazione e riaprire le operazioni, significa che il risultato precedente non poteva essere considerato definitivamente stabilizzato.

È difficile conciliare questo dato con la certezza manifestata il 16 giugno, quando alla stampa veniva comunicato che le imprese «risultate aggiudicatarie» erano già state individuate e che si poteva passare alla fase operativa. Insomma, siamo alle solite.

Le ipotesi, quindi, sono due: o la dichiarazione ha anticipato la conclusione formale del procedimento oppure un esito inizialmente ritenuto definitivo è stato successivamente rimesso in discussione dal ricalcolo. In entrambi i casi, Palazzo Zanca dovrebbe chiarire pubblicamente cosa sia accaduto, specificando date, atti e stato di ciascuno dei cinque lotti. Lo si deve ai cittadini, agli elettori, alla loro richiesta di sicurezza, e persino alle sospensioni delle loro auto, per non parlare della infinita e insopportabile loro pazienza.

Il cronoprogramma evocato, ma mai mostrato

Nelle dichiarazioni del 16 giugno si faceva riferimento anche al rispetto del cronoprogramma. Ma quale cronoprogramma?

Quello descritto pubblicamente sembra riguardare esclusivamente le scadenze amministrative della gara: presentazione delle offerte, esame della documentazione, individuazione dei concorrenti e controlli. Non risulta invece pubblicato un calendario operativo dei lavori.

Un vero cronoprogramma di cantiere dovrebbe contenere almeno:

  • la suddivisione delle strade comprese in ciascun lotto;
  • la data di consegna dei lavori;
  • la strada dalla quale inizierà ogni impresa;
  • la successione degli interventi;
  • la durata prevista per ciascun tratto;
  • le modifiche alla viabilità;
  • le eventuali lavorazioni sui marciapiedi, sulle caditoie e sui sottoservizi;
  • le date previste di ultimazione e collaudo.

Ma nulla di tutto questo è stato finora reso conoscibile attraverso un documento organico.

L’unico termine ripetuto è quello dei 180 giorni, ma anche questo dato rischia di produrre un equivoco: i sei mesi non decorrono dall’annuncio del 16 giugno né dalla conclusione della seduta di gara. Decorrono dalla consegna formale dei lavori. E, al 7 luglio, non risultano pubblicati i relativi verbali.

Finché non viene indicato il giorno della consegna, il conto alla rovescia non è neppure cominciato.

Il Piano da sei milioni non è il Piano da settanta milioni

A complicare ulteriormente la comprensione contribuisce la sovrapposizione tra il bando per i cinque lotti e il più ampio “Piano strade” presentato dall’amministrazione nel maggio 2025.

Il Comune annunciò allora una programmazione superiore a 70 milioni di euro, descritta come una «svolta epocale». Il numero nasceva però dalla somma di capitoli diversi:

  • 33,2 milioni richiesti alla Regione per otto aree urbane;
  • 6 milioni finanziati attraverso un mutuo per villaggi e periferie (quello che alla fine è rimasto);
  • 25 milioni programmati per il 2027;
  • altri 12 milioni previsti per il 2028, collegati anche alle opere prioritarie o compensative del Ponte sullo Stretto.

Non era, dunque, un unico stanziamento immediatamente disponibile, né un unico appalto pronto a partire. Erano risorse provenienti da fonti differenti e collocate in momenti procedurali e temporali profondamente diversi.

Il progetto da sei milioni rappresenta soltanto una parte di quel contenitore. La Giunta ne approvò il progetto di fattibilità tecnico-economica il 23 settembre 2025, finanziandolo mediante un mutuo con Cassa depositi e prestiti. Anche allora l’approvazione venne presentata come un passaggio decisivo, ma mancavano ancora progettazione successiva, gara, aggiudicazione e consegna.

La gara per i cinque lotti è stata avviata nel maggio 2026. Ogni lotto dispone di un quadro economico da 1,2 milioni e riguarda porzioni differenti dei villaggi e delle periferie cittadine. Il finanziamento esiste, quindi, e la procedura non è immaginaria. Ciò che deve essere verificato è quanto quella procedura sia realmente avanzata e quando si tradurrà in asfalto.

I 33 milioni annunciati come finanziati

Analoga cautela è necessaria per i 33,2 milioni di fondi regionali.

Il 17 febbraio 2026 il Comune annunciò che tutti e quattro i progetti presentati “erano stati finanziati”. Nel corpo dello stesso comunicato, tuttavia, si precisava che la Regione aveva approvato una graduatoria provvisoria e che gli interventi risultavano ammessi a finanziamento.

Il successivo provvedimento regionale del 3 aprile documentava per Messina, nella quota considerata, due interventi da 8,3 milioni ciascuno: 16,6 milioni complessivi. Non l’intero importo di 33,2 milioni utilizzato nella comunicazione politica.

Anche in questo caso non si può dire che i progetti non esistano. Si deve però distinguere tra candidatura, graduatoria provvisoria, ammissione, decreto definitivo, gara e cantiere. Presentare tutte queste fasi come se coincidessero significa trasformare la programmazione in opera realizzata prima che l’opera abbia avuto inizio.

L’annuncio dopo le elezioni e la precisazione non richiesta

La frase pronunciata da Basile il 16 giugno — «Non era una promessa da campagna elettorale» — merita attenzione proprio perché nessuno aveva ancora chiesto al sindaco di difendersi da quell’accusa.

Il Piano strade era stato presentato nel maggio 2025, ma ha accompagnato l’intera fase politica successiva come “dimostrazione della capacità dell’amministrazione di programmare e ottenere finanziamenti“. Alla vigilia e durante la campagna elettorale, la cifra complessiva ha assunto un indubbio valore propagandistico: decine di milioni, decine di chilometri e una città prossima a liberarsi delle buche.

Il 16 giugno, con le elezioni ormai concluse, il Comune ha annunciato il raggiungimento della fase operativa. Ma la documentazione successivamente emersa dal portale gare mostra che almeno il passaggio dell’aggiudicazione doveva ancora fare i conti con la sospensione e con il ricalcolo della soglia.

Il punto non è stabilire se il sindaco abbia deliberatamente fornito una rappresentazione non corretta. Non vi sono elementi per affermarlo. Il punto è che si registra quantomeno un disallineamento oggettivo tra la certezza della comunicazione politica e la fluidità della procedura amministrativa. Da un alto c’è la “narrazione propagandistica”, dall’altro ci sono i fatti. E ad oggi stanno poco più che a zero.

Le domande alle quali Palazzo Zanca deve rispondere

Per compiere una vera operazione di trasparenza non servono nuovi comunicati celebrativi. Servono documenti.

Il Comune dovrebbe rendere pubblici:

  1. i verbali completi delle sedute di gara per ciascuno dei cinque lotti;
  2. l’esito del ricalcolo della soglia di anomalia;
  3. le determine di aggiudicazione definitiva, con imprese, ribassi e importi;
  4. le verifiche dei requisiti e l’eventuale efficacia delle aggiudicazioni;
  5. le date di stipula e di consegna dei lavori;
  6. l’elenco dettagliato delle strade comprese in ogni lotto;
  7. il cronoprogramma operativo con inizio e fine di ciascun intervento.

Fino a quando questi elementi non saranno disponibili (anche perché non ancora concretizzati), l’espressione “fase operativa” resterà una definizione politica, il solito annuncio, non la fotografia dimostrabile di cantieri effettivamente aperti.

L’operazione verità

Su tutto un fatto è concreto e accertabile: i sei milioni finanziati attraverso il mutuo esistono. La procedura è stata bandita. Le offerte sono state presentate e valutate.

Ma un finanziamento non è un cantiere. Una graduatoria non è un contratto. Un’impresa indicata al termine di una seduta non è necessariamente un’aggiudicataria definitiva. E una dichiarazione alla stampa non equivale alla consegna dei lavori.

In definitiva al 7 luglio 2026, il dato verificabile è questo: il Comune ha avviato una gara articolata in cinque lotti, ma gli avvisi ufficiali danno conto della riapertura delle operazioni per il ricalcolo della soglia di anomalia; non risultano pubblicamente reperibili gli atti conclusivi di aggiudicazione e consegna; non è stato reso noto un calendario che consenta ai cittadini di sapere quando e dove inizieranno le asfaltature.

La “fase operativa” annunciata il 16 giugno, dunque, non è ancora riconoscibile sulle strade né pienamente dimostrata dagli atti pubblicati.

Dopo anni di carreggiate dissestate, rattoppi e annunci milionari, ai messinesi non serve sapere soltanto quanto vale il Piano strade. Serve sapere chi farà i lavori, su quali vie, da quale giorno e quando dovrà terminarli.

Tutto il resto, fino alla comparsa dei cantieri e dei documenti che li autorizzano, rimane programmazione. O propaganda.