Il gip di Palermo mette la parola fine alle accuse di corruzione legate ai finanziamenti per la notte di San Silvestro 2024. Accolte le richieste dei pm: manca la prova dello scambio di favori. La difesa affila le armi sull’eccezione di competenza territoriale.
Il capitolo relativo al finanziamento regionale per il Capodanno 2024 in piazza Duomo a Catania esce definitivamente dall’inchiesta che vede coinvolto il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Il gip di Palermo ha firmato il decreto di archiviazione lo scorso 17 marzo 2026, recependo in toto l’istanza depositata dai pm il 17 novembre 2025.
Il crollo del teorema accusatorio
L’ipotesi di partenza della Procura prefigurava un patto corruttivo: finanziamenti pubblici in cambio di utilità, tra cui una pioggia di biglietti per eventi che l’ex portavoce di Galvagno, Sabrina De Capitani, aveva richiesto all’impresario Nuccio La Ferlita. Tuttavia, il peso delle indagini difensive ha progressivamente smontato l’impianto originario.
I magistrati palermitani hanno messo nero su bianco che sussiste «un quadro indiziario di incertezza sulla sussistenza di un nesso di corrispettività» tra i fondi erogati e le utilità richieste, rendendo di fatto impossibile una «ragionevole previsione di condanna». Una tesi sposata in pieno dal gip, che ha decretato l’archiviazione per il filone che coinvolgeva Galvagno, De Capitani, La Ferlita e Giuseppe Cinquemani.
Nel corso dei mesi erano già state stralciate altre utilità personali contestate in un primo momento. Tra queste, l’acquisto di un abito in una nota boutique palermitana, rivelatosi poi un semplice scherzo totalmente slegato dal giro di fondi destinati alle fondazioni vicine a Marcella Cannariato.
La reazione delle difese: “Trionfa la centralità della prova”
L’archiviazione restituisce respiro agli indagati e viene accolta con netta soddisfazione dai rispettivi pool difensivi.
- La posizione di Cinquemani e Galvagno: L’avvocato Antonia Lo Presti, difensore di Cinquemani e parte del collegio del presidente dell’Ars (insieme a Ninni Reina e Vittorio Manes), sottolinea come le memorie documentali abbiano chiarito l’assoluta estraneità ai fatti. «Siamo soddisfatti che le posizioni di entrambi siano state archiviate con una motivazione che riconosce la validità delle ragioni fornite dalla difesa».
- Il sollievo di La Ferlita: Per l’avvocato Gaetano Rizzo, difensore dell’impresario, la decisione «restituisce dignità e serenità a un imprenditore che da anni opera nel settore degli eventi con professionalità e trasparenza». Pur restando l’amarezza per l’inevitabile impatto mediatico, Rizzo evidenzia la vittoria dei principi cardine della civiltà giuridica: «Presunzione di innocenza, diritto di difesa e centralità della prova».
Cosa resta in piedi: il nodo fondazioni e l’auto blu
Messo in archivio il capitolo catanese, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana dovrà comunque affrontare il processo per i restanti capi d’accusa, per i quali ha scelto la via del giudizio immediato saltando l’udienza preliminare.
Il processo, apertosi il mese scorso, ruota attorno a due assi principali:
- I fondi per gli eventi: La presunta corruzione legata agli stanziamenti dell’Ars e della Federico II per appuntamenti promossi dalla Fondazione Dragotto e dalla Fondazione Bellissario.
- L’uso dell’auto blu: Le contestazioni di peculato, falso e truffa derivanti dall’impiego ritenuto improprio della vettura di servizio.
Il procedimento, tuttavia, si prepara a un probabile stallo. Il prossimo 18 giugno, la difesa dell’esponente meloniano solleverà un’eccezione di competenza territoriale per trasferire il fascicolo da Palermo a Catania. La mossa processuale fa perno proprio sull’accusa di peculato: trattandosi del reato più grave, un’eventuale dichiarazione di incompetenza dei giudici palermitani costringerebbe l’intero processo a migrare, in blocco, nel capoluogo etneo.




