

Ieri sera, in un gremito Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, è andato in scena il confronto sul futuro della rete sanitaria siciliana, tra investimenti mancati, liste d’attesa infinite, stalli nei pronto soccorso e medicina territoriale.
All’incontro hanno preso parte Antonella Russo, candidata sindaca del centrosinistra a Messina, l’on. Roberto Speranza, già ministro della Salute durante i governi Conte e Draghi, il segretario regionale del PD, on. Anthony Barbagallo, il vice presidente Commissione Sanità all’Ars, on. Calogero Leanza, e i rappresentanti degli ordini sanitari del territorio.
Il confronto ha acceso i riflettori sulle criticità della sanità siciliana e sulle prospettive di rilancio del sistema sanitario nella provincia di Messina. Al centro del dibattito il tema della sanità territoriale e della sanità di prossimità, considerate oggi priorità strategiche per alleggerire la pressione sugli ospedali, ridurre le liste d’attesa e garantire servizi più efficienti e accessibili ai cittadini.
“Il Comune non può sostituirsi al sistema sanitario regionale, ma può svolgere un ruolo decisivo nel coordinamento socio-sanitario, nella prevenzione, nell’orientamento dei cittadini, nella lettura dei bisogni del territorio e nella costruzione di servizi di prossimità realmente efficaci. Il sindaco di una città non deve limitarsi solo alla firma di Tso, ma partecipare attivamente anche alle decisioni che riguardano il comparto sanitario e ribellarsi a eventuali tagli di reparti e servizi per i cittadini”, ha sottolineato Antonella Russo.
Particolare attenzione è stata dedicata al nuovo modello previsto dal DM 77 e allo sviluppo delle Case di Comunità, strumenti ritenuti fondamentali per costruire una rete sanitaria più vicina alle persone.
L’on. Roberto Speranza ha ribadito la necessità di riportare al centro il diritto alla salute. “È possibile farlo attraverso investimenti concreti nella sanità pubblica, con particolare riferimento alla condizione dei pronto soccorso, alla carenza di personale sanitario e alle difficoltà operative che interessano numerose strutture ospedaliere della Sicilia. Bisogna avere umiltà e coraggio nel prendere le decisioni per il bene dei cittadini. Non possiamo prescindere da un paradigma: una sanità pubblica dice che tutti dobbiamo prenderci cura di tutti; una sanità privata racconta che se stai male e non puoi permetterti le cure, è un problema tuo. E questa è una visione di società che non ci appartiene”.
Nel corso del confronto è stata inoltre affrontata la questione della rete sanitaria regionale e delle disuguaglianze territoriali che continuano a penalizzare molte aree della Sicilia e della provincia di Messina, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree periferiche.
“In Commissione Sanità all’Ars ci siamo battuti per il rispetto del diritto alla salute da parte dei cittadini. Continueremo a farlo con fermezza come nel caso del Centro di Cardiochirurgia pediatrica di Taormina, che deve restare in provincia di Messina e non essere soggetto a volontà politiche che lo indirizzano oggi a Palermo e domani a Catania. Questo per il rispetto che dobbiamo a chi, legittimamente, deve poter restare in Sicilia a curarsi e non emigrare altrove”, ha sottolineato l’on Calogero Leanza.
“La cura non può diventare un’emergenza permanente come avviene in una regione che continua a essere politicamente travolta da scandali – ha evidenziato l’on. Anthony Barbagallo–. Deve invece trasformarsi in un sistema stabile e organizzato, fondato su presidi nei quartieri, co-programmazione con il Terzo Settore, personale adeguato, fondi utilizzati bene, a proposito dello spreco del centrodestra sui fondi PNRR, servizi accessibili e diritti realmente esigibili per tutti i cittadini”.






