
La Corte d’Appello ribadisce il verdetto di primo grado e conferma le condanne per Clemente Crisci e Carmine Cretella, ex giocatori campani dell’Acr Messina finiti a processo con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una ragazzina all’epoca quattordicenne.
Il quadro accusatorio ha retto anche al secondo grado di giudizio. Per Clemente Crisci i giudici hanno confermato la pena a 6 anni di reclusione.
Condanna a 2 anni, con il beneficio della pena sospesa, per Carmine Cretella, a cui già nel processo di primo grado del 2025 era stata riconosciuta l’ipotesi attenuata del reato.
Entrambi gli imputati sono stati assistiti dall’avvocato Fabio Leone del foro di Benevento.
I fatti risalgono al novembre del 2020, in un’Italia segnata dal lockdown nazionale. La vicenda si consuma a Messina, nello stesso rione in cui risiedevano sia la minorenne che i due calciatori, in quel periodo in forza alla formazione giallorossa. L’inchiesta è partita formalmente in seguito alla denuncia presentata dal padre della vittima, la quale si è poi costituita parte civile nel processo assistita dall’avvocato Domenico Andrè.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, frutto delle indagini condotte dalla Squadra Mobile, la ragazza sarebbe entrata in contatto con uno dei giocatori nel proprio quartiere. Le indagini hanno delineato una dinamica precisa: all’interno della stanza in cui si sono svolti i fatti, Crisci avrebbe costretto la quattordicenne a subire l’abuso sessuale. La vicenda vede coinvolta anche una terza persona, ad oggi rimasta sconosciuta, che secondo l’accusa avrebbe attivamente impedito alla ragazza di uscire dalla stanza, bloccandole ogni via di fuga.





