Spunta un’intercettazione choc: “L’interesse non era reciproco”. La Procura avverte che le indagini non sono concluse. Ma il fratello della vittima continua a difenderlo.

PAVIA – Tre ore e mezza di silenzio. Andrea Sempio, 38 anni e oggi unico indagato per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati di Pavia. Scortato fuori dalla Procura da un’auto a sirene spiegate, ha seguito la linea della prudenza dettata dai suoi legali, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, in attesa di poter visionare un quadro probatorio completo. Il procuratore aggiunto Stefano Civardi, affiancato dai pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, ha infatti scoperto le carte raccolte in un anno e mezzo di nuova indagine, lanciando un avvertimento chiaro: l’inchiesta non è ancora chiusa.
Gli indizi e il movente passionale
Contro Sempio, non più indagato in concorso con Alberto Stasi o ignoti, si addensano sospetti pesanti. L’ipotesi dell’accusa è che abbia ucciso la ventiseienne con almeno dodici colpi a seguito di avance sessuali respinte. A supporto del teorema accusatorio ci sono il Dna maschile compatibile estratto dalle unghie della vittima e la controversa “impronta 33” lasciata dall’assassino sulla scala della villetta, elemento che i consulenti della difesa continuano a respingere con forza. La Procura sembra inoltre pronta a smontare l’alibi di Sempio, legato allo scontrino di un parcheggio a Vigevano, puntando invece per il movente su numerose chat a firma “Andreas”. Conversazioni che rivelerebbero una forte ossessione verso una ragazza, che i legali identificano però in una barista e non in Chiara Poggi.
L’intercettazione: “Ho visto il video di Chiara e Alberto”
Il vero elemento di rottura, rivelato dal Tg1, arriva però da un’intercettazione ambientale. È il 14 aprile 2025. Sempio, da un mese a conoscenza della riapertura delle indagini a suo carico, guida la sua auto e parla da solo. Ignora la presenza di una microspia dei carabinieri di Milano che cattura un monologo in cui smentisce, di fatto, la sua precedente versione (quando dichiarò di aver chiamato per sbaglio casa Poggi parlando con Chiara solo pochi secondi).
Nel monologo rubato dalla cimice, Sempio ricorda un rifiuto netto, arrivando a imitare una voce femminile: “Lei ha detto… ‘non ci voglio parlare con te'”. Poi continua, ridendo nervosamente: “Lei mi ha messo giù… ah ecco che fai la dura… ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, cazzo”. A inquietare maggiormente gli investigatori è il riferimento a un presunto filmato intimo: “Ho visto il video di Chiara e Alberto… e io ce l’ho dentro la penna”.
La difesa inossidabile di Marco Poggi
Nonostante l’aggravarsi del quadro accusatorio, la difesa di Sempio ostenta sicurezza. “Non c’è sostanzialmente nulla di nuovo, è tutto spiegabilissimo. Siamo calmi e lucidi”, dichiarano gli avvocati. E a fare scudo a Sempio resta, come un paradosso in questa infinita vicenda giudiziaria, Marco Poggi, fratello della vittima. Ascoltato per due ore come testimone in Procura, ha ribadito con fermezza la versione di sempre: non ha mai visto video intimi sul pc di casa, a cui l’allora diciannovenne e l’amico avevano libero accesso, e smentisce categoricamente la presunta infatuazione di Sempio per la sorella. Nemmeno l’impronta 33 o le nuove intercettazioni fanno vacillare la sua fiducia: per lui, l’amico Andrea resta del tutto estraneo ai fatti.




